giovedì 18 dicembre 2014

Benvenuta Alessandra, una psicologa per Educhiamo!

Ci siamo....e adesso da dove partire?! Mi ritrovo qui a scrivere della mia vita per presentarmi a voi fedeli blogger di Educhiamo!...forse meglio se comincio dai miei dati anagrafici giusto per rompere un po' il ghiaccio...

Nome: Alessandra
Eta': 30 tondi tondi
Professione: Psicologa Clinica /Operatrice sociale
Luogo di Nascita: Prato
Ora che ci siamo stretti la mano, inizio dicendovi che per me è un vero piacere poter collaborare con voi ed insieme a voi e ringrazio Valentina Ferri per questa opportunità, tanto inaspettata ma anche tanto gradita!

Sono una Psicologa e lavoro preferibilmente con coppie e famiglie; attualmente sto facendo la scuola di specializzazione in Psicoterapia Relazionale e Familiare e cosa mi porta ad Educhiamo!? Bè, perchè il nesso tra modelli educativi e benessere psico-fisico dell'adulto sono molto più legati e influenzabili l'un l'altro di quanto si possa immaginare! 

Oltre a ciò ho anche lavorato come educatrice d'infanzia in alcuni asili nido per un po' di anni, preferibilmente come educatrice jolly, tipo per sostituzioni, ferie, malattie e anche se in modo saltuario, ho potuto imparare alla fine una professione delicata e importante  come quella di educatore! Proprio il fatto di aver lavorato per diverse cooperative sociali e di aver fatto esperienza in asili diversi mi ha permesso di vedere realtà differenti tra loro, sia come approccio sia come gestione della modalità educativa e anche come ci si relaziona con i genitori/ parenti/ nonni dei bambini.


Quante persone, mondi, idee ci sono dietro a un bambino!!!! tante!!!Quando ti relazioni con un bambino, così come io faccio abitualmente con i miei pazienti ci si deve ricordare che c'è un mondo attorno a loro, fatto di abitudini, gesti, ritualità, presenza costante, fedeltà, parole date, compromessi, emozioni nuove, etc...

Sono tantissimi gli aspetti psicologici presenti nella realtà del nido; ad esempio quelli che riguardano la vita quotidiana di un bambino all'asilo nido, come il momento dell'inserimento, del pasto, del gioco, del rientro a casa; quelli che emergono quando il bambino sta con i suoi pari; quando intraprende delle attività che lo stimolano, ed infine anche quelli che prova a casa  con i genitori, mentre racconta cosa ha fatto all'asilo nido.

Mi piacerebbe se Psicologia e Pedagogia riuscissero ad andare di pari passo, sarebbe un arricchimento formativo per tutti: dal bambino all'educatrice in primis. Credo sia utile e giusto per la crescita dei nostri bimbi, che un giorno diventeranno gli adulti di domani,  poter dar loro stabilità emotiva e affettiva, snodo fondamentale di una crescita sana, forte e autonoma.

Cosa aggiungere? Al momento penso di aver detto tutto.
Cominciamo questa nuova avventura......

Foto e testo di Alessandra Bondi

lunedì 24 novembre 2014

"Perchè vai a casa e non rimani qui?" Riflessione di un'educatrice sul suo lavoro e sul punto di vista dei bambini

Vi è mai capitato di uscire dalla sezione prima del termine della giornata del nido e dover rispondere alla fatidica, quanto difficile, domanda "perché vai a casa e non rimani qui?". A me, ogni volta, lascia basita.  Ogni volta. E ogni volta mi trovo in difficoltà a rispondere. O, almeno, a trovare una risposta che soddisfi la curiosità, tra l'altro legittima, dei bambini. E che non urti la loro sensibilità.

La questione è semplice: perché andiamo a casa prima dei bambini? Perché andiamo SEMPLICEMENTE a casa (e non al lavoro)? Nel tempo i bambini hanno appreso che l'adulto si separa da loro perché deve andare a lavorare. Perché lavorare è necessario. 

Ma noi? Noi educatrici, perché andiamo semplicemente a casa? Perché non rimaniamo con loro per tutto il tempo del nido? Una bambina una volta mi ha detto: "va bene, vai a dormire a casa e poi torni!".

