lunedì 4 maggio 2020
Mi manca....
giovedì 30 aprile 2020
Primo maggio a distanza
mercoledì 29 aprile 2020
Ci siamo anche noi!
martedì 17 marzo 2020
La cura dello spazio tra nido e casa
lunedì 16 marzo 2020
Essere educatori al tempo del coronavirus
domenica 15 marzo 2020
Come spiegare ai bambini cosa sta succedendo
venerdì 13 marzo 2020
Genitori ai tempi del corona virus
mercoledì 4 marzo 2020
La paura degli adulti
domenica 1 marzo 2020
Santa Noia
martedì 18 febbraio 2020
La coerenza educativa per crescere insieme
martedì 7 gennaio 2020
Nel 2020 vorrei...
sabato 19 ottobre 2019
Da attività ad esperienze: quando le parole sono importanti
Se si faceva dipingere con materiali naturali, spesso i fogli venivano ritagliati nelle forma dell'ortaggio o frutto utilizzato per colorare. Il tutto veniva appeso per decorare il nido.
Era chiaro che la valenza educativa per un bambino in età di nido si fermava al manipolare e a lasciare una traccia. Forse l'allestimento era fatto per rimandare ai genitori l'idea di bambini operosi, nelle ore passate lontani.
Adesso fortunatamente il passaggio da curare è quello del processo di realizzazione: si creano setting con cura, il bimbo è libero di sperimentare nella dimensione che vuole, la documentazione mira a far comprendere che cosa scopre il bambino. Il prodotto non ha mai avuto una valenza educativa, è solo una testimonianza di quel che è stato fatto... Come una fotografia o un video, che però hanno il pregio di mostrare come il bambino si è approcciato a quello che stava facendo.
Le parole sono importanti: indicano l'intenzionalità educativa. Però, come al solito, non mi sento di condannare vecchi retaggi: l'importante è la sostanza e dunque basta che i bambini facciano esperienza e esplorazione in maniera libera e sicura, divertendosi.
mercoledì 11 settembre 2019
Bambini sicuri: ce ne parla Martino
Pensi che esistano altre misure preventive per evitare la sindrome?
Che ruolo hanno nidi e educatrici in questi processi?
Cosa ti aspetti per il futuro?
Per ogni informazione aggiuntiva, guatdate:
Nella bambagia non si educa
mercoledì 3 luglio 2019
Una mamma educatrice
Prima o poi ricomincerò a scrivere, mi dico. Ho tanto da dire: quante scoperte ogni giorno, quante riflessioni da condividere!
Poi le giornate passano e nemmeno me ne accorgo.
Che cosa faccio in queste ore? Niente di che... Quello che facciamo tutte: sistemo un po' la casa, faccio qualche lavatrice, porto fuori il cane, cresco Teseo, che però porto da mia mamma per andare a lavorare.
Ho la fortuna di fare un lavoro che amo. Devo ammettere che rientrare dalla maternità in un posto nuovo mi spaventava, ma ho incontrato colleghe che sono state un toccasana per la mia professionalità, anche in un anno difficile come è stato il nostro.
Il nostro asilo ha dovuto chiudere in seguito ad un incendio e siamo stati itineranti e... Lo saremo il prossimo anno.
Ero in una sezione di piccoli...la stessa fascia di età di Teseo e ogni tanto... Mi sembra di non staccare mai...soprattutto quando lui dorme poco. Avevo sottovalutato la fatica fisica.
Quando ho un pochino di tempo libero, leggo un po', mi faccio una doccia senza fretta o mi godo una chiacchierata con mio marito.
Faccio una vita semplice ma intensa e la sera crollo, prosciugata di energie. E scrivere ne richiede tante. A volte mi demoralizzo perché non riesco a fare tutto quello che vorrei, ma ho scelto tutto e lo rifarei mille volte.
Spero di ricominciare a farlo presto con regolarità.
venerdì 14 dicembre 2018
Cronache di un babbo in via di educazione: la triste consapevolezza
Mi arrivavano in mente tipo titolo di coda, la fine di un film con tanto personale che ci lavora. Ma tanto. Una lista infinita. Dal ridipingere la camerina ad ultimare tutti i lavori di categoria “lo faccio dopo”.
In un attimo ho visto la casa con gli occhi di un genitore apprensivo. Ogni angolo celava pericoli ed imprevisti. Spigoli assassini, prese mortali e sporgenze mutilanti.
Ma soprattutto, è uno dei pochi modi che ha un babbo per sentirsi utile nei primi mesi di gravidanza. Perché dopo pochi giorni dal test, la mamma arriva a casa con un pacco di analisi da fare, integratori da prendere, diete da rispettare e comportamenti da evitare.
A te nemmeno un bischero che chieda come stai. Qualche timido “congratulazioni”, sussurrato, prima di rivolgere le attenzioni alla mamma.
Per carità, va benissimo così. Solo che, mentre la mamma sa cosa fare in ogni momento della giornata, tu invece devi improvvisare. La fortuna che ha un babbo è che immediatamente non sei più al centro dell’attenzione. Hai 9 mesi di tempo per capire che è arrivato qualcuno che ti ruberà tutte le coccole e le attenzioni. Ma hai tempo per abituarti.
Pensa alle mamme, poverette, che fino al giorno prima si beccano coccole e vizi e dopo magari un parto faticoso si vedono rubare la scena da un coso brutto e piccino!
giovedì 22 novembre 2018
Educhiamo con i libri: parliamo in piripu
Avete mai letto ai vostri bambini in un'altra lingua? Beh, se vi capita e se sono piccoli, vedrete che poco cambia: sono le immagini e il suono della vostra voce a comunicare con loro.
