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giovedì 11 gennaio 2018

Anche le matrigne possono essere buone. Intervista a Cecilia

Ho conosciuto Cecilia Albani per caso su Facebook. Il suo blog, La principessa con la valigia, parla di un argomento che può sembrare banale, ma dobbiamo darle il merito di essere riuscita a trattarlo in maniera ironica e divertente, ma sempre attenta ai sentimenti dei bambini.

Non si tratta di una vera e propria fiaba, ma della famiglia allargata, un fenomeno sempre più diffuso oggi e per niente isolato. Cecilia ha il coraggio di definirsi una matrigna per la bimba del suo compagno. Il termine non è dei più lusinghieri: nelle favole, la matrigna rappresenta l'alter ego della principessa, agisce contro di lei, la invidia e la ostacola in ogni modo.

Cecilia invece ha un'attenzione nuova per il suo ruolo e fa della delicatezza il suo punto di forza: riconoscere con tanta schiettezza la scomodità del suo "matrignato" è di sicuro coraggioso. Facendole qualche domanda ho scoperto questo e molto altro, ma... lascio la parola a lei...

Perché hai deciso di aprire un blog e di condividere la tua esperienza di Matrigna?

Ottima domanda!
Perché si arriva a descrivere dettagli così personali della propria vita?
Tutto è iniziato una notte di Maggio: a quel tempo facevo la spola tra casa di mia madre e casa del mio compagno che si trovavano a più di un’ora di distanza l’una dall’altra, in due provincie distinte. Ero stremata: vivevo con la valigia alla mano (la mia fidata Valigia Blu dalla quale il mio Blog prende il nome per l’appunto), non mi sentivo appartenere a nessun luogo. A quel tempo avevo appena conosciuto Piccola Principessa (la mia adoratissima figliastrina) ed era proprio questo il motivo dei miei continui spostamenti dato che volevamo procedere un passo alla volta: mi capitava di fare un giorno qui ed uno là, il che mi rendeva spaesatissima e molto, molto fragile.
Avevo un estremo bisogno di trovare qualcuno che capisse cosa stavo provando, che mi dicesse che non ero pazza e che tutte le paure che provavo erano normali. Quando si entra nella vita di un bambino non tuo si ha tanta paura di sbagliare sapete? Ogni piccolo passo è compiuto con prudenza e non si sa mai fin dove spingersi. Per questo ho deciso di condividere la mia esperienza: per dare un sostegno a tutte quelle donne che si trovano ad affrontare una situazione così delicata.

Cosa intendi con il termine Matrigna?

Il termine “Matrigna” ha un significato prettamente negativo ancora oggi nella lingua italiana ed è per questo motivo che a me piace così tanto utilizzarlo in maniera ironica. Per me Matrigna significa Amica, Confidente, Compagna di Giochi e perché no, Fidanzata di Babbo. Lo preferisco di gran lunga a quell’orribile termine di “Terzo Genitore”; noi non siamo Genitori e non lo vogliamo nemmeno essere!!

Quale ruolo ha, secondo te, la Matrigna nella famiglia moderna?

A mio avviso, ha un ruolo molto importante perché indirettamente contribuisce all’educazione dei figliastrini. Di certo non siamo noi a dettare le regole: quello è un compito che spetta a Babbo e Mamma. Ma possiamo insegnare il Rispetto e l’Amore Incondizionato a prescindere dai legami di sangue. E non è un compito da poco, ecco!


Nel tuo blog, parli del ruolo di matrigna in maniera molto coscienziosa e autoironica. Non è così scontato. Da educatrice, mi sono trovata spesso di fronte a situazioni familiari complicate e dolorose soprattutto per i bambini. Come avete raggiunto il vostro equilibrio?

Cercando di farle capire che poteva fidarsi di me e che non avrei mai rappresentato una minaccia per lei, quanto piuttosto una figura solida e presente nella sua vita. Ho sempre cercato di metterla al di sopra delle mie esigenze e di non toglierle mai lo spazio accanto a suo padre. A lei mi sono dedicata moltissimo e continuo a farlo anche oggi: ho passato ore a far sposare bambole di qualsiasi forma e dimensione (ed io non l’ho mai fatto neanche quando ero piccola…sono sempre stata un maschiaccio!), ho cercato di entrare nel suo mondo a piccoli passi e contemporaneamente di farle conoscere il mio. Questo ci ha permesso di instaurare un legame esclusivo e molto forte. Lei di contro mi ha regalato moltissimo: attraverso la sua dolcezza ho imparato ad amare i bambini.

Quale riscontro hai trovato tra le lettrici e i lettori del tuo blog?

Chi mi scrive o legge ha bisogno di sentirsi rassicurato della situazione che sta vivendo, di sfogarsi o cercare una soluzione ad un problema che in quel momento appare impossibile da superare. Sembra assurdo ma noi Matrigne ci facciamo domande anche su aspetti che possono apparire insignificanti della vita quotidiana! Spesso racconto con orgoglio le loro storie e le loro piccole vittorie se mi danno il permesso. Si tratta di persone davvero speciali che meritano il rispetto di tutti. Rispetto che a volte non è così scontato guadagnarsi… ma ci stiamo lavorando!

Per finire... un consiglio per tutte le matrigne?


Fate della Pazienza un vostro caposaldo. Buttatevi in queste situazioni con semplicità e chiarezza, impiastricciatevi le mani di colori insieme ai vostri figliastrini ed amateli con tutte voi stesse senza remore. Mettete da parte ogni forma di gelosia e ricordatevi che voi avete scelto un pacchetto All Inclusive dove non ci sarete solo voi su quel piedistallo ma anche bambini, ex mogli e parentame vario che farà capolino alla vostra porta in momenti più o meno graditi. Ma voi siete Matrigne. E le Matrigne Buone, si sa, sono eroine proprio come le Principesse delle favole.

