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giovedì 11 gennaio 2018

Anche le matrigne possono essere buone. Intervista a Cecilia

Ho conosciuto Cecilia Albani per caso su Facebook. Il suo blog, La principessa con la valigia, parla di un argomento che può sembrare banale, ma dobbiamo darle il merito di essere riuscita a trattarlo in maniera ironica e divertente, ma sempre attenta ai sentimenti dei bambini.

Non si tratta di una vera e propria fiaba, ma della famiglia allargata, un fenomeno sempre più diffuso oggi e per niente isolato. Cecilia ha il coraggio di definirsi una matrigna per la bimba del suo compagno. Il termine non è dei più lusinghieri: nelle favole, la matrigna rappresenta l'alter ego della principessa, agisce contro di lei, la invidia e la ostacola in ogni modo.

Cecilia invece ha un'attenzione nuova per il suo ruolo e fa della delicatezza il suo punto di forza: riconoscere con tanta schiettezza la scomodità del suo "matrignato" è di sicuro coraggioso. Facendole qualche domanda ho scoperto questo e molto altro, ma... lascio la parola a lei...

Perché hai deciso di aprire un blog e di condividere la tua esperienza di Matrigna?

Ottima domanda!
Perché si arriva a descrivere dettagli così personali della propria vita?
Tutto è iniziato una notte di Maggio: a quel tempo facevo la spola tra casa di mia madre e casa del mio compagno che si trovavano a più di un’ora di distanza l’una dall’altra, in due provincie distinte. Ero stremata: vivevo con la valigia alla mano (la mia fidata Valigia Blu dalla quale il mio Blog prende il nome per l’appunto), non mi sentivo appartenere a nessun luogo. A quel tempo avevo appena conosciuto Piccola Principessa (la mia adoratissima figliastrina) ed era proprio questo il motivo dei miei continui spostamenti dato che volevamo procedere un passo alla volta: mi capitava di fare un giorno qui ed uno là, il che mi rendeva spaesatissima e molto, molto fragile.
Avevo un estremo bisogno di trovare qualcuno che capisse cosa stavo provando, che mi dicesse che non ero pazza e che tutte le paure che provavo erano normali. Quando si entra nella vita di un bambino non tuo si ha tanta paura di sbagliare sapete? Ogni piccolo passo è compiuto con prudenza e non si sa mai fin dove spingersi. Per questo ho deciso di condividere la mia esperienza: per dare un sostegno a tutte quelle donne che si trovano ad affrontare una situazione così delicata.

Cosa intendi con il termine Matrigna?

Il termine “Matrigna” ha un significato prettamente negativo ancora oggi nella lingua italiana ed è per questo motivo che a me piace così tanto utilizzarlo in maniera ironica. Per me Matrigna significa Amica, Confidente, Compagna di Giochi e perché no, Fidanzata di Babbo. Lo preferisco di gran lunga a quell’orribile termine di “Terzo Genitore”; noi non siamo Genitori e non lo vogliamo nemmeno essere!!

Quale ruolo ha, secondo te, la Matrigna nella famiglia moderna?

A mio avviso, ha un ruolo molto importante perché indirettamente contribuisce all’educazione dei figliastrini. Di certo non siamo noi a dettare le regole: quello è un compito che spetta a Babbo e Mamma. Ma possiamo insegnare il Rispetto e l’Amore Incondizionato a prescindere dai legami di sangue. E non è un compito da poco, ecco!


Nel tuo blog, parli del ruolo di matrigna in maniera molto coscienziosa e autoironica. Non è così scontato. Da educatrice, mi sono trovata spesso di fronte a situazioni familiari complicate e dolorose soprattutto per i bambini. Come avete raggiunto il vostro equilibrio?

