lunedì 4 maggio 2020

Mi manca....

Oggi mi son svegliata con un senso di mancanza estremo. Mi manca mettermi in un angolo e assistere alle magie che fanno i bambini.

Quando tubi di cartone e scatole di latta diventano fortini, percosi impervi, megafoni,... La realtà diventa ciò che volete.

Mi manca vedere la concentrazione che mettete nel travasare con precisione la farina da un contenitore più grosso a uno più piccolo. 

Mi mancano i vostri colori che varcano il foglio per sconfinare sul pavimento, sulle mani, sul mondo.

Mi manca la vostra silenziosa organizzazione : Giulio spegne la luce, Francesca consegna i cuscini, Jacopo è il primo a sdraiarsi e poi... Rilassiamo tutti insieme.

Finiva tutto con un grande abbraccio di gruppo e oggi ve lo mando da lontano, perché mi mancate, bambini! 

giovedì 30 aprile 2020

Primo maggio a distanza

Vorrei augurare buona festa dei lavoratori a chi lavora nell'educazione e in questi mesi si è trovato a lavorare in una dimensione sconosciuta: la distanza.

Siamo abituati ad accogliere, a creare intimità, a abbracciare, a fare del contatto una cura. Eppure ora siamo stati capaci di andare incontro, varcare soglie in punta di piedi, sorridere a uno schermo per raggiungere bambini e famiglie.

Abbiamo cantato, parlato, cercato di superare imbarazzi e emozioni. Ci siamo arrabbiate perché i bambini, che sono il nostro centro naturali, sono stati messi da parte per troppo tempo.

Ci siamo documentate, formate, confrontate per avere basi più solide per un domani, fatto di punti interrogativi. Ci siamo scoraggiate, ma vicendevolmente ci siamo date la mano per risollevarci. 

Ci stiamo provando e scusateci se a volte sembriamo troppo distanti o troppo invadenti: numeri, misure e tecnologie sono un mondo nuovo per noi.

Ci siamo preoccupate di come stanno i bimbi, le famiglie, le colleghe e poi ci siamo preoccupate di noi, vulnerabili come tutti in questo momento.

Ci siamo mandate vocali interminabili in orari impensabili per sostenerci e sfogarci e stare nella distanza. 

Sì, perché abbiamo imparato pian piano a rispettarla, a accettare silenzi, a  dare un senso a relazioni diluite.

Quindi buona festa, lavoratrici instancabili! In questa distanza vi sento vicine. 

mercoledì 29 aprile 2020

Ci siamo anche noi!

Avevo preso questo ritiro forzato in casa come uno stimolo creativo, guardando al bicchiere mezzo pieno come faccio sempre.

Eppure, ad un certo punto, mi sono bloccata.

Avevo deciso di non ascoltare numeri, percentuali e proiezioni su morti e malati: mi rendevano ancora più ansiosa.

Avevo deciso di fidarmi delle decisioni dello stato ma... Come non informarmi sul mondo dell'educazione, sul mio mondo?

Allora ho letto, cercando le fonti. Ascoltato, dando valore alle parole. Ma i bambini non c'erano mai. Non li trovavo. Non li vedevo.

Leggevo proposte accettabili, ma come al solito si sta imboccando la via più facile e io... mi sento bloccata in tutto questo. Invisibile come i bambini.

Eppure quanta passione e competenza è cresciuta in questi mesi! Continuiamo a parlarne, a indignarci e a rifiutare soluzioni di ripiego. Stiamoci vicini e proteggiamo i bambini, che per noi non sono invisibili. Rimangono sempre il nostro centro. 

martedì 17 marzo 2020

La cura dello spazio tra nido e casa

Tenere spazi di vita ordinati e curati non è un vezzo, ma significa prendersi cura di chi quelli spazi li vive.

Questo conta soprattutto per i bambini, che se trovano un ambiente sicuro e accattivante, saranno incentivati alla scoperta in maniera sere

autonoma e tranquilla. 