martedì 5 maggio 2015

L'ambientamento al Nido: una questione di fiducia

Cari lettori/lettrici di "Educhiamo", per questo nuovo articolo ho pensato di proporvi un argomento sempre attuale che ci permette di riflettere insieme e che vi permette di raccontare e condividere le vostre esperienze sia come genitori che come educatrici/educatori: Asilo Nido sì oppure no? E quale impatto può avere una tale scelta sullo sviluppo relazionale e sociale di vostro figlio/a, se diamo per scontato che abbia un'influenza?
La Psicologia dell’età Evolutiva ha dedicato, negli ultimi trent’anni, una crescente attenzione alle prime fasi dello sviluppo sottolineando come sia significativa la precocità di molti aspetti cognitivi e sociali che il bambino acquisisce tra gli 0 e i 18 mesi di vita.
Ma cominciamo dal principio...
Come prima cosa, si è scoperto che il bambino, fin dai primi momenti di vita, è competente ed attivo nei confronti dell’ambiente, e dotato di capacità proprie. Nello sviluppo affettivo e cognitivo del bambino viene riconosciuta grande importanza alla socialità intesa sia come sviluppo di rapporti di attaccamento verso adulti significativi (genitori ma anche figure di accudimento), sia come relazione sociale con i coetanei.
Per un bambino infatti entrare al nido può avere diversi significati, fra cui:
  •  conoscere spazi e persone mai viste prima;
  • abituarsi ad un’organizzazione della giornata diversa da quella di casa;
  •  imparare a stare bene anche lontano dai genitori;
  •  accettare altri punti di riferimento;
  •  accettare di relazionarsi e "mediare" con altri bambini;
  •  superare le frustrazioni e, in questo modo, imparare ad affrontare meglio la realtà.
Quelle appena citate non sono altro che le "life-skills" ovvero le capacità di adattarsi alla vita e a come essa si presenta, le risorse personali di ognuno, che dunque, il bambino comincia a "maneggiare" proprio nell'ambito del Nido.
E' anche vero però che non tutti i bambini hanno  reazioni "positive" al Nido, ancor di più nel momento dell'inserimento. Infatti, diversi possono essere i comportamenti che il bambino può manifestare:
  •  il bambino piange quando il genitore si allontana dal nido;
  •  il bambino ricerca un rapporto fisico "privilegiato" con l’educatore;
  • il bambino si porta da casa, o porta a casa dal nido, un oggetto che gli dà sicurezza;  ( da casa può portarsi il cosidetto "oggetto transizionale", che il più delle volte è un peluche, un gioco a cui è affezionato o anche una maglia che ha lo stesso profumo della mamma). 
Ad esempio, cosa succede nella testa del bambino quando piange appena la mamma si allontana o quando non riesce a giocare insieme agli altri, stando per conto proprio?
In base a quella che può essere la mia esperienza e la mia professione, quasi sempre il bambino piange inizialmente perchè potrebbe non accettare di essere consolato dall’adulto,  adulto che non è "ai suoi occhi" nè la mamma, nè la nonna, nè il padre e di conseguenza rifiutare il rapporto con gli altri bambini.
Bisogna dire anche, a onor del vero, che ci sono anche alcuni bambini che sono presi dalla curiosità e dalla novità e non mostrano immediatamente queste reazioni,  e tali reazioni possono capitare solo dopo qualche mese dall'ingresso al Nido.
E a casa invece cosa accade? Come viene accolta la notizia del Nido nella famiglia?

Storicamente, la trasformazione della famiglia avvenuta nell'ultimo secolo rende necessario, sempre più spesso, ricorrere alle Istituzioni per l'allevamento e la cura dei figli. La famiglia è diventata infatti mononucleare: non ci sono più nella stessa abitazione come succedeva spesso prima altre figure parentali al di fuori dei genitori (come nonni o zii); inoltre, è molto alta la percentuale di figli unici.

Quindi, con tutti questi cambiamenti storici e familiari possiamo dire che il Nido è diventato un'esigenza "moderna" derivata dal fatto che molte donne lavorano fuori casa e spesso al compimento del terzo mese di vita del bambino hanno bisogno di riprendere l'attività lavorativa sia per mantenersi la posizione lavorativa, sia per un giusto bisogno personale. Inoltre, non vi sono, appunto, altre figure familiari attorno per cui la possibilità di inserire il piccolo nel Nido può essere una buona soluzione.

Difatti, in relazione a questi fattori, alcuni atteggiamenti da parte del bambino che ha appena cominciato ad andare al Nido potrebbero essere questi, accennandone qualcuno...
  • il bambino ricerca con più insistenza uno dei due genitori o tutti e due;
  •  manifesta eventuali cambiamenti nel momento del pasto o del sonno;


Ovviamente, questi comportamenti o atteggiamenti sono normali e legati al fatto che il bambino deve abituarsi alla nuova esperienza e solitamente si risolvono nel giro di breve tempo.


Quindi, il Nido rappresenta a tutti gli effetti il primo passo verso la crescita, ma anche qualcosa di più...se ci pensiamo bene! E' il primo grande atto di fiducia che facciamo nei confronti del mondo esterno e degli altri! Difatti, il piccolo conosce nuove persone, quindi per lui/lei estranei al suo ambiente familiare e deve relazionare con loro, deve conoscerli, deve comunicare con loro, sintonizzarsi sui loro ritmi....beh, detta così può sembrare una questione semplice, ma è tutt'altro per i nostri piccoli! E' l'equivalente di andare in avanscoperta in un territorio dove non siamo stati prima, curiosare, guardare i dettagli, osservare e capire "come funziona" con persone diverse, orari diversi, cibo diverso....

Cosa succede al bambino che vive tutto questo??

Esce dalla fase egocentrica e vede gli altri, si confronta, comunica, il gruppo comincia a svolgere una notevole azione normativa e disciplinare, nonostante la piccolissima età. E' importante  uscire dalla fase egocentrica: solo così imparerà a tenere a freno le proprie pretese e l'esibizione del proprio Io, potendo raggiungere così  uno sviluppo sereno e equilibrato.

Per lasciarvi uno spunto, il Nido può essere uno stimolo per lo socializzazione precoce, un modo che  consente al bambino di  di acquisire consapevolezza delle proprie forze e dei propri limiti, un mezzo utile per conoscersi sempre di più.

Naturalmente, è altrettanto vero che, tengo a dirlo, che la scelta dell'Asilo Nido è sì un passo importante, ma non necessario, visto che in ogni caso il piccolo poi si affaccerà alla scuola materna dove avrà comunque modo di crescere e relazionarsi con gli altri in totale tranquillità.
Come tutte le cose è una questione di scelta...

di Alessandra Bondi

lunedì 26 maggio 2014

Educare è porsi delle domande: Danilo Dolci

C'è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo.Forse c'è chi si sente soddisfatto, così guidato.C'è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo.C'è pure chi si sente soddisfatto, essendo incoraggiato.C'è pure chi educa senza nascondere l'assurdo che è nel mondo,aperto a ogni sviluppo, cercando di essere franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono.Ciascuno cresce solo se sognato. 
Danilo Dolci
L'ultima frase di Danilo Dolci dovrebbe essere il motto di ogni educatore: un bambino viene educato se si ha un progetto per lui, se lo si immagina costantemente e si crede in lui. Se tutto viene lasciato al caso o al contrario se si hanno troppe aspettative, il fine dell'educazione decade. Sognare non significa pretendere.

Dolci non è un pedagogista classico, è in primis un educatore e tutto il suo pensiero si fonda sull'esperienza diretta con i bambini. Questo lo si deduce anche dal fatto che, a mio parere, è un estimatore (come bene) della sana scienza del buon senso, che viene sempre incontro ad ogni situazione.