Cercando di farle capire che poteva fidarsi di me e che non avrei mai rappresentato una minaccia per lei, quanto piuttosto una figura solida e presente nella sua vita. Ho sempre cercato di metterla al di sopra delle mie esigenze e di non toglierle mai lo spazio accanto a suo padre. A lei mi sono dedicata moltissimo e continuo a farlo anche oggi: ho passato ore a far sposare bambole di qualsiasi forma e dimensione (ed io non l’ho mai fatto neanche quando ero piccola…sono sempre stata un maschiaccio!), ho cercato di entrare nel suo mondo a piccoli passi e contemporaneamente di farle conoscere il mio. Questo ci ha permesso di instaurare un legame esclusivo e molto forte. Lei di contro mi ha regalato moltissimo: attraverso la sua dolcezza ho imparato ad amare i bambini.

Quale riscontro hai trovato tra le lettrici e i lettori del tuo blog?

Chi mi scrive o legge ha bisogno di sentirsi rassicurato della situazione che sta vivendo, di sfogarsi o cercare una soluzione ad un problema che in quel momento appare impossibile da superare. Sembra assurdo ma noi Matrigne ci facciamo domande anche su aspetti che possono apparire insignificanti della vita quotidiana! Spesso racconto con orgoglio le loro storie e le loro piccole vittorie se mi danno il permesso. Si tratta di persone davvero speciali che meritano il rispetto di tutti. Rispetto che a volte non è così scontato guadagnarsi… ma ci stiamo lavorando!

Per finire... un consiglio per tutte le matrigne?


Fate della Pazienza un vostro caposaldo. Buttatevi in queste situazioni con semplicità e chiarezza, impiastricciatevi le mani di colori insieme ai vostri figliastrini ed amateli con tutte voi stesse senza remore. Mettete da parte ogni forma di gelosia e ricordatevi che voi avete scelto un pacchetto All Inclusive dove non ci sarete solo voi su quel piedistallo ma anche bambini, ex mogli e parentame vario che farà capolino alla vostra porta in momenti più o meno graditi. Ma voi siete Matrigne. E le Matrigne Buone, si sa, sono eroine proprio come le Principesse delle favole.

martedì 28 luglio 2015

Stiamo arrivando!

Quest'anno siamo state meno attive sul web per un semplice motivo: Educhiamo! sta crescendo nella vita reale. Il progetto che stiamo portando avanti prende il nome dal blog e passo per passo, racconteremo quello che faremo da settembre in avanti scrivendo tanti bei post.

Le fondamenta rimangono sempre quelle della condivisione e raccontare le nostre esperienze servirà per avere un confronto con tutti i lettori. Quindi fateci un favore: tenetevi aggiornati! ;)

Di cosa ci occuperemo? Per adesso stiamo mettendo a punto un percorso di sostegno alla genitorialità ma più di questo non possiamo dirvi: tutto è in fase di progettazione e per scaramanzia è meglio tenere la bocca chiusa ancora per un po'!

Come sempre però restiamo disponibili a nuove collaborazioni: avete voglia di scrivere qualche post per il blog, volete avere informazioni sui nostri incontri, vi interessa parteciparvi... se volete saperne di più contattateci via mail a educhiamo@libero.it oppure sul gruppo o sulla pagina Facebook.

Intanto... ci godiamo le meritate ferie e auguriamo a tutti voi Buone Vacanze!
Ci vediamo a settembre!!!

Valentina&Alessandra

giovedì 18 dicembre 2014

Benvenuta Alessandra, una psicologa per Educhiamo!

Ci siamo....e adesso da dove partire?! Mi ritrovo qui a scrivere della mia vita per presentarmi a voi fedeli blogger di Educhiamo!...forse meglio se comincio dai miei dati anagrafici giusto per rompere un po' il ghiaccio...

Nome: Alessandra
Eta': 30 tondi tondi
Professione: Psicologa Clinica /Operatrice sociale
Luogo di Nascita: Prato
Ora che ci siamo stretti la mano, inizio dicendovi che per me è un vero piacere poter collaborare con voi ed insieme a voi e ringrazio Valentina Ferri per questa opportunità, tanto inaspettata ma anche tanto gradita!