I compiti dell'adulto sono quelli di vedere gli spazi in una prospettiva sicura, di modificarli in base all'età e all'interesse dei bambini, di creare angoli di gioco adeguati, di riordinare e pulire insieme.

Nelle sezioni e negli ambienti comuni dei nidi, la cura per arredi e proposte di gioco è una parte fondamentale del lavoro educativo. Come si può riportare a casa per offrire al proprio bimbo uno spazio a misura di bambino? 

 La cestina degli strumenti musicali.
Offrire anche libri che riguardino quel tipo di attività può essere uno spunto. 

lunedì 16 marzo 2020

Essere educatori al tempo del coronavirus

Ieri leggevo proprio delle riflessioni in seguito al quesito sulla valenza del l'educatore in questo periodo di crisi.

Cosa possiamo fare? Come possiamo aiutare?

Ormai i social sono strapieni di video in cui gli educatori cantano, raccontano le attività, leggono libri, spiegano cosa succede attraverso immagini... Gli insegnanti fanno video lezioni.

La didattica a distanza. 

Secondo me, l'emergenza di oggi è soprattutto affettiva. Ci si è sentiti strappati via. Obbligati a stare lontani.

Che diciamocelo, chiaramente: per gente come noi, che ha scelto di lavorare con le relazioni, è ancor più faticoso e doloroso.

Una cosa è sicura: sentirci vicini tra noi ci aiuterà ad affrontare quello che sarà il rientro. Accorciamo le distanze facendo rete. Condividiamo emozioni ed esperienze per poter accogliere e sostenere le famiglie, messe alla prova da un momento carico di tensione e paura. 

Educhiamoci. 

domenica 15 marzo 2020

Come spiegare ai bambini cosa sta succedendo

Vi anticipo: una risposta univoca non esiste. Ogni bimbo ha una sua sensibilità, ha una sua modalità di comprensione.

Che sia il periodo di quarantena che stiamo affrontando, che sia spiegare la morte di una persona cara, che sia parlare con i bambini di cose che fanno male anche a noi, la sincerità è fondamentale, come lo è dire cosa proviamo.

Nei social ho visto canzoncine ecartoni animati a tema: scegliete voi. Io a mio figlio di due anni ho detto che è proibito uscire perché c'è una malattia pericolosa e se la prendiamo dobbiamo andare in ospedale.

Ho scelto parole semplice e familiari. Non sono scesa in troppe spiegazioni, che lo avrebbero confuso. Gli ho confessato che mi annoio e mi innervosisco anche io.

Dare un nome ai nostri sentimenti è importante per loro: iniziano a riconoscerli, non si vergogneranno di quello che provano, si sentiranno accolti. Non è sbagliato essere tristi o arrabbiati.

Certo, non carichiamoli di ansie!

Teseo voleva uscire e quando gli ho detto di no, inscenando una tragedia che Mario Merola è un dilettante I'm confronto. Mi sono seduta accanto a lui per terra: era sdraiato e batteva i piedi.

Gli ho detto che Aveva ragione. Anche io mi sarei messa a piangere ma siamo obbligati a stare in casa. Guardiamo il lato positivo: passeremo tanto tempo insieme.

Lui allora ha smesso e mi ha abbracciata forte. 

Ci sono anche le volte in cui perdo la pazienza e urlo come un'aquila dalla disperazione : siamo umani, lo stiamo imparando. 

venerdì 13 marzo 2020

Genitori ai tempi del corona virus

Care mamme e babbi,

Ieri ho pubblicato sul mio profilo personale di Facebook un album con qualche idea per fare esperienze insieme al proprio bambino: si sa... A casa la giornata è lunga, siamo annoiati anche noi adulti e l'esaurimento nervoso aleggia nell'aria per ricordarci la sua costate presenza.

Fino ad oggi mi ero riproposta di non fare consigli. Fateli annoiare, state insieme godetevela. Poi i giorni sono passati, qualcuno mi ha chiesto espressamente aiuto e ho capito.