Famoso soprattutto per le sue azioni contro la mafia, nel 1972 è stato il fondatore di una delle scuole sperimentali più importanti d'Italia, il Centro Educativo di Mirto, a Partinico. La sua didattica si fondava sulla domanda, su un approccio maieutico "alla Socrate": è l'alunno che chiede, interpella, esplora, interroga. Pensate cosa significava iniziare al pensiero critico negli ambienti siciliani degli anni di ferro.

Un metodo innovativo se si pensa alla tradizionale trasmissione di sapere. Dolci inoltre gestiva il gruppo ponendo le sedie a cerchio, per favorire il dialogo e concludeva le sue lezioni, chiedendo ai suoi studenti quali fossero i loro sogni. Troppo spesso ci si dimentica i desideri dei bambini, ma proprio su quelli si basa l'apprendimento duraturo: ancora una volta il sogno ritorna.

Questo sua metodologia è stata da tanti definita democratica per questo scambio di idee e pensieri, senza il bisogno di un autoritarismo che era in voga nelle istituzioni scolastiche e politiche dei tempi. Amo ricordare questa sua azione educativa come esempio per la mia: Danilo Dolci è proprio un grande! :)

lunedì 19 maggio 2014

Educare è rendere autonomi: Paulo Freire

Il vero aiuto da dare all'uomo consiste nell'aiutarlo ad aiutare se stesso, nel farlo agente
del suo stesso recupero, nel collocarlo in una posizione critica di fronte ai suoi problemi.
P. Freire

Paulo Freire (1921-1997) è un pedagogista brasiliano ed è stato spesso paragonato a Dewey per il concetto democratico di apprendimento, in cui lo studente assume il doppio ruolo di docente e discente. Sebbene l'urgenza dell'educazione, specialmente nella sua terra, è innanzitutto quella di insegnare a leggere e a scrivere, poichè senza un'alfabetizzazione di base non si può avere una conoscenza vera.

E'proprio combattendo l'analfabetismo che "l'oppresso" prende coscienza della sua situazione e dell'opportunità di far parte di una coscienza politica comune che può sovvertire l'ordine tradizionale e classista della società. 

Si arriva così all'ultima fase fondamentale della pedagogia di Freire: la liberazione, che si guadagna non con la rivoluzione, ma attraverso il dialogo, mettendo insieme azione e riflessione. Ed è sempre il dialogo, la verbosità, la comunicazione alla base di ogni buona scuola che si rispetti.

Il maestro parla con l'alunno non per trasmettere nozioni, ma per sviscerare competenze e abilità. Educazione si avvicina al suo concetto maieutico orginario di ex-ducere, tirare fuori. Uno scambio continuo di informazioni ed idee, che dovrebbe essere il fondamento primario di ogni relazione.

Educazione è quindi rendere autonomi di autoeducarsi e di educarsi con e attraverso gli altri.

mercoledì 14 maggio 2014

Educare è per tutta la vita: Dewey e il bambino attivo

"Forse il maggiore degli errori pedagogici è il credere che un individuo impari soltanto quel dato particolare che studia in quel momento. L'apprendimento collaterale, la formazione di attitudini durature o di ripulsioni, può essere e spesso è molto più importante. Codeste attitudini sono difatti quel che conta veramente nel futuro. L'attitudine che più importa sia acquisita è il desiderio di apprendere. Se l'impulso in questa direzione viene indebolito anziché rafforzato, ci troviamo di fronte ad un fatto molto più grave che a un semplice difetto di preparazione ... Che beneficio c'è ad accumulare... notizie di geografia e di storia, ad apprendere a leggere ed a scrivere, se con questo l'individuo perde il desiderio di applicare ciò che ha appreso e, soprattutto, se ha perduto la capacità di estrarre il significato delle esperienze future in cui via, via si imbatterà? … Il solo possibile adattamento che possiamo dare al fanciullo nelle condizioni esistenti è quello che deriva dal porlo in possesso completo di tutte le sue facoltà. Con l'avvento della democrazia e delle moderne condizioni industriali è impossibile predire con precisione come sarà la civiltà di qui a vent'anni. È perciò impossibile preparare il fanciullo ad un ordine preciso di condizioni. Prepararlo alla vita futura significa dargli la padronanza di se stesso ..." J. Dewey 
La pedagogia di John Dewey (1859-1952) ha alla base l'idea di un bambino attivo, capace, scopritore del mondo. L'educazione dunque viene considerata in senso più ampio di quello strettamente scolastico, poichè essendo soggetto in azione, il bimbo impara fin da quando nasce, acquisendo abitudini, cultura, conoscenze anche da ciò che lo circonda.

Un concetto di educazione sociale che allarga gli orizzonti dell'istruzione formale, che deve permettere la socializzazione, deve essere condivisa e partecipata. Una comunità democratica, quindi, che permette di costruire un futuro cittadino, un uomo politico, impegnato e interessato alle sorti del luogo in cui vive.

E'il primo che pone l'attenzione sul life long learning, l'educazione lungo il corso di tutta la vita. La scuola raggiunge il suo scopo quando insegna ad imparare, poichè nessuno termina mai di acquisire nuove abilità.

E'suo anche il concetto del learning by doing, imparare facendo, che distrugge la didattica classica, secondo la quale il professore trasmette nozioni ai suoi alunni, che adottano un atteggiamento passivo e non riflettente.

Idee di grande attualità, sempre discusse e ancora oggi al centro del dibattito sull'educazione mondiale. Se non si scommette davvero sul cosiddetto LLL non riusciremo a coprire i reali bisogni di formazione della popolazione di oggi e del futuro.

mercoledì 30 aprile 2014

Educare i bambini non vuol dire fare loro piacere: la pedagogia di Françoise Dolto

Educare i bambini non vuol dire fare loro piacere, ma introdurli da soggetti responsabili nel mondo degli adulti. Il bambino non se ne ricorderà, ma inconsciamente; nel suo modo di percepire le cose, resterà il segno dell'essere stato associato alla famiglia come un essere umano. Perché il soggetto non ha età, è adulto subito, come a vent'anni. Se non abbiamo il coraggio di parlare noi, se ci fa troppo soffrire, possiamo dirglielo: “Mi fa troppo male, non posso dirtelo io, chiedilo a qualcun altro. (F. Dolto)

Mi sono imbattuta per caso in Françoise Dolto (1908-1988) e come tutte le cose che capitano senza programmarle o è amore o è odio. Io mi sono innamorata di questa grande e forte donna, che oltre ad avere una idea responsabile di infanzia, aveva anche una concezione del mondo femminile molto emancipata. In I problemi dei bambini raccontava del suo desiderio di quando era piccola di diventare medico, ma voleva anche essere utile e operare sul campo: lo è diventata, ha trovato il modo per realizzare il suo sogno.