Sono una Psicologa e lavoro preferibilmente con coppie e famiglie; attualmente sto facendo la scuola di specializzazione in Psicoterapia Relazionale e Familiare e cosa mi porta ad Educhiamo!? Bè, perchè il nesso tra modelli educativi e benessere psico-fisico dell'adulto sono molto più legati e influenzabili l'un l'altro di quanto si possa immaginare! 

Oltre a ciò ho anche lavorato come educatrice d'infanzia in alcuni asili nido per un po' di anni, preferibilmente come educatrice jolly, tipo per sostituzioni, ferie, malattie e anche se in modo saltuario, ho potuto imparare alla fine una professione delicata e importante  come quella di educatore! Proprio il fatto di aver lavorato per diverse cooperative sociali e di aver fatto esperienza in asili diversi mi ha permesso di vedere realtà differenti tra loro, sia come approccio sia come gestione della modalità educativa e anche come ci si relaziona con i genitori/ parenti/ nonni dei bambini.


Quante persone, mondi, idee ci sono dietro a un bambino!!!! tante!!!Quando ti relazioni con un bambino, così come io faccio abitualmente con i miei pazienti ci si deve ricordare che c'è un mondo attorno a loro, fatto di abitudini, gesti, ritualità, presenza costante, fedeltà, parole date, compromessi, emozioni nuove, etc...

Sono tantissimi gli aspetti psicologici presenti nella realtà del nido; ad esempio quelli che riguardano la vita quotidiana di un bambino all'asilo nido, come il momento dell'inserimento, del pasto, del gioco, del rientro a casa; quelli che emergono quando il bambino sta con i suoi pari; quando intraprende delle attività che lo stimolano, ed infine anche quelli che prova a casa  con i genitori, mentre racconta cosa ha fatto all'asilo nido.

Mi piacerebbe se Psicologia e Pedagogia riuscissero ad andare di pari passo, sarebbe un arricchimento formativo per tutti: dal bambino all'educatrice in primis. Credo sia utile e giusto per la crescita dei nostri bimbi, che un giorno diventeranno gli adulti di domani,  poter dar loro stabilità emotiva e affettiva, snodo fondamentale di una crescita sana, forte e autonoma.

Cosa aggiungere? Al momento penso di aver detto tutto.
Cominciamo questa nuova avventura......

Foto e testo di Alessandra Bondi

mercoledì 22 ottobre 2014

Benvenuta a Federica e al suo approccio creativo!

Mi presento.. Sono Federica, ho 26 e vivo e lavoro in un paese della provincia sud di Milano. Nel 2011 mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale con il profilo professionale di Assistente Sociale, la vecchia “ruba-bambini”, e il mese scorso mi sono laureata in Scienze Pedagogiche.

In seguito ad un tirocinio effettuato nel secondo anno di università, ho iniziato a collaborare con una comunità di risocializzazione per mamme sole con figli piccoli, prima come educatore tappabuchi, poi come educatore scolastico di sostegno per la scuola primaria, ancora come educatore di uno spazio nido interno alla comunità e infine come educatore nel post- scuola.

un quadro di Britto, pittore brasiliano: rappresenta un po' il concetto di dolcezza indispensabile per relazionarsi con dei bimbi
Finalmente nel 2012 ho iniziato a lavorare per un micronido a conduzione familiare che ospitava circa 12 bambini. Anche qui non sono riuscita a “far fortuna” in quanto la frequenza universitaria obbligatoria non mi ha permesso di proseguire il lavoro.

In estate faccio attività di animazione ed educazione per i centri estivi presso scuole dell’infanzia, ed ora parallelamente alla ricerca del famoso posto fisso che di questi tempi sembra un’utopia, mi arrangio come educatrice per post- scuola nutrendo il sogno di aprire un asilo tutto mio!!