Ho capito che a volte stare insieme e basta non è immediato. Ci sono le preoccupazioni: per la situazione di oggi, per il futuro, per il lavoro, per i nostri bimbi. Ci facciamo forza, dobbiamo sorridere e fare arcobaleni.

Penso anche che dovremmo darci la possibilità di essere umani. A noi e a loro. 

Non sono nessuno. Sono un disastro. Piango. Urlo. Me la rifaccio con me stessa, con un figlio che non ha mai sonno, con mio marito colpevole di passare da lì in quel momento.

Però vi (e mi) chiedo di mettere da parte il cosa e di concentrarvi sul come. Ogni bimbo ha il suo mondo e le sue preferenze.

Gli proponete qualcosa da fare e dopo 5minuti vuol fare altro? Forse solo baby Michelangelo sarebbe stato a dipingere una mattinata o magari non gli piace o non ha voglia. Capita anche a me. 

Quante volte gli proponiamo di leggere? Se lo abitiamo tutti i giorni, i tempi di concentrazione aumenteranno.

Come gli proponiamo una cosa nuova? L'effetto magia coinvolge loro e noi...

Noi che mentre il bimbo fa, stiamo al cellulare o guardiamo la tv? Ecco, rispettiamoli: diamo noi per prima concentrazione e attenzione. Non pretendiamo, senza essere esempio.

È dura, genitori, ma sfoghiamoci tra noi, abbracciamoci a distanza e se avete bisogno... Qualche videochiamate buffa ce la possiamo concedere. Io ci sono. 

mercoledì 4 marzo 2020

La paura degli adulti

Ormai lo sappiamo tutti: la paura è un sentimento sano, ci fa misurare con il nostro più profondo, serve a avvertirci dei pericoli e a salvarci da situazioni spiacevoli, a definire i nostri limiti e superarli.

Lo sappiamo... Aiutiamo i bambini al nido con filastrocche scacciapaure, giochi al buio, libri sull'argomento ma... A noi grandi chi ci pensa?

Eppure spesso le nostre paure condizionano anche la vita dei più piccoli e questo momento storico ne è di esempio. 

È sano anche per noi avere paura, non siamo supereroi che non si lasciano scalfire da niente ma... Parliamone, razionalizziamo, confrontiamoci.

Non abbiate paura di avere paura! (non ho resistito, scusate!)

Ammettere di avere paura significa riconoscere di avere delle debolezze e questo serve ai nostri bambini per vederci come persone normali e agli altri per capirci un po' di più. E poi è necessario per noi. 

Una volta definito il nostro timore, possiamo giudicare se è irrazionale o no e avere un comportamento conseguente. Solo così la paura fa crescere... Anche noi che siamo sempre un po' bambini. 

domenica 1 marzo 2020

Santa Noia


E quando mi annoio penso. 

È una dichiarazione potente: quando non so che fare, quando vengo assalito dalla noia, inizio a usare il pensiero per fantasticare, immaginare, progettare, riflettere.

È la chiave del vuoto. In un mondo che riempie di impegni, notizie, informazioni, incontri 24 ore su 24, riflettere sulle potenzialità degli spazi liberi è necessario ed educativo.

Non fare niente è un lusso creativo. Non si può fare con imposizioni o troppe offerte. Assicuriamo ai nostri bambini. 

martedì 18 febbraio 2020

La coerenza educativa per crescere insieme

L'agire dell'adulto passa silenzioso. Il bambino osserva, come noi osserviamo lui.

Però gli effetti delle nostre azioni gli rimangono dentro, nella pelle e nel cuore, negli occhi e nella testa, nelle emozioni e nell'affetto. 

Se però un adulto dovrebbe avere degli strumenti che lo aiutano a interpretare le cause e le conseguenze dei comportamenti degli altri, i bimbi li stanno scoprendo: è compito degli educatori star loro vicini nella scoperta di questi alfabeti emotivi. 