Ha sempre vissuto in Francia, a Parigi, dove lavorava come psicoanalista ed è nel 1979 che ha fondato la Maison Verte, uno spazio di socializzazione per la crescita dei bambini. Dando un'occhiata al sito, si vede che è uno spazio bambini- genitori molto ben organizzato e che sicuramente nel momento in cui è nato, ha rappresentato una rottura con le istituzioni precedenti legate all'infanzia.

 Ha anche seguito rubriche telefoniche di sostegno alla genitorialità e i suoi dialoghi con gli ascoltatori, che le ponevano quesiti su come crescere i propri figli sono stati raccolti nel testo Come allevare un bambino felice e farne un adulto maturo. Risponde a domande talvolta banali e anche molto pratiche, sia a livello medico- sanitario che pedagogico. Consiglio anche la lettura de Le parole dei bambini e l'adulto sordo, una bella riflessione su come a volte l'adulto debba porsi in atteggiamento di apertura empatico nei confronti dei più piccoli.

domenica 27 aprile 2014

Educare è fare politica: l'esempio di Don Lorenzo Milani

In quanto alla loro vita di giovani di domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando non sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.(da Lettera ai giudici)
Don Lorenzo Milani (1923-1967), il priore di Barbiana, il prete scomodo: comunque lo vogliate chiamare, è stata una figura fenomenale nella pedagogia italiana del Novecento. Personalmente, mi ha aiutato a capire un concetto che proprio non riuscivo a mandare giù. "L'educatore è soggetto politico" recitava il mio manuale di pedagogia generale e io proprio non capivo perchè, convinta dell'importanza della neutralità, per non influenzare i bambini. Che poi, mi chiedevo, io voglio lavorare in un nido, mica spiegare ad una classe la Seconda Guerra Mondiale?

Ecco leggendo Don Milani, ho capito che mi sbagliavo di grosso. Chiunque voglia educare deve prendere una posizione, senza esonerarsi da responsabilità. Deve essere un esempio di cittadino politico nel senso greco della parola: deve essere un uomo del suo tempo e del suo territorio, partecipando attivamente alla vita della sua comunità.

Questo non significa essere di destra o di sinistra o di qualsiasi altro partito: questa è un'altra faccenda. Significa essere portatori di un atteggiamento, curioso e interessato nei confronti del luogo in cui si vive, delle persone che si stanno intorno, di denuncia nei confronti di soprusi. E'quell' I CARE, che lui tanto professava, quel prendersi in carico, riservare cure e voler bene alla propria nazione e ai concittadini. 

E'una lezione trasversale, che passa per tutti i gradi scolastici e sicuramente è un bell'insegnamento anche per gli adulti: non si vivrebbe meglio se tutti evitassimo di dire "non mi interessa"?!

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia. (da Lettera ad una professoressa)

mercoledì 26 marzo 2014

Bibliografia testi pedagogici e educativi per educatrici di asilo nido e non solo...

Con le mani, con il corpo, con la mente- Cronache del fare dei servizi 0-3 anni di Modena, ed. Junior:
Raccoglie tutte le attività principali da svolgere al nido, suddivise per aree tematiche e descritte come contesti d'esperienza nello specifico. Con foto e esperienze dirette, potrete trarre spunto per programmazioni educative all’insegna del fare e dell’autonomia.

Linee guida per i servizi educativi alla prima infanzia. Ambientamento, Comune di Firenze, ed. Junior
Come si svolgono gli ambientamenti, quali sono i carichi emotivi che gli adulti si devono prendere in carico, quali sono i tempi da rispettare e come costruire una relazione di fiducia. Da leggere, anche per i genitori.

Manuale di didattica per l’asilo nido, Borghi, Guerra, Laterza
Un must: qui dentro ci è proprio spiegato tutto. Come si fa una programmazione educativa e il progetto di nido, in primis. Con schede pratiche. Utilissimo.

Le professionalità educative, Cambi, Catarsi…, Carocci
Un libricino che mi è servito tanto soprattutto sulla riflessione sulle competenze dell'educatore e su come instaurare una relazione empatica. Imparare ad ascoltare non è poi così semplice, ma nel capitolo dedicato al tema è spiegata in maniera agile qualche tecnica ad hoc.

Educare al nido, Catarsi E.
Consigliato da Elisa Ricci. L'ambiente del nido, le routine, il lavoro di cura, dal punto di vista del grande pedagogista

Pedagogia della famiglia, Catarsi E.
Consigliato da Elisa Ricci. Quante cose possono fare le educatrici per sostenere le famiglie bel loro compito educativo...

Il laboratorio delle attività sensoriali, Cooke J, Erickson
Le attività vengono suddivise secondo i cinque sensi. Non sono mirate per i bimbi del nido, ma facilmente riadattabili al target d'età. Particolarmente utile per chi ha a che fare con la diversabilità.

Con i materiali poveri e di recupero, De Simone, ed. Junior
Un testo agile con tanti disegni, per avere idee su come riutilizzare scarti e materiali, sia con i bambini sia per i bambini.

I cento linguaggi dei bambini. L'approccio di Reggio Emilia all'educazione dell'infanzia, Edwards, Gandini, Forman, ed. Junior
Consigliato da Martina Salmaso, racconta le metodologie dell'asilo nido più famoso di Italia nel mondo: quello di Reggio Emilia. Ci sono diverse "storie fotografiche" e interviste a Loris Malaguzzi.

Crescere al nido, A.L. Galardini (a cura di), Carocci
Un bel saggio a tante mani e con tanti punti di vista sull'organizzazione delle routine e sulle programmazioni educative. Mi piace soprattutto come consiglia di organizzare gli spazi, anche in base a sonno, nanna e pranzo.

Persone da 0 a 3 anni, E. Goldschmied, ed. Junior
In questo libro i bambini sono trattati veramente come persone e non come piccoli cuccioli da intrattenere. I capitoli sul gioco euristico e sul cestino dei tesori sono da imparare a memoria ;)

Il bambino è competente, J. Juul, Feltrinelli
Adatto anche per una fascia d’età superiore, ma aiuta a non dimenticare un concetto fondamentale: il bambino ha delle competenze proprie. Non si trasmettono solo nozioni e insegnamenti, ma si individuano quelle capacità che lui ha e si cerca di potenziarle.


Il diritto del bambino al rispetto, Korczak Janus, Luni
Korczak è un pedagogista a cui ho dedicato anche un post in Educhiamo! E'un dottore che si occupa di bambini senza famiglia, durante la Seconda Guerra Mondiale nel Ghetto ebraico. Le sue idee (non quelle di cura e di igiene che sono figlie del suo tempo) sull'infanzia sono modernissime e dei suoi "comandamenti" bisogna farne tesoro.