Sono molto favorevole allo sviluppo e alla sollecitazione della creatività del bambino; in un tempo che eleva l’uso della tecnologia a partire dall’infanzia, un po’ di sane attività in cui ci si possa sporcare e far emergere il proprio io può essere solo positivo!!

Ritengo poi, da buona pedagogista, che si debba rispettare l’unicità di ognuno cercando di estrapolare il talento di cui ognuno è dotato rispettandone i tempi e adeguando le modalità alla singola persona.

Come altre infine, sostengo che il lavoro con i bambini sia il lavoro più bello del mondo poichè credo che ogni bambino sia in grado di ricompensarti per tutta la fatica in un modo assolutamente spontaneo e semplice ma ricco al tempo stesso; forse al giorno d’oggi si cerca la felicità in cose complesse dimenticando come un abbraccio spontaneo o il sorriso di un bambino possa rallegrare le giornate apportando effetti positivi.

di Federica Arici

Federica non ha bisogno di presentazioni aggiuntive. Aspetto di leggere il suo primo vero post, perchè ha tante idee nuove: darà di sicuro un bel contributo al nostro blog. Benvenuta!

lunedì 6 ottobre 2014

Esami di coscienza: il pit stop delle educatrici

Care colleghe,

vi è mai capitato di essere un po'in crisi riguardo al vostro modo di lavorare, riguardo alla nostra professione, riguardo al confronto con le colleghe? Penso che almeno una rimessa in discussione per carriera sia necessaria, non per cambiare le cose, ma per comprendere altri punti di vista.

A volte infatti accadono fatti che non hanno direttamente a che fare con il vostro operato, ma che magari vi coinvolgono indirettamente. Vi sentite attaccate e non sapete bene come difendervi: gestire le relazioni con gli altri non è poi così facile e non esiste una modalità di comportamento adeguata a tutte le situazione.

Le difficoltà che dobbiamo affrontare sono tante e se ci pensate, non sono mai rivolte ai bambini: è con loro che si riescono a intessere rapporti positivi. I problemi si creano con gli adulti.

Pensate a come vengono presentati oggi gli asili nido in Italia: escono quasi tutti i giorni notizie terrorizzanti, in cui vengono descritti maltrattamenti e perfidie consumate contro bimbi. Queste persone (non chiamiamole educatrici, per favore) esisteranno di sicuro, ma non sono la regola.

Ho lavorato in tanti nidi e ho incontrato anche colleghe con metodi educativi che non potevo proprio appoggiare: l'ho detto, l'ho fatto presente alle colleghe, abbiamo cercato di superare con il lavoro di gruppo. E' l'équipe che dovrebbe garantire un servizio di qualità al nido.

Ma essere tutte sulla stessa lunghezza non è immediato e non è nemmeno scontato. Si scontrano formazioni ed esperienze diverse, temperamenti, che in realtà sono il valore aggiunto di un gruppo multidisciplinare e multidimensionale. Fortunatamente adesso lavoro con colleghe che mi arricchiscono (e spero di fare altrettanto)!

Il team è anche il portatore del progetto educativo, il manifesto di un modo di vedere l'infanzia che deve essere trasmesso alle famiglie e al territorio, che del nido leggono quelle brutte storie di cronaca e in alcune città non sono così sensibilizzati sul funzionamento degli asili d'infanzia.

Creare rapporti di fiducia diventa difficile in certe situazioni, ma ancora una volta è la professionalità che ci salva. A volte pecchiamo di essere onnipotenti, un po'come succede ai dottori. Io posso aiutare quella famiglia in difficoltà, io posso riuscire a far breccia nel cuore di quella mamma tanto chiusa, io posso...


A volte non si può e non perchè si è svolto male il nostro lavoro, a volte non si può perchè le relazione si creano in due e non dipendono solo da noi. Per quanto impegno e per quanta disponibilità ci possiamo mettere a volte rimangono dei rapporti sospesi.