Ecco perché è tanto importante creare condivisione e comunità negli intenti pedagogici. 

La ricchezza della diversità è una risorsa per tutti, ma se si agisce in maniera contraddittoria si rischia di creare un ambiente disturbante per i bambini, che non riescono a trovare punti fermi e contenitori emotivi. 

Non è banale fermarsi a ridefinire gli obiettivi comuni, non è banale chiedersi se l'influenza di paure e esperienze personali ci sta limitando, non è banale pensare alla teoria ma calarla nella NOSTRA realtà perché la risposta più giusta sta sempre negli occhi dei bimbi che ci stanno di fronte. 

Solo così possiamo crescere come professionisti, come gruppo di lavoro e... come esseri umani. 

martedì 7 gennaio 2020

Nel 2020 vorrei...

Nel 2020 vorrei...

Scrivere di più, perché ne ho bisogno per ripensare e ripensarmi...
Stare nel momento, tenendo meno in mano il cellulare e godermi quello che sta succedendo intorno a me...
Stringere nuove mani e abbracciare di più... 
Prendermi cura di quello che faccio, di chi amo, del posto in cui vivo...
Fare più girotondi...
Leggere a alta voce fino a che... 
Guardare fuori dalla finestra e vedere davvero...
Cadere e poi rialzarmi senza versare una lacrima... 
Giocare insieme a chi mi ha tirato una spinta... 

Vorrei continuare a imparare da voi, bambini. 

sabato 19 ottobre 2019

Da attività ad esperienze: quando le parole sono importanti

Quando ho iniziato a lavorare nei nidi, nella programmazione era richiesta la descrizione delle attività svolte insieme ai bambini e si cominciava timidamente a parlare di esperienze.

Se si faceva dipingere con materiali naturali, spesso i fogli venivano ritagliati nelle forma dell'ortaggio o frutto utilizzato per colorare. Il tutto veniva appeso per decorare il nido.

Era chiaro che la valenza educativa per un bambino in età di nido si fermava al manipolare e a lasciare una traccia. Forse l'allestimento era fatto per rimandare ai genitori l'idea di bambini operosi, nelle ore passate lontani.

Adesso fortunatamente il passaggio da curare è quello del processo di realizzazione: si creano setting con cura, il bimbo è libero di sperimentare nella dimensione che vuole, la documentazione mira a far comprendere che cosa scopre il bambino. Il prodotto non ha mai avuto una valenza educativa, è solo una testimonianza di quel che è stato fatto... Come una fotografia o un video, che però hanno il pregio di mostrare come il bambino si è approcciato a quello che stava facendo.

Le parole sono importanti: indicano l'intenzionalità educativa. Però, come al solito, non mi sento di condannare vecchi retaggi: l'importante è la sostanza e dunque basta che i bambini facciano esperienza e esplorazione in maniera libera e sicura, divertendosi.

mercoledì 11 settembre 2019

Bambini sicuri: ce ne parla Martino

Ho conosciuto Camillo tramite Facebook. Il nome e la grafica sono accattivanti, ma è soprattutto il suo utilizzo a essere utile per tutta la comunità: permette di creare una rete tra famiglie e nidi affinché nessun bambino sia più dimenticato in macchina.

Ho avuto la fortuna di conoscere, ancora solo virtualmente il suo ideatore, Martino Chiti, istrittutore di soccorso e prevenzione. Ci ha raccontato qualche dettaglio utile sulla sua app e sulla sicurezza dei bambini.

Innanzitutto come è nata l'idea della app... 
Camillo nasce dall’esigenza di prevenire l’abbandono involontario in auto, tragedia che purtroppo ci ha colpito duramente negli ultimi anni. In Toscana è uscita la legge che dal 1 Gennaio obbliga i nidi a contattare i genitori degli assenti ingiustificati, ma risolve il problema accollando alle educatrici, la responsabilità di un bambino che ancora non vede. Sono un Formatore di Primo Pediatrico e organizzando una lezione informativa sulla Prevenzione dell’Abbandono in auto, ho avuto l’idea di automatizzare un sistema per proteggere i bambini senza dare la responsabilità a nessuno e senza creare ulteriore lavoro al personale degli asili.