Benessere al nido. Guida didattica per le strutture della prima infanzia, Loschi T., Nicola Milano ed.
Consigliato da Silvia Carnassale, che scrive "è più che altro una guida pratica che uso per farmi un'idea"


Lettera a una professoressa, Don L. Milani, Libreria editrice fiorentina
Non è rivolto a chi lavora con bimbi molto piccoli, ma è uno dei libri sul fare educazione che più hanno rafforzato le mie motivazioni nello svolgere questa professione. Un testo da leggere!

La scoperta del bambino, Montessori M., Garzanti
Consigliato da Martina Salmaso, getta le basi delle teorie montessoriane, utili per comprendere meglio il bambino. Il testo segue lo sviluppo psicologico del bambino, fino all'età della scuola elementare. Si focalizza l'attenzione sull'importanza della percezione.

Lo scarabocchio al nido, Monti, Fava, Luppi, ed. Junior
Nel breve testo viene descritto un progetto attuato nei nidi di Modena che prevedeva l'analisi di scarabocchi di bimbi al di sotto dei 3 anni. Con esempi, si spiega come si evolve il segno grafico e come possa essere espressione di un certo carattere.

Giocare con tatto. Per una educazione plurisensoriale secondo il Metodo Bruno Munari, Restelli B. Franco Angeli
Consigliato da Martina Salmaso, che scrive "Beba Restelli era collaboratrice del maestro Bruno Munari: spunti, idee, laboratori e provocazioni. Di facile lettura, con molte foto ed esempi".

Cosa faremo da piccoli?, P.Ritscher, ed. Junior
Penny Ritscher elenca i momenti importanti della vita al nido, dà buoni consigli per arricchirli e stimolare la riflessione per una buona organizzazione di spazi e routine e correla il suo racconto con un vasto repertorio fotografico. Il presupposto è fondamentale: si cresce diventando bambini.

I bambini hanno bisogno di fiducia, Seldin T., Fabbri
Consigliato da Martina Salmaso, che scrive "riguarda l'attuabilità del metodo Montessori con foto e esempi. Lo trovo molto ben fatto e di facile lettura, personalmente ho ricavato parecchi spunti".

Intercultura e cura educativa nel nido e nella scuola dell'Infanzia, C.Silva, ed. Junior
Consigliato da Elisa Ricci, un testo che considera la diversità cultura come risorsa e ricchezza e l'approccio migliore dell'educatore di nido e di scuola dell'infanzia.

La pedagogia della lumaca, Zavalloni G., EMI
Un grande libro, anche e soprattutto per i gradi più alti della scuola. Non dimentichiamo mai il valore del prendersi i propri tempi. Quante volte incitiamo i bimbi a mangiare più in fretta, a correre, a smettere di fare una cosa perchè "è ora di..."? Ecco Zavalloni ci spiega come riuscire a riappropriarci di una sana lentezza.


La bibliografia è sempre in via di miglioramento attraverso i vostri contributi: lasciate suggerimenti su libri e letture a tema, indicando il titolo e una breve descrizione. Potete lasciare un commento, scrivere su Facebook o inviare una mail. Il vostro consiglio verrà inserito all'interno della bibliografia per renderla ancora più completa.

lunedì 10 febbraio 2014

Cos'è la scuola parentale? Risponde Andrea, homeschooler dell'Ecuador

Sempre più genitori decidono di tenere i propri figli a casa, di non mandarli a scuola e di impartire personalmente un'istruzione, giudicata più costruttiva rispetto a quella offerta dalle istituzioni tradizionali. Spesso questi sistemi sono criticati per la loro informalità, sembra che non avere un programma tradizionale da seguire voglia dire non insegnare, le madri e i padri qualche volta non hanno un titolo di studio preciso e poi rimane il problema della legalità: si può fare? In Italia l'istruzione inferiore, impartita per 8 anni, è obbligatoria e gratuita, come recita l'articolo 34 della Costituzione italiana, e quindi si può fare homeschooling, proprio perchè non è la scuola ad essere un dovere. Rimane ancora una perplessità: la socializzazione. Se si chiude un bambino all'interno delle mura domestiche, come riuscirà a rapportarsi con i coetanei e con altri adulti? 

Mi sono accorta che conoscevo più le critiche che il fenomeno reale e dunque ho deciso di studiarlo più a fondo. La Rete è d'aiuto in queste occasione e i siti a tal riguardo sono tantissimi. Altrettante sono le community di homeschoolers, create per condividere materiali, metodologie, esperienze.Ovviamente tracciare una descrizione univoca impoverirebbe la scuola parentale,che punta sulla personalizzazione: ognuno calibra le proprie lezioni sui propri bambini, sui materiali a disposizione, sul territorio in cui vive. Ed è proprio questa ricchezza di contenuti che viene fuori, leggendo quello che viene scritto nei blog e nei gruppi di Facebook. I bambini imparano vivendo e prendendo parte ad esperienze che nella scuola tradizionale non possono nemmeno venir proposte. Si riscoprono valori tradizionali e attaccamento al proprio ambiente di vita: una risorsa inestimabile se si pensa ai contenuti, ahimè, ormai globalizzati, che vengono offerti ai nostri bimbi sin dalla scuola primaria. 

Tramite un gruppo di Facebook, Andrea Gardiner si è resa disponibile a rispondere a qualche mia domanda riguardo la scuola familiare, che lei porta avanti in Ecuador, dove vive con le due figlie di tre e cinque anni. Cura un blog e ha una pagina Facebook. Cercherò di tradurre le sue risposte al meglio, ma riporterò le sue risposte interamente per chiunque abbia voglia di leggerle direttamente in inglese.

Foto di Andrea Gardiner
  • Quando hai deciso di iniziare a fare homeschooling?
Ho iniziato a fare homeschooling un anno fa. Vivo in Ecuador con mio marito ecuadoregno. Io vengo dalla Gran Bretagna e volevo che le mie bambine imparassero l'inglese come lo spagnolo. Ho mandato la più grande in un nido, ma una volta che lei ha cominciato, non sembra la scuola adeguata.

I started homeschooling a year ago. I am living in Ecuador with my Ecuadorean husband. I am British and wanted my children to learn English as well as Spanish. I sent my oldest to nursery, but once she started school it was no longer adequate.
  • Hai qualche titolo di studio per insegnare?
Sono un medico. Non hai bisogno di una qualifica particolare per fare educazione parentale. Penso che le tante esperienze che ho fatto in vita mia mi abbiano preparato ad insegnare alle mie bambine.

I am a medical doctor. You do not need a teaching qualification to home school. I find the many experiences I have had in life had prepared me for teaching my girls.

  • Come sono le scuole tradizionali nel tuo Paese?
Le scuole in Ecuador non insegnano ad un livello paritario di quelle del Regno Unito e questa è una delle più importanti ragioni per cui ho iniziato a fare homescooling.

The ordinary schools in Ecuador do not teach to the same level as schools in the UK, which was one of my main reasons for starting to homeschool.


