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lunedì 5 maggio 2014

Educare è creatività: il mondo di Bruno Munari

C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.  (Bruno Munari, Arte come mestiere, 1966)
Raccontare chi è stato Bruno Munari (1907- 1998) è una vera impresa. Fu un grande designer, un grande scrittore, un grande artista e un grande pensatore. Fu un grande.

La sua idea di infanzia era un'idea innovatrice e rivoluzionaria: lavorava per i bambini, considerandoli soggetti attivi e riflessivi. Dal materiale nasceva l'emozione, poi l'idea. Un metodo attivo scientifico, lo definiva, vicino alla pedagogia attiva della Montessori.

I suoi Laboratori, il metodo in cui proponeva materiali e attività sono diventati oggetto di studio in tutto il mondo. La considerazione su cui si basavano era quella, tanto cara a Munari, secondo cui "semplificare è più difficile che complicare". Dava particolare rilievo al processo piuttosto che al lavoro finito e lo ripetiamo spesso anche nei nidi, ma alla fine la logica del "dover fare qualcosa che resta per far vedere" rimane. In effetti è dall'esperienza prima e dall'emozione poi che nasce la conoscenza; il prodotto che ne deriva è come un souvenir di un viaggio che ci ha accresciuto da un punto di vista psichico e culturale.

Sempre di stampo montessoriano, sono i suoi mobiles, adatti per i bambini di pochi mesi, realizzati dopo gli studi di macchine inutili in movimento.

Sua è anche l'idea dei prelibri, una serie di 10 libri, raccolti in un volume extralarge, adatti per i bimbi che ancora non sanno leggere, e non solo... Sono infatti libri realizzati in diversi materiali, che offrono stimolazioni tattili diversi e permettono al lettore di interagire in maniera sempre differente. Munari puntava sull'effetto della sorpresa, da cui deriva la cultura. Si guarda attraverso un buco, si abbottona, si ascoltano pagine frusciare e battere forte.

Anche le Rose nell'insalata sono opera sua: "una volta una maestra prese una patata e la tagliò a metà"... L'idea dell'usare gli ortaggi (patate, insalata, radicchio, rosmarino) come timbri per poi realizzarne altro unisce il senso di praticità a una grande creatività. Divertirsi trasformando un segno in qualcosa d'altro e magari inventarsi anche delle storie.

Segnalo qualche sito interessante di attività laboratoriali in "stile Munari":
Munaria organizza laboratori sul metodo dell'artista
La fattoria delle Ginestre fattoria didattica della provincia di Pavia
Blu sole laboratori didattici e formazione per insegnanti. Ho avuto la fortuna di frequentare un loro corso e non posso fare altro che consigliarvi di partecipare a qualcuno dei loro incontri, se vi capita l'opportunità.

giovedì 17 aprile 2014

Arte al nido

Negli ultimi anni si sta diffondendo un interesse particolare per programmazioni di asilo nido, che hanno come oggetto l'arte e tutti i suoi derivati. Sono veramente adatte per i bambini in questa fascia di età? Che spunti possono offrire?

Ovvio che non si tratta di tradizionali lezioni di storia dell'arte e di iconografia classica. Il segreto sta nel "prendere spunto", nel ragionare su quello che l'arte ha da offrire per adattarlo all'asilo nido e ai bambini di ogni singola sezione.

Diversi testi pedagogici sull'organizzazione degli spazi e sulla gestione della vita al nido consigliano di mettere il bello a disposizione dei bambini. E cos'è il bello, se non l'arte?! In Cosa faremo da piccoli, Penny Ritscher descrive un angolo destinato ad accogliere le meraviglie che i bambini incontrano nel giardino del nido, a casa. Una sorta di esposizione di tesori provenienti dalla quotidianità: quanti artisti contemporanei hanno lavorato e lavorano su questo concetto? In realtà, è proprio l'atteggiamento di osservare, di tenere gli occhi aperti e di andare oltre alla realtà a essere una bella abitudine per i piccoli, ma anche per gli adulti.

In altri testi pedagogici, come ad esempio in quelli di Catarsi, si raccomanda di far fruire di opere d'arte ai bambini. Quadri fatti da qualche educatore con attitudini artistiche, riproduzione di immagini famose o libri che mostrino raccolte museali possono essere più che sufficienti per rendere familiare l'arte al bambino, già in tenera età. Oltre al lato estetico, si può agire su quella lettura delle immagini che sta alla base degli albi illustrati: ogni tela può diventare una storia. Provate a metterla davanti a un bimbo di 28 mesi e chiedetegli di raccontare: la favola verrà da sè. Ci ho provato con gli "scarabocchi" di Mirò e sono venute fuori delle narrazioni fantastiche. Provate per credere! ;)


Ci sono poi le tecniche grafico pittoriche da cui trarre qualche idea. Bruno Munari è un artista a tutto tondo e spesso ce ne dimentichiamo, ma se sfogliamo qualche suo libro, quante idee ci verranno in mente! Prima fra tutte la rosa fatta con lo stampo di insalata, ad esempio. Io comunque vi propongo 5 tecniche da rielaborare:

  1. Il dripping di Jackson Pollock è la tecnica caratteristica del pittore statunitense, secondo la quale il colore deve essere lasciato sgocciolare sulla tela. In che modo? Inventiamocelo: strizzando una spugna intrisa di tempera, spruzzandolo con spruzzini riempiti di acqua colorata, possiamo tenere il foglio in terra per facilitare la colatura dal pennello. Sarà comunque divertente vedere la goccia che si allarga sul foglio e l'effetto sarà davvero unico.
  2. Il puntinismo è di difficile realizzazione se si pensano ai minuscoli puntini tracciati da Seurat e Signac. Dipingere tondo però è bello: tondo come una patata, tondo come una carota tagliata, tondo come lo stampino di un biscotto, tondo come una pallina da tennis che lascia anche la striscia.
  3. C'è poi il collage, realizzato in tanti, tantissimi modi e qui il segreto è il riciclo: riutilizziamo pezzi di varie carte, da tagliare, strappare e incollare. Però voglio proporre anche un punto di vista alternativo. Conoscete Daniel Spoerri? E'un artista svizzero, famoso anche per aver pensato di assemblare oggetti di vita comune in composizioni che sembravano prendere vita. Ecco che mi viene allora in mente una selezione di oggetti naturali raccolti in giardino, attaccati su un cartellone oppure installati su un piano di creta. Mi vengono anche in mente piccoli oggetti di tutti i giorni messi a disposizione per creare composizioni di questo tipo: scatoline, chiavi, pezzi di stoffa.
  4. Lo scarabocchio è il tratto grafico che contraddistingue l'età sotto i tre anni e come accennavo prima, l'artista che sembra più avvicinarsi a questo stile è proprio Mirò, che oltretutto utilizza anche forme geometriche semplici e pochi colori, di solito primari. Osservare i dipinti, mettere a disposizione ii colori e poi lasciare piena libertà agli scarabocchi è di per sè la prima esperienza artistica che un essere umano può realizzare.
  5. La pittura materica è quella che ha spessore, che rende il dipinto un po'tridimensionale. Osservate bene i quadri di Van Gogh e vi accorgerete che la pittura non è stesa uniformemente, ma in alcune zone è più spessa, più rugosa, c'è più "materia". Per ricreare lo stesso effetto, le modalità sono tante: si può lanciare la tempera con un cucchiaino o con il pennello stesso per lasciare macchie più consistenti, oppure si possono usare spatoline o forchette per "raggruppare" il colore in alcune parti rispetto ad altre.
L'arte allena il cervello al decentramento, a mettersi nei panni dell'altro ed è un atteggiamento da assumere sin dall'asilo nido e da rinnovare fino a quando si è adulti. Ogni volta che si osserva un'opera è come viaggiare con gli occhi del pittore e apprezzare ciò che ha reso grande il nostro Paese nel mondo è una scommessa per il futuro.

venerdì 10 gennaio 2014

Bambini fotografi

Diverso tempo fa, camminando tra bancherelle pieni di libri usati mi cadde lo sguardo su un piccolo libricino blu, quadrato e con su scritto una scritta minimale: New York Maniago- Bambini fotografi. Gli autori, Franco Fontana e Frank Dituri, sono tutti e due fotografi abbastanza noti nel mondo dell'arte. Sfogliandolo belle foto di paesaggi urbani in bianco e nero, interni di case comuni e figure di persone sedute su vecchi divani. Il prezzo, 3 €, mi ha convinto ad acquistarlo.

In realtà non so se il libro (editore Motta Craf) sia ancora in commercio, ma il progetto che racconta è davvero singolare. Nel 1997 il CRAF, Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, e il Learning through Art/The Guggenheim Museum Children's Program hanno stretto una collaborazione per mettere in atto due programmi di fotografia paralleli in due scuole primarie, una in Italia, a Maniago, e una negli USA, a New York. Nella prima si è recato il fotografo americano Dituri e nella seconda Fontana e per una settimana hanno lavorato con i bambini sulla realizzazione di scatti a tema urbano. Ogni lavoro è stato poi accompagnato da un'attenta descrizione per costituire un portfolio comune.


I bambini, oltre a acquisire qualche nozione di fotografia, hanno imparato ad allenarsi a guardare, a osservare, a carpire il dettaglio. Sono insegnamenti basilari, anche nella prospettiva dell'acquisizione di un punto di vista diverso di fronte a chi è altro da noi oppure semplicemente, di fronte alle difficoltà del quotidiano che pretendono un adattamento. I bambini ne hanno approfittato per uscire di casa, passeggiare, insieme al padre o alla madre. Hanno scoperto e riscoperto i posti dove vivono.

Qualche volta ho sentito raccontare di progetti fotografici più semplici indirizzati a bambini più piccoli, magari con uso di macchine fotografiche usa e getta. Una digitale un po'vecchiotta permetterebbe un facile utilizzo anche da parte dei più piccoli. Allestire una mostra di lavori oppure costruire un libretto a tema potrebbe essere un bel finale di progetto. La foto ha un valore molto più immediato rispetto all'immagine: ti mostra la realtà per come essa è. Con i bimbi del nido, è complicato realizzare reportage fotografici fatti da loro, ma con le foto che scattiamo noi potremmo pensare di creare qualcosa che vada al di là della documentazione e dei diari personali. Potremmo fotografarli nei diversi momenti della giornata e mettere insieme un albo di immagini sequenziali per ripetere insieme la giornata al nido. Potremmo anche ritrarli con facce di umori diversi: l'espressione arrabbiata, felice, triste...per fare un libretto sulle emozioni. Le opportunità sono tante e sicuramente calibrarle sui propri bambini è la scelta vincente: infondo il potere più grande di una foto è proprio quello emotivo affettivo.