Se invece vi capiterà in mano un albo illustrato con ometti arancioni, elefanti, forteste intricate, firmato da Emanuela Bussolati (edizioni Carthusia), ecco che tutto sarà diverso.
Le avventure di Piripu Bibi incantano i bambini: dai più piccoli ai più grandi. Eppure le vicende narrate sembrano abbastanza banali: in Badabum, ad esempio, si racconta di un temporale.
Ma cosa rende speciale questa lingua strampalata e onomatopeica?
All'inizio del libro c'è una piccola spiegazione per gli adulti. Un libro è un oggetto e per il bambino rimane tale se un adulto non legge con trasporto. Il piripu serve per fare vocine e facce buffe, per instaurare un rapporto di complicità con il lettore e soprattutto per connettersi alla nostra parte bambina.
La storia non sarà mai la stessa: la mia interpretazione non sarà come la tua. E lo stesso libro diventa mille altri libri.
A volte, quando Teseo è triste, inizio a raccontare "Tararí tararera..." e lui si blocca per ascoltare.
Avete mai parlato in gibberish? Tutti dovremmo farlo ogni tanto, ma questa è un'altra storia...
martedì 20 novembre 2018
Cronache di un babbo in via d'educazione: l'Inizio
Se dovessi descrivere il momento in cui sono diventato padre, non parlerei della sala parto o del primo vagito di mio figlio.
Partirebbe tutto da una mattina presto, di un giorno qualunque, che non ricordo nemmeno. Avete presente il dormiveglia appena prima il suono della sveglia, quando con la coda dell’occhio vedete che mancano ancora 5 meritatissimi minuti?
È il momento in cui cominciate a rimettere a posto i pensieri, a riprendere le fila degli impegni. La consuetudine di quella mattina fu squarciata da mia moglie che entrò in camera brandendo uno stick bianco e con la faccia di quando mi fa le sorprese.
-Tieni!- Esclama.
E mi passa lo stick.
Io, cercando di spalancare al massimo gli occhi cisposi, prendo il test e vedo due linee.
In questo momento tutti si aspetteranno una reazione romantica. Baci abbracci lacrime.
Invece, almeno per me, è come se fosse apparso un gigantesco display con un conto alla rovescia, dove lo 0 corrisponde alla data del parto.
L’unica cosa che sono riuscito a dire è stata:
-Non è vero.-
Anche perché un pochino pensavo che fosse uno scherzo, dato che io sarei capace di scherzi da prete simili.
Chiarito il fatto che mia moglie è una persona seria, sono andato a lavoro.
Col display ancora davanti.
8 mesi, 29 giorni e 20 ore. O giù di lì.
Perché anche se non è un conto preciso comprendevo che mi rimaneva solo quel tempo per fare il ragazzo. L’ultimo periodo della mia vita relativamente senza responsabilità, di svago.
Non potevo sbagliarmi in modo peggiore...
Di Gabriele Mercurii Pinciotti
domenica 18 novembre 2018
Giochiamo con l'olfatto
Spero di aver toccato un argomento interessante!
lunedì 12 novembre 2018
Cronache di un babbo in via d'educazione: mi presento...
Una sabato a pranzo, mio marito ed io avevamo l'ennesimo confronto sull'educazione di nostro figlio di 7 mesi. Non ricordo quale fosse l'argomento, ma ricordo bene che io cominciai a infervorarmi (strano, eh?! ;)) a causa di una frase di un nostro amico sulla questione papà.
"Le mamme hanno degli spazi nei quali potersi confrontare, ma ai neopadri, catapultati in un mondo altrettanto nuovo per loro, chi ci pensa?
Dovrebbero essere loro a mantenere i nervi saldi nei primi mesi di vita del bambino".
Ed ecco che mio marito tira fuori l'idea: "Potrei sceivere per Educhiamo, per spiegare a mamme, babbi ed esperti del settori quali sono state le sensazioni e i sentimenti, le difficoltà incontrate in questi mesi".
Ho accettato volentieri! Raccontarsi è sempre una risorsa per se stessi e per chi riesce ad ascoltare. A voi la lettura del primo post!
Salve a tutti,
Mi presento:
Gabriele, 36 anni ancora per poco, perito elettronico.
Persona razionale e logica, poco paziente, molto pratica e concreta.
La cosa buffa, ed il motivo per cui sto scrivendo, è che mi sono innamorato di una donna che è l’esatto mio opposto: sognatrice, pazientissima, lenta.
Anche le nostre professioni sono l’opposto: io faccio manutenzioni su macchinari per il trattamento denaro. Uno dei miei compiti è quello di uniformare tutti i macchinari, sincronizzarli, “piallando” tutti ciò che si discosta dallo standard.
Mia moglie, educatrice, invece ha il compito di rendere unico ogni bambino, coltivando le loro diversità. Opposti.
Ed è filato tutto liscio, ognuno pensava al suo e non metteva bocca nel lavoro dell’altro.
Fino al 21 marzo di quest’anno... quel giorno è successa una cosa agognata e temuta dalla maggior parte degli uomini: sono diventato babbo. E di colpo, tutto ciò che riguardava i metodi educativi, le strategie, i dubbi, le domande, le prove, hanno iniziato a far parte della mia vita.
Ma com’è essere il marito di un’educatrice, completamente a digiuno di pedagogia?
Lo scoprirete nel prossimo post!
G. Mercurii Pinciotti