  • Ci sono altri homeschooler nel tuo Paese?
In Ecuador ce ne sono pochi altri. Molte persone che, come me, vengono da altri paesi hanno scelto l'homeschooling per i loro bambini, se non hanno optato per la Scuola Internazionale. Pochissimi Ecuadoregni sono homeschooler.

There are few other homeschoolers in Ecuador. Many other ex-pats choose to homeschool their children if they cannot afford an International School. Very few Ecuadoreans homeschool although I do know a few.
  • Dove trovi il materiale per le tue lezioni? Usi metodologie particolari?
Seguo più o meno il Curriculum nazionale del Regno Unito. Ci sono molte risorse su Internet e sono un membro del gruppo di Facebook Homeschooling parents:qui si scambiano idee, esperienze e link utili. L'homeschooling ci dà la libertà di fare cose adatte ai bisogni e agli interessi dei bambini a cui ci rivolgiamo. Per esempio, le mie bambine parlano due lingue e imparano sia in inglese sia in spagnolo, così studiamo storia e geografia dell'Europa e delle Americhe.

I follow the National Curriculum of the UK more or less. There are many resources on the internet. I am a member of facebook groups of other homeschooling parents. They share ideas, resources and links. Homeschooling does give us the freedom to do things according to the girls needs and interests. For example my girls are bilingual and learn both English and Spanish and we study history and geography from Europe and the Americas.
  • Sei soddisfatta della tua scelta?
Sono molto felice della mia scelta. Amo passare il tempo con le mie bimbe ed essere la persona a cui loro possono chiedere di chiarire i loro dubbi. Ciò rende flessibile la nostra famiglia e le bambine possono seguire lezioni individuali e possono fare progressi secondo il loro ritmo.

I am very happy with my choice. I love spending the time with my girls, and being the person who answers their many questions. It gives us flexibility as a family and the girls have one to one tuition and can progress at their own pace.
  • Hai ricevuto critiche riguardo alla tua scelta?
La gente dice che nessuno può insegnare se non sei un insegnante e che i bambini hanno bisogno della scuola tradizionale per socializzare. Nessuna di queste due affermazioni è vera. L'essenza di essere un genitore è di preparare i tuoi bimbi, magari anche nei programmi didattici. Le mie bambine hanno molto più tempo per giocare con i vicini di casa in questo modo e socializzano con adulti e bambini di tutte le età: non sono nè timide nè vergognose.

People say one cannot teach if you are not a teacher and that children need school to socialise. Neither of these are true. The essence of being a parent is training your children and this can include academic subjects. My children have more time to play with the children in the neighbourhood now than they would were they in school. They sociialise with adults and children of all ages. They are neither timid nor shy.
  • Qual'è il miglior aspetto positivo dell'homeschooling? Quale il peggiore?
L'aspetto migliore dell'homeschooling è, a mio parere, di saper sfruttare l'interesse reale dei bambini, accorgendosi quando e a cosa sono interessati. Abbiamo la libertà di studiare quel particolare argomento come e quando vogliamo e questa forma di amore per l'apprendimento dura tutta la vita. 

L'aspetto peggiore è il potenziale isolamento, ma noi facciamo passare alle nostre bimbe molto tempo a giocare con i coetanei e le portiamo in scuole di danza e palestre.

The best feature of homeschooling for me is being able to take the children´s lead when they are interested in a particular subject. We have the freedom to study it then and there. This forms a lifelong love of learning in them. The worst feature is the potential isolation, but we counter this by giving them plenty of time to play with other children and taking them to ballet and gym clubs.


La testimonianza di Andrea mi ha fatto vedere la scuola parentale da un punto di vista diverso: ha posto l'attenzione sulla peculiarità delle famiglie in cui coesistono diverse culture, sulla inadeguatezza di qualche sistema scolastico e sull'importanza dell'interesse vero dei bambini, che spesso a scuola non viene appagato. Chiunque voglia lasciare la propria testimonianza di homeschooling, oltre a lasciare un commento al post, può anche contattarmi in privato alla mail valeps@hotmail.it.


domenica 16 giugno 2013

Liebster Blog Award


L'altro giorno Lucia di http://infinitepassionicreative.blogspot.it e di http://approcciopikleriano.blogspot.it /ha conferito ad Educhiamo! il Liebster Blog Award, che permette di dare visibilità ai blog seguiti da meno di 200 membri. Una volta ricevuto il premio e risposto alle domande, si gira il questionario alle 11 blogger a cui si sceglierà di dare il LBA.

GRAZIE LUCIA!!!!!

Ecco le domande:


  • Qual è il tuo colore preferito?
  • Qual è la stanza della casa che preferisci?
  • Sai usare il pc?
  • Sei sposata?
  • Quale cartone degli anni 80 preferivi?
  • Cosa ti piacerebbe ti regalassero il prossimo compleanno?
  • Mare o Montagna?
  • Il tuo gelato preferito?
  • Di che colore hai i capelli?
  • E gli occhi?
  • La tua canzone preferita?

E le mie risposte:
  • Viola
  • Camera da letto
  • No
  • Creamy
  • Un viaggio
  • Tutti e 2?!?!?!
  • Menta
  • Castani
  • Marroni
  • Difficile sceglierne una... In questo momento direi Occhi da orientale di Daniele Silvestri

E ora ecco le 11 blogger da me scelte e seguite: siete delle grandi! ;)

  1. Nadia di Nell'educazione un tesoro
  2. Sik and Freak di Un semplice taccuino
  3. Tiziana di Attività creative per bambini
  4. Bambini http://bambinizerosei.blogspot.it/
  5. Bietolina di Bietolina e il nido di Ale
  6. Linda di Bimbi&company
  7. Ile e Gy di Dire fare giocare. Il blog della classe verde
  8. Natty e Elisa di Mille idee da fare al nido
  9. Alessandra di Parliamone oggi
  10. Dada Pasticciona di http://dadapasticciona.blogspot.it/
  11. Stella di Creargiocando
Se ancora non li conoscete...date un'occhiata a questi interessantissimi blog!



giovedì 13 giugno 2013

Maestra, mio figlio mi picchia!

Un bambino di 2 anni e mezzo può comandare in una famiglia, dettando regole e obbligando gli adulti a assecondarlo in tutto? Può prevalere sui genitori dando loro morsi o schiaffi?

Nella teoria non dovrebbe, ma nella realtà è un fenomeno sempre più frequente.

"Questo bambino è ingestibile. Fa capricci e scenate che non smettono, se non dandogli quello che vuole" Ecco la giustificazione più gettonata sui comportamenti del proprio figlio, che, preso campo all'interno delle mura domestiche, tende a riproporre gli stessi schemi di azione al nido, con educatrici e coetanei.