Credo che sia difficile, per dei bambini così piccoli, pensare che veniamo pagati per stare con loro, per giocare e partecipare alla loro educazione.  Sarebbe interessante chiedere ai bambini che lavoro facciamo. Ne uscirebbero delle risposte stupefacenti.


Sinceramente, se mi concentro e cerco di guardare all'asilo con gli occhi di un bambino, anche io mi sentirei in difficoltà a capire che gli adulti che sono lì con me sono pagati per farlo. Questo, forse, è un retaggio della cultura del lavoro visto come impiego obbligatorio e scarsamente piacevole. Il genitore che dice al bambino "Vorrei rimanere qui con te ma devo andare al lavoro" forse manda un messaggio carico di tensione negativa. 
Immagine tratta da Come funziona una maestra, Mattiangeli S., Il Castoro
Fonte://www.chiaracarrer.com/
L'educatrice che spiega che il babbo o la mamma sono andati al lavoro perché è così che funziona, forse sbaglia perché snatura la vera essenza del lavoro, quella di nobilitare l'uomo!

Penso che forse sia necessario un capovolgimento del nostro punto di vista, del modo di vedere il lavoro di noi adulti. Dovremmo prestare attenzione a trasmettere entusiasmo per il nostro lavoro, per come impieghiamo il nostro tempo e per il contributo che diamo alla comunità. 

E forse, così facendo, anche noi potremmo spiegare con più cognizione, che il nostro lavoro è bellissimo, divertente e gratificante perché siamo pagate per occuparci di loro. E crescere con loro!


di Vittoria Bravi

venerdì 21 novembre 2014

Bambini e animali

Quando si parla di bambini e animali, la questione è sempre quella: possono portare delle malattie? Infondo un  cane che annusa per le strade o un gatto che torna a casa solo la sera sono a contatto con quello che si considera sporco ed infetto.

Mi immagino sempre una vecchia pubblicità del Napisan: pavimenti bianchi candidi e questo bambinetto che gattona in piena libertà perchè tutto è stato sanificato a dovere. Non fraintendetemi, l'igiene è fondamentale, soprattutto dove si sta in comunità, come nei nidi, a meno che non diventi patologica.

Negli anni passati, in accordo con le mie colleghe, abbiamo portato dei piccoli animaletti all'interno del nido. Questo perchè pensavamo fosse importante non accontentarsi solo delle immagini dei libri, sui quali si basava la nostra programmazione.

Amiche maestre si lamentano perchè i bimbi arrivano alle elementari, senza aver mai visto davvero una gallina. In effetti le opportunità non sono tante, a meno che non si abiti in campagna o si facciano gite allo zoo o alle fattorie didattiche. (Tra l'altro negli zoo di oggi, oltre agli animali esotici, ci sono sempre più animali comuni e non è un trend casuale).

Foto di www.promiseland.it
Gli animali non sono dei giocattolini, hanno delle reazioni, devono essere trattati con cura e anche un bambino al di sotto dei 3 anni, capisce come deve rapportarsi con loro. Al contrario, gli animali domestici spesso prendono in carico il nuovo arrivato, mettendo in atto comportamenti protettivi nei confronti del cucciolo d'uomo.

Gli animali non chiedono niente e come i bambini, comunicano attraverso il corpo. Ho notato che quando un piccolo coniglietto è entrato nella stanza del nido anche i bambini più timidi, che faticavano a parlare, si sono pian piano avvicinati e hanno dimostrato un entusiasmo nuovo, che non avevo mai visto in loro di fronte ad altre attività.

Con gli animali si utilizza una metacomunicazione che va oltre la parola e si socializza con loro attraverso il contatto fisico. E'stato davvero incredibile osservare le varie modalità di avvicinamento a una grossa tartarugona da terra: la maggior parte dei bimbi non ne aveva mai vista una. 

Si gioca con gli animali attraverso un gioco di sguardi, una carezza, un nascondino, un lancio e ripresa. Nessuno dei bimbi è mai stato impaurito o se si è messo a piangere. Alcuni sembravano solo intimoriti da un contatto, come se avessero paura di far loro del male.

Una mattina invece è venuta a trovarci una lumachina, dopo una giornata di pioggia. Le abbiamo fatto una casina in una scatola di cartone, abbiamo chiesto alla cuoca una foglia di insalata e per una mezz'ora buona i bimbi si sono raccolti attorno, in religioso silenzio, ad osservarne gli spostamenti.