Ecco la mia debolezza: un po'mi tormento e ci rimango male. Faccio un esame di coscienza. Mi dico che avrei potuto essere più sorridente, mi dico che probabilmente ho usato mezzi comunicativi superficiali, mi dico che avrei potuto...

Alla fine mi accorgo che l'avrei potuto arricchisce la mia professionalità di in un futuro farò. Anche le educatrici possono fare errori, come ogni altro lavoratore, come ogni altro essere umano. Ho generalizzato per sentirmi meno sola, in questo delirio causato dalla mia mania di perfezionismo. Magari mi sbaglio...ma intanto scrivendo le mie debolezze, mi sento già meglio! :)

mercoledì 25 giugno 2014

Educhiamo insieme: un altro anno educativo è passato...

Scrivo questo mia riflessione con un pizzico di nostalgia ma anche con un po’ di tristezza … la nostalgia è per i bimbi che tra poco smetteranno di frequentare il nido e per la bellezza di questo anno educativo passato insieme mentre la tristezza è perché tra pochi giorni rientrerò a pieno titolo e nuovamente tra la schiera degli innumerevoli precari perché per il prossimo anno non ci sono i fondi per potermi rinnovare il contratto. Ed è proprio da qui che vorrei partire per riflettere, perché il lavoro educativo è affascinante e coinvolgente ma spesso si scontra con i problemi economici e in un solo attimo vedi tanti anni di studio e sacrificio sfumare. 

Questi ultimi giorni al nido sono molto faticosi, la fatica di un anno di lavoro mista a questi sentimenti contrastanti mi sta mettendo davvero alla prova!

Ciò che lascio è uno splendido anno con 7 splendidi bambini grandi che ho imparato a conoscere e che ho aiutato a rendere autonomi ciò che spero è il meglio per loro (e anche per me)... io credo che il lavoro educativo sia anche un lavoro su di sé, accettare i sentimenti e le emozioni del momento, rielaborarli e riuscire a trarne insegnamento...
Chiara Maria Candiani

Anche questo anno educativo piano piano sta arrivando alla fine... altri piccoli cuccioli che in questi giorni, mesi, anni, sono cresciuti, lasceranno questo percorso per percorrerne un'altro: quello della scuola dell'infanzia. Un anno pieno di positività, ma anche di difficoltà, di cambiamenti, di novità...un anno che ha aiutato alla équipe a riflettere sul lavoro fatto in questi otto anni di cammino insieme, un lavoro che quest'anno ci ha portato tante belle sorprese e novità dalle famiglie. Eh sì perchè questo è stato l'anno in cui le nostre riflessioni sono andate alle famiglie, alla costruzione della relazione di fiducia e condivisione, al far conoscere un approccio educativo alternativo che aiuti gli stessi genitori a osservare e relazionarsi al loro bimbo in maniera nuova, alla costruzione di una rete educativa

Percorso iniziato dall'equipe attraverso l'organizzazione di un fitto calendario annuale con un evento al mese che coinvolgesse proprio loro (dai laboratori creativi, al corso di Disostruzione delle vie aeree in età pediatrica con la Croce Rossa Italiana; dagli incontri di sezione con la visione del video della giornata dei loro bimbi al nido, ai colloqui individuali; dall'incontro con esperti in educazione ai momenti di condivisione e scambio di riflessioni ed emozioni). 

Un percorso che si conclude con la nostra festa d'estate: "Facciamo rete" ! Eh sì!! E' questo il suo titolo: una rete di relazioni che si crea ogni anno tra gruppo educativo e bambini; tra bambini e bambini; tra gruppo educativo e famiglie; tra le famiglie stesse. Un festa nella quale le famiglie sono le principali protagoniste attraverso la ristrutturazione dei giochi in giardino da parte dei babbi, l'animazione del testo di letteratura per l'infanzia "Il ciuccio di Nina" interamente pensata ed organizzata dai genitori; la creazione di giochi per l'infanzia e articoli creativi da esporre ai mercatini artigianali della città totalmente pensata ed organizzata dalle mamme stesse per raccogliere fondi da destinare all'acquisto di giochi e materiale per il nido.