L'autorità non è un concetto da demonizzare: un bimbo piccolo ha bisogno di limiti, di regole, di adulti che lo aiutino a capire dove sbagliano. E'proprio in quello spazio che si muovono liberi e sicuri, imparando a distinguere quali sono le reazioni da modificare e quali da evitare, imparando quali sono le emozioni positive e quelle negative, imparando a reagire ad esse in maniera adeguata.

Contenere le emozioni è faticoso per un adulto, soprattutto quando sono forti, estreme, esasperate. La rabbia nei confronti di una brontolata di cui non si capisce il motivo, la gelosia nei confronti del fratellino più coccolato, la frustrazione provata quando si sente di non essere abbastanza considerati: sono tutti sentimenti provati e difficilmente ben gestiti da un bambino al di sotto dei 3 anni. 

Cosa può funzionare? Non esiste una ricetta universale: le soluzioni variano da situazione a situazione e da bambino a bambino. Sicuramente l'adulto deve assumere una posizione chiara e decisa, non deve tornare sui suoi passi e deve essere sicuro di quello che fa. Mai ridere o minimizzare: il bimbo capisce benissimo, vi sta sfidando e se vede che voi considerate divertente il suo comportamento, lo ripeterà. Qualche volta le parole non bastano e contenere anche fisicamente il proprio piccolo con un abbraccio è un buon modo per farlo rilassare.

Diventare un punto di riferimento significa assumere responsabilità.


lunedì 18 marzo 2013

La scuola del fare

Giovedì scorso ho partecipato al seminario La scuola del fare, organizzato dal Movimento di Cooperazione Educativa, Gruppo Territoriale Fiorentino, presso la BiblioteCaNova di Firenze.
Il fare insieme come promozione della riflessione e dell'apprendimento
Si legge sul volantino che pubblicizza l'iniziativa e credendo molto in questo assetto fondamentale dell'azione educativa, ho assistito alla discussione sul tema di cooperazione pedagogica facendo tesoro degli interventi ascoltati e rielaborando le idee su cui ho poi riflettuto.

Marisa Giunti, segretaria del gruppo fiorentino, ci ha accolto aiutandoci a costruire dei cappelli di carta di giornale, la cui forma e la cui decorazione era affidata alla fantasia di chi lo avrebbe portato: ogni cappello era diverso dall'altro, ma a suo modo affascinante.

Franco Quercioli ha moderato il dibattito, introducendo in maniera puntuale il lavoro del MCE in Italia, dalla sua nascita alle personalità che lo hanno seguito, come Mario Lodi e Bruno Ciari. Già nel dopoguerra, l'aria di rivoluzionare i metodi didattici conferendo alla scuola una componente meno passiva e di indottrinamento era molto forte. Quando Célestin Freinet, fautore per eccellenza dell'apprendimento cooperativo, visitò Firenze nel 1950 pose le base teoriche per la costruzione del Movimento. 

Cosa è cambiato da allora? Tutto e niente sembrerebbe. Dalle diverse opinioni espresse, il quadro della scuola italiana che viene delineato è sicuramente di un'istituzione in difficoltà, che come allora vorrebbe rifondarsi e venire incontro alle nuove esigenze dei bambini di oggi. Questioni amministrative, politiche e economiche hanno inciso a rendere l'istituto scolastico un ente burocratizzato e depauperato dei valori fondamentali. Spesso non si ha il tempo per PARLARE con i colleghi, nonostante le numerose assemblee. Spesso non si ha il tempo per PARLARE con i bambini, rendendo inadeguato ogni intervento educativo. Assai più rare sono le occasioni in cui ci si confronta con le famiglie, con le quali si dovrebbe costruire una continuità e uno scambio, mirati a favorire un andamento sereno della crescita sia dei più piccoli che dei più grandi. Ancora una volta sembrano essere le nozioni a monopolizzare i sistemi formativi.

Lavorando in un nido, non ho esperienze dirette sulla scuola primaria, grado scolastico su cui si sono incentrate numerose riflessioni, ma sento talvolta le stesse impotenze, le stesse esigenze, le stesse sofferenze delle insegnanti che vi lavorano. Costruire un gruppo di lavoro non è mai cosa semplice e scegliere una via educativa (sebbene esistano programmazioni) non è sempre garanzia di qualità.

L'intervento di Ferruccio Cremaschi, responsabile delle Edizioni Junior Spiaggiari, da cui sono pubblicati i Quaderni di Cooperazione Educativa a cura del MCE, ha, a mio parere, colpito nel segno, poichè ha delineato le prospettive future sulle quali ogni buon educatore dovrebbe investire. Proponeva infatti di sfruttare le tecnologie informatiche per creare una vera rete di scambi di esperienze sulle eccellenze, sulle attività proposte nelle proprie aule per creare una sorta di biblioteca a disposizione dei colleghi, su cui riflettere e da cui poter attingere in qualsiasi momento.

PARLARE del proprio modo di fare educazione è necessario per poter riconoscere la propria professionalità nell'altro e con l'altro.

Per info MCE

lunedì 26 novembre 2012

Educhiamo al genere

Ieri la Giornata contro la violenza sulle donne ha dato modo di riflettere su come riuscire a prevenire tali crimini: certo leggi più punitive diventerebbero un bel deterrente, ma siamo sicuri che possano bastare?

Rispondendo al questionario inviatomi da una laureanda tramite un gruppo di Facebook, ho pensato alle mie pratiche quotidiane al nido: che peso ha il maschile e il femminile in questa fascia d'età?

A mio parere, in questa fase non si dà molto spazio all'educazione di genere, perchè ancora sembra non essercene bisogno: i bambini sono liberi dagli stereotipi sociali, ma ben  presto si accorgeranno delle differenze che contraddistinguono maschi da femmine.

"Perchè le bambine fanno la pipì sedute?" mi chiedeva un bambino di 3 anni.
"Perchè i maschi si vestono tutti di blu?" mi chiedeva una bimba della stessa età.

Quando iniziano a disegnare con maggiore competenza, ci si accorge che la caratterizzazione dei personaggi nei ritratti infantili subisce l'influenza culturale in maniera inesorabile: donne con le gonne e i capelli lunghi, maschi grandi e grossi.

Varrebbe la pena progettare attività e interventi volti a favorire la valorizzazione e l'integrazione delle diversità di genere sin dall'asilo nido. Parlarne in gruppo potrebbe portare a nuove idee... Voi che ne pensate?

La violenza è causata dall'ignoranza. Parlare di stereotipi, differenze di genere, emozioni non è tempo sprecato, è tempo di conoscenza.

venerdì 7 settembre 2012

E la prima settimana è andata...

E la prima settimana è andata...

Nido nuovo, bimbi nuovi, colleghe nuove.

Gli spazi son curati e ben organizzati, il lavoro ben scandito dalle routine, il gruppo di lavoro affiatato: insomma, c'è un bel clima!