Come mai hai scelto il nome di Camillo? 
Abbiamo scelto il nome Camillo perché ha una pronuncia “rotonda” e simpatica se detto da un bambino. Molti dei nostri nidi ci salutano la mattina con audio whatsapp “Ciao Camillo!”, è una cosa fantastica. Inoltre Camillo è un nome che rimane praticamente invariato in molti stati al mondo.

Pensi che esistano altre misure preventive per evitare la sindrome? 
Assolutamente si. Ci sono diverse misure preventive e sistemi da usare. Ai genitori abbiamo dato la possibilità di utilizzare Camillino (per info camillino@camillo.online), che è la versione di Camillo senza che l’asilo ne sia dotato. Ci sono altri dispositivi antiabbandono sul mercato e siamo in attesa della legge nazionale, per l’utilizzo obbligatorio per il trasporto di bambini di età inferiore a 4 anni. Inoltre ai genitori consigliamo sempre di mettere borsa, cellulare, chiavi e tutto ciò che serve durante la mattinata, accanto al seggiolino del bambino, non perché questi oggetti non li dimenticheranno, ma perché sarebbero costretti a tornare a prenderli se non li avessero con loro: è quello che viene definito “elemento di rottura”.

Che ruolo hanno nidi e educatrici in questi processi? 
Nidi traggono un beneficio da Camillo che funziona anche da gestionale. Lo abbiamo sviluppato insieme a delle educatrici proprio per rispondere alle esigenze quotidiane del lavoro. Inoltre gli alert di Camillo arrivano ai genitori in modo completamente automatico, senza che l’educatrice faccia nulla: è questa una delle peculiarità più importanti di Camillo. Da non tralasciare anche il fatto che ad ogni asilo/nido che inizia ad utilizzare Camillo noi regaliamo una lezione di Prevenzione e Incidenti Pediatrici e Manovre di Disostruzione, perché ci preoccupiamo della protezione dei bambini a 360°.

Cosa ti aspetti per il futuro? 
La prima cosa che ci aspettiamo è azzerare questo tipo di tragedie. Difficile ma non impossibile e lavoreremo fino a che non avverrà. Ci aspettiamo anche di portare una cultura maggiore di primo soccorso e prevenzione. Lavoro molti difficile anche questo ma non ci tiriamo indietro. Ci sono molte collaborazioni che stanno nascendo con persone o associazioni che riconoscono la bontà di Camillo. Per far si che queste tragedie non succedano più, è fondamentale che ci sia la consapevolezza che possa succedere a tutti e che più persone possibile conoscano questa patologia.

Per ogni informazione aggiuntiva, guatdate:

Nella bambagia non si educa

A quante di voi è successo di vedere un bambino farsi male e pur essendo presenti nella situazione, non riuscire a far niente per impedirlo?
Ecco, sul lavoro mi è capitato e so la procedura da portare avanti, so che son cose inevitabile, so che pedagogicamente se si tolgono tutti i rischi non si educa.
Mi è capitato a casa con Teseo e tutta la teoria è andata a farsi benedire. Sensi di colpa che piovevano a manetta... "Cosa stavi facendo mentre è successo?"... Mi entra dentro, nella carne, perché vorrei evitargli il dolore, lo prenderei io al suo posto... Sono la sua mamma.
Dopo l'ennesimo pianto, mi sono aggrappata all'esperienza al nido. Ho assistito a crisi epilettiche, spasmi emozionali, rotture di ossa con cadute pressoché banali, morsi brutti brutti.
Quando si comunica a un genitore una notizia simile, la cosa più importante è essere sinceri e onesti. In più di un'occasione ero proprio lì, a due passi dal bambino e non ho potuto niente. È successo.
A volte i genitori hanno capito, in poche occasioni si sono arrabbiati, altre volte son stati loro a consolare me. Che cosa non mi ha mai fatto modificare il mio comportamento?
Nel senso... Quel bimbo è caduto in giardino: in giardino non si va più. Tizio morde: teniamolo in braccio il più possibile. Ho sentito spesso fare questi discorsi e sono stata tentata dal farli anche io.
Ma non voglio educare alla paura. Una volta preso atto che l'ambiente in cui siamo è potenzialmente sicuro e che i bisogni dei bimbi vengono ascoltati, cerco di stare tranquilla e di creare un ambiente carico di fiducia.
Nella bambagia non si cresce. Il rischio insegna a trovare una soluzione, offre competenze per affrontare il pericolo vero, ci prepara alla vita.
E non si vive senza soffrire.
Vabbè... Entro nel leopardiano e per quanto non vorrei MAI più vedere Teseo in un letto di ospedale, credo che questa situazione ci abbia fatto crescere tutti e che il suo eterno sorriso sia sempre una salvezza.

mercoledì 3 luglio 2019

Una mamma educatrice

Prima o poi ricomincerò a scrivere, mi dico. Ho tanto da dire: quante scoperte ogni giorno, quante riflessioni da condividere!

Poi le giornate passano e nemmeno me ne accorgo.

Che cosa faccio in queste ore? Niente di che... Quello che facciamo tutte: sistemo un po' la casa, faccio qualche lavatrice, porto fuori il cane, cresco Teseo, che però porto da mia mamma per andare a lavorare.

Ho la fortuna di fare un lavoro che amo. Devo ammettere che rientrare dalla maternità in un posto nuovo mi spaventava, ma ho incontrato colleghe che sono state un toccasana per la mia professionalità, anche in un anno difficile come è stato il nostro.

Il nostro asilo ha dovuto chiudere in seguito ad un incendio e siamo stati itineranti e... Lo saremo il prossimo anno.

Ero in una sezione di piccoli...la stessa fascia di età di Teseo e ogni tanto... Mi sembra di non staccare mai...soprattutto quando lui dorme poco. Avevo sottovalutato la fatica fisica.

Quando ho un pochino di tempo libero, leggo un po', mi faccio una doccia senza fretta o mi godo una chiacchierata con mio marito.

Faccio una vita semplice ma intensa e la sera crollo, prosciugata di energie. E scrivere ne richiede tante. A volte mi demoralizzo perché non riesco a fare tutto quello che vorrei, ma ho scelto tutto e lo rifarei mille volte.

Spero di ricominciare a farlo presto con regolarità.

venerdì 14 dicembre 2018

Cronache di un babbo in via di educazione: la triste consapevolezza

Nel  esatto in cui ho realizzato di diventare papà ho iniziato a stilare una lista mentale delle cose che avevo da fare.
Mi arrivavano in mente tipo titolo di coda, la fine di un film con tanto personale che ci lavora. Ma tanto. Una lista infinita. Dal ridipingere la camerina ad ultimare tutti i lavori di categoria “lo faccio dopo”.

In un attimo ho visto la casa con gli occhi di un genitore apprensivo. Ogni angolo celava pericoli ed imprevisti. Spigoli assassini, prese mortali e sporgenze mutilanti.
Ma soprattutto, è uno dei pochi modi che ha un babbo per sentirsi utile nei primi mesi di gravidanza. Perché dopo pochi giorni dal test, la mamma arriva a casa con un pacco di analisi da fare, integratori da prendere, diete da rispettare e comportamenti da evitare.

A te nemmeno un bischero che chieda come stai. Qualche timido “congratulazioni”, sussurrato, prima di rivolgere le attenzioni alla mamma.

