mercoledì 11 settembre 2019

Nella bambagia non si educa

A quante di voi è successo di vedere un bambino farsi male e pur essendo presenti nella situazione, non riuscire a far niente per impedirlo?
Ecco, sul lavoro mi è capitato e so la procedura da portare avanti, so che son cose inevitabile, so che pedagogicamente se si tolgono tutti i rischi non si educa.
Mi è capitato a casa con Teseo e tutta la teoria è andata a farsi benedire. Sensi di colpa che piovevano a manetta... "Cosa stavi facendo mentre è successo?"... Mi entra dentro, nella carne, perché vorrei evitargli il dolore, lo prenderei io al suo posto... Sono la sua mamma.
Dopo l'ennesimo pianto, mi sono aggrappata all'esperienza al nido. Ho assistito a crisi epilettiche, spasmi emozionali, rotture di ossa con cadute pressoché banali, morsi brutti brutti.
Quando si comunica a un genitore una notizia simile, la cosa più importante è essere sinceri e onesti. In più di un'occasione ero proprio lì, a due passi dal bambino e non ho potuto niente. È successo.
A volte i genitori hanno capito, in poche occasioni si sono arrabbiati, altre volte son stati loro a consolare me. Che cosa non mi ha mai fatto modificare il mio comportamento?
Nel senso... Quel bimbo è caduto in giardino: in giardino non si va più. Tizio morde: teniamolo in braccio il più possibile. Ho sentito spesso fare questi discorsi e sono stata tentata dal farli anche io.
Ma non voglio educare alla paura. Una volta preso atto che l'ambiente in cui siamo è potenzialmente sicuro e che i bisogni dei bimbi vengono ascoltati, cerco di stare tranquilla e di creare un ambiente carico di fiducia.
Nella bambagia non si cresce. Il rischio insegna a trovare una soluzione, offre competenze per affrontare il pericolo vero, ci prepara alla vita.
E non si vive senza soffrire.
Vabbè... Entro nel leopardiano e per quanto non vorrei MAI più vedere Teseo in un letto di ospedale, credo che questa situazione ci abbia fatto crescere tutti e che il suo eterno sorriso sia sempre una salvezza.

mercoledì 3 luglio 2019

Una mamma educatrice

Prima o poi ricomincerò a scrivere, mi dico. Ho tanto da dire: quante scoperte ogni giorno, quante riflessioni da condividere!

Poi le giornate passano e nemmeno me ne accorgo.

Che cosa faccio in queste ore? Niente di che... Quello che facciamo tutte: sistemo un po' la casa, faccio qualche lavatrice, porto fuori il cane, cresco Teseo, che però porto da mia mamma per andare a lavorare.

Ho la fortuna di fare un lavoro che amo. Devo ammettere che rientrare dalla maternità in un posto nuovo mi spaventava, ma ho incontrato colleghe che sono state un toccasana per la mia professionalità, anche in un anno difficile come è stato il nostro.

Il nostro asilo ha dovuto chiudere in seguito ad un incendio e siamo stati itineranti e... Lo saremo il prossimo anno.

Ero in una sezione di piccoli...la stessa fascia di età di Teseo e ogni tanto... Mi sembra di non staccare mai...soprattutto quando lui dorme poco. Avevo sottovalutato la fatica fisica.

Quando ho un pochino di tempo libero, leggo un po', mi faccio una doccia senza fretta o mi godo una chiacchierata con mio marito.

Faccio una vita semplice ma intensa e la sera crollo, prosciugata di energie. E scrivere ne richiede tante. A volte mi demoralizzo perché non riesco a fare tutto quello che vorrei, ma ho scelto tutto e lo rifarei mille volte.

Spero di ricominciare a farlo presto con regolarità.

venerdì 14 dicembre 2018

Cronache di un babbo in via di educazione: la triste consapevolezza

Nel  esatto in cui ho realizzato di diventare papà ho iniziato a stilare una lista mentale delle cose che avevo da fare.
Mi arrivavano in mente tipo titolo di coda, la fine di un film con tanto personale che ci lavora. Ma tanto. Una lista infinita. Dal ridipingere la camerina ad ultimare tutti i lavori di categoria “lo faccio dopo”.

In un attimo ho visto la casa con gli occhi di un genitore apprensivo. Ogni angolo celava pericoli ed imprevisti. Spigoli assassini, prese mortali e sporgenze mutilanti.
Ma soprattutto, è uno dei pochi modi che ha un babbo per sentirsi utile nei primi mesi di gravidanza. Perché dopo pochi giorni dal test, la mamma arriva a casa con un pacco di analisi da fare, integratori da prendere, diete da rispettare e comportamenti da evitare.

A te nemmeno un bischero che chieda come stai. Qualche timido “congratulazioni”, sussurrato, prima di rivolgere le attenzioni alla mamma.

Per carità, va benissimo così. Solo che, mentre la mamma sa cosa fare in ogni momento della giornata, tu invece devi improvvisare. La fortuna che ha un babbo è che immediatamente non sei più al centro dell’attenzione. Hai 9 mesi di tempo per capire che è arrivato qualcuno che ti ruberà tutte le coccole e le attenzioni. Ma hai tempo per abituarti. 

Pensa alle mamme, poverette, che fino al giorno prima si beccano coccole e vizi e dopo magari un parto faticoso si vedono rubare la scena da un coso brutto e piccino!