I bambini.... beh, che dire?! Loro sono meravigliosi e non è affatto una novità!

Con la voglia di dare del meglio, rimangono un po'di incertezze per quello che verrà, ma il primo bilancio è sicuramente più che positivo.

A voi com'è andata?

sabato 1 settembre 2012

L'ambientamento al nido

Iniziare l’anno al nido è una fase delicata… per tutti: in primis per i bimbi, che cominciano a frequentare o che dopo settimane di vacanza devono rientrare all’asilo; poi per i genitori, che devono separarsi, a volte per la prima volta, dai loro figli; infine per le educatrici, che hanno il duro compito di rendere questo passaggio il più sereno possibile.

Come educatrice, mi sono sentita tante volte scoraggiata: quanto è difficile conquistarsi la fiducia dei genitori! Quanto è stancante accogliere il pianto dei bambini e riuscire a trasformarlo in un sorriso! Sono solo momenti, dovuti alla stanchezza e all’impegno. Parlarne con le colleghe mi aiuta sempre molto: consigliarsi su come affrontare determinate situazioni o a volte, semplicemente, sentirsi comprese.

Le parole d’ordine sono comunque queste:
·         PROGETTAZIONE
·         GRADUALITA’
·         RISPETTO
·         GRUPPO
·         FIDUCIA

Progettare spazi e tempi, orari di accoglienza movimenti all’interno della sezione è importante, ma non serve a niente se non si considerano i ritmi del bambino. La scansione delle routine è molto diversa da quella a cui il bimbo è abituato a casa e anche i tempi di attenzione e di attesa sono diversi: di solito a casa, le mamme (o nonne o babysitter) sono a completa disposizione del piccolo.

Dunque rispettare le forme di protesta che il bambino metterà in atto è segno di comprensione. Ovvio che è necessario distinguere il disagio dal capriccio e nel secondo caso, comportarsi in maniera ferma e decisa. Una piccola dose di frustrazione serve per crescere: riuscire a fornirla in maniera graduale è il segreto per un buon adattamento.

E’però doveroso, a mio avviso, rispettare anche le modalità di approccio dei genitori: anche loro avranno bisogno di tempo. Certo, sono adulti e quindi sanno gestire le proprie emozioni, ma anche per loro sarà un momento di fragilità estrema al quale potrebbero reagire in maniera  ambivalente, confondendo il figlio.

Avete presente quella mamma che con le lacrime agli occhi, stringe a sè il figlio e intanto gli dice "Vai, vai a giocare con gli altri bimbi che la mamma torna dopo!"?! Il messaggio che arriverà al bimbo è spiazzante ed è probabile che dopo un po'scoppi in lacrime. Che fare come educatore?

Sostenere un comportamento del genere significherebbe procrastrinare inutilmente la separazione; stroncarlo in maniera troppo direttiva potrebbe innalzare un muro con il genitore che non si sente capito. In questi casi, io la butto sul ridere con una battuta e con un sorriso (magari anche con una pacca sulla spalla).

In un secondo momento, magari telefono alla mamma per rassicurarla, dicendole che comprendo le sue ansie e che anche il bimbo ne è consapevole e non sa come gestirle. Ed è qui che bisogna lavorare insieme, nido e famiglia per costruire un contenitore emotivo per il bimbo.

Come dicevo prima, la risorsa del gruppo di lavoro è fondamentale. Presentare un’educatrice di riferimento per ogni bimbo e ogni famiglia è utile sia a livello pratico sia a livello emotivo, ma fin dai primi giorni è doveroso presentarsi come un’équipe, come un unicum. E’una forza per il singolo educatore, ma anche per gli utenti, che si sentiranno più al sicuro in un ambiente partecipativo e condiviso da diverse persone.

L'ambientamento è al nido, alle persone che lo compongono, non al singolo educatore: il rischio è di creare un rapporto esclusivo e di lasciare prevalere i sentimenti sulla professionalità. Siamo professionisti: non dimentichiamocelo! Non è per trincerarci dietro a "pedagogichese" o per darsi arie, ma sul lavoro abbiamo dei compiti ben precisi, per quanto possa essere meraviglioso e coinvolgente stare con i bambini tutto il giorno.

Infine, la fiducia. La fiducia nei bambini, che spesso riescono a superare difficoltà e ostacoli con una forza da eroi. La fiducia nelle famiglie, che nonostante tutto, cercano di dare il loro meglio: siamo noi i professionisti, sta a noi creare un rapporto positivo, criticare non serve, mentre è necessario un’opera di empowerment. La fiducia nelle colleghe, senza la quale non si lavorerebbe in gruppo: la diversità è una ricchezza inestimabile nel nostro lavoro.

E infine: fiducia in noi stesse! Anche quest’anno settembre e ottobre non saranno mesi facili, ma quanta soddisfazione!

Buon lavoro, colleghe!

Letture utili:

Pubblicazione sul tema degli asili nido del Comune di Firenze

Goldschmidt, Elfer, Sellech, "Persone chiave al nido", Edizioni Junior

AA. VV., Entrare al nido a piccoli passi, Edizioni Junior


Conoscete altri testi utili o volete lasciare esperienze dirette/ impressioni? Lasciate un commento!

venerdì 24 agosto 2012

La pedagogia della Lumaca: grazie Gianfranco Zavalloni!

La scuola è il luogo in cui si apprende insieme, non “da soli”. È importante “perdere tempo” perché una classe indistinta diventi un “gruppocomunità”. Ci vogliono mesi per formare il gruppo, discutendo e raccordandosi sulle finalità, sulla necessità di regole condivise, sulle metodologie e le tecniche da utilizzare insieme. 
G.Z.

In questi giorni la notizia della morte di Gianfranco Zavalloni mi ha colpito come mi colpì leggere il suo libro. Non l'ho mai conosciuto, ma era un uomo di personalità che metteva cuore nelle cose che faceva. Era uno che ci credeva veramente.

"La pedagogia della lumaca" è stato per me un'occasione di ripensamento sul mio agire educativo, sul mio modo di relazionarmi ai bimbi: quante volte siamo rapiti dalla fretta e dalla voglia di terminare un lavoro?



Ma non parlava solo di tempi, Zavalloni, a mio avviso, è un rivoluzionario della qualità educativa, controtendenza con i trend del momento: riscoprire l'importanza del camminare, di scrivere una cartolina, di stare a contatto con la natura.

Non sono qui per celebrarlo, ma per ricordarlo e per far sì che i suoi insegnamenti divengano oggetto di riflessione per ognuno di noi.

Ecco il link al suo sito, dove potrete anche leggere il decalogo dei diritti dei bambini e il decalogo per una buona scuola..

... e il video che Gianfranco pubblicò sul gruppo Educhiamo! il 21 ottobre 2011