Per carità, va benissimo così. Solo che, mentre la mamma sa cosa fare in ogni momento della giornata, tu invece devi improvvisare. La fortuna che ha un babbo è che immediatamente non sei più al centro dell’attenzione. Hai 9 mesi di tempo per capire che è arrivato qualcuno che ti ruberà tutte le coccole e le attenzioni. Ma hai tempo per abituarti. 

Pensa alle mamme, poverette, che fino al giorno prima si beccano coccole e vizi e dopo magari un parto faticoso si vedono rubare la scena da un coso brutto e piccino!

giovedì 22 novembre 2018

Educhiamo con i libri: parliamo in piripu

Avete mai letto ai vostri bambini in un'altra lingua? Beh, se vi capita e se sono piccoli, vedrete che poco cambia: sono le immagini e il suono della vostra voce a comunicare con loro.

Se invece vi capiterà in mano un albo illustrato con ometti arancioni, elefanti, forteste intricate, firmato da Emanuela Bussolati (edizioni Carthusia), ecco che tutto sarà diverso.

Le avventure di Piripu Bibi incantano i bambini: dai più piccoli ai più grandi. Eppure le vicende narrate sembrano abbastanza banali: in Badabum, ad esempio, si racconta di un temporale.

Ma cosa rende speciale questa lingua strampalata e onomatopeica?

All'inizio del libro c'è una piccola spiegazione per gli adulti. Un libro è un oggetto e per il bambino rimane tale se un adulto non legge con trasporto. Il piripu serve per fare vocine e facce buffe, per instaurare un rapporto di complicità con il lettore e soprattutto per connettersi alla nostra parte bambina.

La storia non sarà mai la stessa: la mia interpretazione non sarà come la tua. E lo stesso libro diventa mille altri libri.

A volte, quando Teseo è triste, inizio a raccontare "Tararí tararera..." e lui si blocca per ascoltare.

Avete mai parlato in gibberish? Tutti dovremmo farlo ogni tanto, ma questa è un'altra storia...

martedì 20 novembre 2018

Cronache di un babbo in via d'educazione: l'Inizio

Se dovessi descrivere il momento in cui sono diventato padre, non parlerei della sala parto o del primo vagito di mio figlio.

Partirebbe tutto da una mattina presto, di un giorno qualunque, che non ricordo nemmeno. Avete presente il dormiveglia appena prima il suono della sveglia, quando con la coda dell’occhio vedete che mancano ancora 5 meritatissimi minuti?

È il momento in cui cominciate a rimettere a posto i pensieri, a riprendere le fila degli impegni. La consuetudine di quella mattina fu squarciata da mia moglie che entrò in camera brandendo uno stick bianco e con la faccia di quando mi fa le sorprese.

-Tieni!- Esclama.
E mi passa lo stick.

Io, cercando di spalancare al massimo gli occhi cisposi, prendo il test e vedo due linee.
In questo momento tutti si aspetteranno una reazione romantica. Baci abbracci lacrime.

Invece, almeno per me, è come se fosse apparso un gigantesco display con un conto alla rovescia, dove lo 0 corrisponde alla data del parto.
L’unica cosa che sono riuscito a dire è stata:
-Non è vero.-

Anche perché un pochino pensavo che fosse uno scherzo, dato che io sarei capace di scherzi da prete simili.

Chiarito il fatto che mia moglie è una persona seria, sono andato a lavoro.
Col display ancora davanti.
8 mesi, 29 giorni e 20 ore. O giù di lì.

Perché anche se non è un conto preciso comprendevo che mi rimaneva solo quel tempo per fare il ragazzo. L’ultimo periodo della mia vita relativamente senza responsabilità, di svago.

Non potevo sbagliarmi in modo peggiore...

