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lunedì 29 febbraio 2016

Disostruzione pediatrica: è davvero così utile?

Vi dico subito che avevo molti dubbi sui corsi di disostruzione pediatrica e vi spiego subito perchè. Non è per puro spirito di contraddizione che ero un po'scettica di fronte a questo nuovo trend, ma i miei buoni motivi li avevo (e a dirla tutta, continuo ad averli).

Ho frequentato un lungo corso di pronto soccorso infantile l'anno in cui ho iniziato a lavorare al nido e ho imparato che la cosa più utile che si può fare per salvare la vita a un bambino e chiamare in maniera immediata il Pronto Soccorso.

Parlando con delle amiche neo mamme, i loro pediatri hanno spiegato loro quali sono le manovre di disostruzione pediatrica all'inizio dello svezzamento. Cosa è successo? Non si sono per niente tranquillizzate, hanno rallentato lo svezzamento e ogni volta che loro figlio agguantava un biscotto, lo fissavano con l'ansia trepidante, intimorite di dover intervenire da un momento all'altro al primo colpo di tosse.


Ecco, io non mi voglio far prendere dal panico. Ho preso il corso con questo spirito. Ho memorizzato le manovre da fare in caso di disostruzione di neonato e di bambino, ho interiorizzato le regole per il sonno sicuro, ho dato un'occhiata alla app One touch for help. Di sicuro, son tutte cose che vanno ad aumentare un bagaglio per non farsi prendere dal panico in casi di emergenza. 

Educatrici, neo mamme, nonne, fate il corso e imparate come fare a intervenire in modo corretto nei casi di ostruzione pediatrica, ma cercate di mantenere la calma: la prevenzione è importante, ma è altrettanto realistico pensare che forse non avremmo mai bisogno di realizzare davvero quelle manovre. 



sabato 16 novembre 2013

Latte materno: un corso di aggiornamento

Ho partecipato al corso di aggiornamento per educatrici di asilo nido “Il latte di mamma:al nido come a casa” organizzato dalla asl Milano 1.E’ stato molto formativo e interessante per poter valorizzare e sostenere il più possibile la pratica dell’allattamento al seno.

Allattare al seno è fonte di benefici a breve e lungo termine sia per la madre che per il figlio anche se molte volte l’allattamento è vissuto dalla madre come un momento di limitazione e perdita di ruolo sociale. Una corretta informazione può quindi aiutare la mamma a fare le giuste scelte. Oggi esistono e sono in via di espansione luoghi che permettono alla madre di fermarsi per nutrire il proprio bambino: i baby pit-stop. Si stanno diffondendo presso farmacie, ospedali, ambulatori, biblioteche, comuni e ora anche presso alcuni centri commerciali. Sono luoghi caldi e accoglienti dotati del comfort necessario per mettere a proprio agio la madre con il proprio bambino.



Il momento cruciale nella promozione dell’allattamento al seno è stato nel 1989 quando dalla collaborazione tra OMS e UNICEF è scaturita la dichiarazione “L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità”. Si tratta di un decalogo per operatori sanitari finalizzato al’incoraggiamento della pratica dell’allattamento al seno la cui osservanza è il presupposto perché una struttura possa essere “Ospedale amico dei bambini”. Il percorso per diventare ospedale amico dei bambini richiede la conquista da parte di tutto il personale di una mentalità che pone al centro della propria attenzione la coppia mamma-bambino avendo alla base una formazione adeguata e il miglioramento delle routine assistenziali.

Ma vediamo più da vicino quali sono i “dieci passi per il successo dell’allattamento al seno”:
-definire un protocollo scritto per l’allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario
-preparare tutto il personale sanitario per attuare compiutamente questo protocollo
-informare tutte le donne in gravidanza dei vantaggi e dei metodi di realizzazione dell’allattamento al seno
-aiutare le madri perché comincino ad allattare al seno già mezz’ora dopo il parto
-mostrare alle madri come allattare
-non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno tranne che su precisa prescrizione medica
-sistemare il neonato nella stessa stanza della madre (rooming-in) in modo che trascorrano insieme tutto il tempo della permanenza in ospedale
-incoraggiare l’allattamento al seno a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento
-non dare tettarelle o succhiotti ai neonati durante il periodo dell’allattamento
-favorire la creazione di gruppi di sostegno alla pratica dell’allattamento al seno

Il personale sanitario e gli operatori occupano una posizione favorevole all’applicazione di questi principi che possono essere applicati dovunque vengano offerti servizi per la maternità e tra questi possiamo comprendere gli asili nido. Le educatrici sono quotidianamente in relazione con le mamme che affidano i bimbi ancora lattanti e quindi possono contribuire al mantenimento e alla diffusione dell’allattamento materno attraverso l’organizzazione al nido del servizio “latte di mamma”Il servizio “latte di mamma” prevede la possibilità per la mamma, attraverso alcune procedure segnalate dalla asl, di lasciare al nido il latte raccolto a casa in modo che le educatrici lo possano dare al bambino e non sia necessario sospendere l’allattamento nonostante la frequenza al nido.

Chiara Maria Candiani


martedì 2 aprile 2013

Lo svezzamento: tra emozioni e autonomie

Passare dal latte ai cibi solidi è per il bambino (e per la famiglia) un passaggio importante e graduale, che spesso porta a galla paura e ansie degli adulti. E'di norma verso i sei mesi che si prova a introdurre nella dieta del bambino qualche alimento solido e semisolido, in maniera graduale e ben pensata: alcuni cibi possono determinare allergie e altri possono essere mal digeriti. E'fondamentale seguire il fabbisogno nutrizionale legato all'età e la dentizione del piccolo e considerare, assieme al pediatra, un'offerta di cibi varia e equilibrata. 

La mamma però perde l'"egemonia" sul nutrimento del figlio e inconsciamente potrà sentirsi depauperata di un legame speciale e di tutti quei momenti "solo a due" che l'allattamento al seno riserva alla diade materna. Se si è già provato il latte artificiale, questi sentimenti saranno attenuati, ma il bimbo reclama indipendenza e trovare il giusto equilibrio tra rischio e protezione nelle nuove avventure è per un genitore un'azione carica di responsabilità. C'è anche chi tenta con forme di autosvezzamento.

Come servizi educativi, dobbiamo accompagnare le famiglie in questi momenti, favorendone il loro naturale svolgimento, sostenendoli nelle scelte e rassicurandoli alla comparsa di eventuali incertezze. Ricordiamoci sempre che la teoria è un buon fondamento, ma calare i nostri interventi personalizzandoli è molto importante affinchè siano davvero efficaci. Tutto ciò che riguarda l'alimentazione è strettamente connesso alla sfera personale e affettiva e alla dimensione culturale di ognuno di noi: cerchiamo di trattare ogni situazionecon rispetto. 

Ho avuto un po'di difficoltà a entrare in dinamiche di svezzamento con "culture altre", abituate ad un regime alimentare diverso dal nostro e a passaggi più o meno rapidi con i cibi solidi. Il ruolo dei pediatri è davvero fondamentale per un'educazione alimentare super partes, ma a volte, nonostante i loro suggerimenti, le tradizioni e i modi di fare "di una volta" sono difficili da superare. 

Siti d'interesse:

Lo svezzamento, Ministero della Salute
L'autosvezzamento, una nuova prospettiva. Sito di genitori rivolto a genitori
All'ombra della pappa. Svezzamento e culture a confronto