Riflettendo credo che quest'anno sia stato l'anno in cui le famiglie si sono prese cura del nostro nido, quella cura che ogni giorno noi educatrici abbiamo dei loro bimbi, dell'ambiente in cui vivono la giornata, dei giochi e materiali con la quale si relazionano. Concludo con questa frase: 
"Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme un progresso, lavorare insieme un successo" Henry Ford.
 Lucia Vichi

Eccoci qui, ancora qualche settimana e anche questo anno verrà concluso… Mi trovo qui di fronte alle foto dei “miei” bambini e vedo i loro sorrisi, vedo i loro cambiamenti, vedo occhietti furbi, felici, assonnati e a volte pieni di lacrime, bocche piene di pappa, di parole, di baci braccia e mani piene di giochi, colori e abbracci piedi scalzi, piedi affondati nella sabbia, nella farina e nell’acqua vedo tanta gioia, e tra queste foto riconosco alcune fatiche che hanno accompagnato quest’anno educativo. 

Fatiche nei rapporti con alcune famiglie che ancora faticano a capire che un asilo nido non è un babyparking…o ad affrontare alcune “problematiche” emerse. Fatiche fatte di lavoro portato a casa che coincidendo con altrettante fatiche dovute alla mia imminente laurea (ed ultimi esami universitari). Fatiche nel cercare di riuscire a fare tutto ed organizzare tutto, sognando giornate di 72 ore. Un altro gruppo di bambini è passato nel nostro asilo e ha lasciato segni e ricordi che mi rimarranno a lungo impressi, ora con orgoglio, tenerezza e un velo di tristezza li vedo pronti a incamminarsi verso la scuola dell’infanzia… mi auguro che nel loro cammino trovino solo insegnanti pronti ad accoglierli, a capirli, a spronarli a dare sempre il meglio e che ognuno di loro conservi tutte le più belle caratteristiche e particolarità per cui in questi anni li ho conosciuti…

Cr: la tua curiosità, il tuo appassionarsi e l’indagare sulla natura e sugli animali 
Ca: per la tua sensibilità, la tua tenacia e attenzione 
E: per la tua attenzione alla cura degli altri, per il tuo batterti e schierarti sempre dalla parte di chi è in quel momento più debole 
Ca: per il tuo sorriso, la tua passione per la lettura e per la musica 
G: per la tua energia e per il tuo amore per numeri e lettere, con l’augurio per un domani di divertiti a scrivere e tirar fuori il tuo mondo 
G: per il tuo amore per gli animali, la tua sensibilità e attenzione a non arrecare loro nessun danno…che si parli di un coniglietto o di una formica
Martina Salmaso

E dopo 7 anni di lavoro nei nidi, non mi abituo mai: i saluti di fine anno mi fanno sempre commuovere. Nell'abbracciare i bimbi, soprattutto quelli grandi pronti per l'avventura della scuola dell'infanzia, si ripensa a quando sono arrivati al nido: più piccoli di statura, più bisognosi di cure. Sembrano d'improvviso così autonomi e indipendenti e si capisce che da quell'abbraccio è difficile da sciogliere soprattutto per noi adulti, che vorremmo avere l'opportunità di continuare a vederli crescere. 

Quanti pianti durante l'ambientamento! Quanta fatica a costruire rapporti di fiducia con mamme e papà in preda alle ansie dell'allontanamento! Poi così veloce ed inesorabile, arriva il momento di salutarci. Quest'anno la sezione dei grandi, in cui ho lavorato, aveva un gran numero di bimbi arrivati proprio quest'anno: il periodo degli ambientamenti è stato prolungato e davvero impegnativo. Hanno fatto così tanti progressi e soprattutto hanno fatto gruppo: sono amici

Questo è il traguardo più importante del lavoro educativo: sentirsi parte di un qualcosa che è casa, ma è anche libertà. Non si è in famiglia al nido, ma ci si sente altrettanto sicuri: si può provare a mettersi in gioco per cavarsela da soli. Spero che ognuno di loro porti con sè l'attitudine a creare reti di relazioni e che dentro di sè porti l'esperienza di questo anno insieme.