Di Gabriele Mercurii Pinciotti

domenica 18 novembre 2018

Giochiamo con l'olfatto

Obbedisco ai risultati del sondaggio: mi avete chiesto di parlare di attività creative ed eccoci qua. In passato ho già parlato di percorsi sensoriali, attività grafico pittoriche, gioco simbolico, cestino dei tesori, travasi, manipolazione...
Trovare qualcosa di nuovo ed interessante non era facile. Allora mi è venuto in mente che con l'olfatto non lavoro mai al nido. Do per scontato che lo si alleni attraverso tutto ciò che è correlato al cibo.
Senza saperlo, ho fatto un'associazione alla Montessori, che infatti affermava che olfatto e gusto vanno a braccetto e si influenzano a vicenda.
La grande studiosa proponeva attività in cui il bambino, bendato o comunque ad occhi chiusi, deve associare sacchetti di cotone profumati. Questi vengono preparati dall'adulto: un odore per coppia e poi mischiati.
Il bimbo deve annusare, riconoscere e accoppiare. Altre varianti prevedono pannelli con velcro, oggetti con dischetti di cotone imbevuti di essenze..
Devo ammettere che con i più piccoli, a mio avviso, la sola fase della sperimentazione è già divertente. Il mettere insieme due sensazioni uguali è un passo successivo, ma non fondamentale in questa fascia di età.
Ancora una volta bottigliette o barattolini di omogeneizzati bucherellati possono assolvere alla solita funzione in maniera divertente. Possiamo riempirli con erbe aromatiche, saponette, scorze di arancia, stecche di cannella. Le opzioni sono tante e si può giocare anche con profumi e odori pungenti.
Ormai sono decisa a provare a allestire un'attività del genere appena potrò. Voi le avete già messe in atto? Che riscontro avete avuto nei bambini? Lasciate un commento, se avete voglia.
Spero di aver toccato un argomento interessante!

lunedì 12 novembre 2018

Cronache di un babbo in via d'educazione: mi presento...

Una sabato a pranzo, mio marito ed io avevamo l'ennesimo confronto sull'educazione di nostro figlio di 7 mesi. Non ricordo quale fosse l'argomento, ma ricordo bene che io cominciai a infervorarmi (strano, eh?! ;)) a causa di una frase di un nostro amico sulla questione papà.

"Le mamme hanno degli spazi nei quali potersi confrontare, ma ai neopadri, catapultati in un mondo altrettanto nuovo per loro, chi ci pensa?
Dovrebbero essere loro a mantenere i nervi saldi nei primi mesi di vita del bambino".

Ed ecco che mio marito tira fuori l'idea: "Potrei sceivere per Educhiamo, per spiegare a mamme, babbi ed esperti del settori quali sono state le sensazioni e i sentimenti, le difficoltà incontrate in questi mesi".

Ho accettato volentieri! Raccontarsi è sempre una risorsa per se stessi e per chi riesce ad ascoltare. A voi la lettura del primo post!

Salve a tutti,
Mi presento:

Gabriele, 36 anni ancora per poco, perito elettronico.
Persona razionale e logica, poco paziente, molto pratica e concreta.

La cosa buffa, ed il motivo per cui sto scrivendo, è che mi sono innamorato di una donna che è l’esatto mio opposto: sognatrice, pazientissima, lenta.

Anche le nostre professioni sono l’opposto: io faccio manutenzioni su macchinari per il trattamento denaro. Uno dei miei compiti è quello di uniformare tutti i macchinari, sincronizzarli, “piallando” tutti ciò che si discosta dallo standard.

Mia moglie, educatrice, invece ha il compito di rendere unico ogni bambino, coltivando le loro diversità. Opposti.

Ed è filato tutto liscio, ognuno pensava al suo e non metteva bocca nel lavoro dell’altro.

Fino al 21 marzo di quest’anno... quel giorno è successa una cosa agognata e temuta dalla maggior parte degli uomini: sono diventato babbo. E di colpo, tutto ciò che riguardava i metodi educativi, le strategie, i dubbi, le domande, le prove, hanno iniziato a far parte della mia vita.

Ma com’è essere il marito di un’educatrice, completamente a digiuno di pedagogia?
Lo scoprirete nel prossimo post!

G. Mercurii Pinciotti