Il tradizionale "bilancio di fine anno educativo" di Educhiamo! è diventato una rete di emozioni e esperienze: anche questo è un bel traguardo! :) 
Valentina Ferri


martedì 13 maggio 2014

Educhiamo! cresce

Ormai Educhiamo! ha superato l'età da nido: oggi il gruppo di Facebook, da cui è partita questa avventura, compie 3 anni. Lo avevo fondato, come ricordo spesso, in un momento di transizione lavorativa e, a dire il vero, anche di grande frustrazione.

La vita nei nidi si deve scontrare con la realtà di scarso budget, lungaggini burocratiche, interessi politici e ci si trova un po'smarriti: chi ci crede davvero vorrebbe fare di più non si adatta. Ecco perchè credo molto nel fare rete, nel condividere impressioni e considerazione.

Confrontarmi con tutti voi mi dà sempre la carica giusta per dare il massimo e per continuare a credere in quella cultura dell'infanzia, che è nostra e che spero diventi in futuro un bene comune. Quindi, ora che siamo cresciuti sia in età sia in numero (al gruppo siamo arrivati a 762 membri!!!), non posso che ringraziarvi di fare parte di Educhiamo!

Un particolare ringraziamento va a Chiara, Lucia e Martina, con cui negli ultimi mesi ho condiviso idee e pensieri a livello di pubblicazione di post. Il loro contributo è ed è stato determinante per arricchire il blog e con la loro professionalità e le loro esperienze, mi offrono sempre punti di vista nuovi, su cui riflettere. La nostra piccola redazione è davvero una bella risorsa: mi auguro che con il passare del tempo possa crescere ancora!

Cosa fare per fare un bel regalo di compleanno a Educhiamo!? Condividete sul vostro profilo la sua pagina, aggiungete un amico come membro al gruppo di Facebook, lasciate un commento sotto il post: insomma, siate social! Che poi non è l'essenza di ogni relazione educativa?! ;)

lunedì 10 febbraio 2014

Cos'è la scuola parentale? Risponde Andrea, homeschooler dell'Ecuador

Sempre più genitori decidono di tenere i propri figli a casa, di non mandarli a scuola e di impartire personalmente un'istruzione, giudicata più costruttiva rispetto a quella offerta dalle istituzioni tradizionali. Spesso questi sistemi sono criticati per la loro informalità, sembra che non avere un programma tradizionale da seguire voglia dire non insegnare, le madri e i padri qualche volta non hanno un titolo di studio preciso e poi rimane il problema della legalità: si può fare? In Italia l'istruzione inferiore, impartita per 8 anni, è obbligatoria e gratuita, come recita l'articolo 34 della Costituzione italiana, e quindi si può fare homeschooling, proprio perchè non è la scuola ad essere un dovere. Rimane ancora una perplessità: la socializzazione. Se si chiude un bambino all'interno delle mura domestiche, come riuscirà a rapportarsi con i coetanei e con altri adulti? 

Mi sono accorta che conoscevo più le critiche che il fenomeno reale e dunque ho deciso di studiarlo più a fondo. La Rete è d'aiuto in queste occasione e i siti a tal riguardo sono tantissimi. Altrettante sono le community di homeschoolers, create per condividere materiali, metodologie, esperienze.Ovviamente tracciare una descrizione univoca impoverirebbe la scuola parentale,che punta sulla personalizzazione: ognuno calibra le proprie lezioni sui propri bambini, sui materiali a disposizione, sul territorio in cui vive. Ed è proprio questa ricchezza di contenuti che viene fuori, leggendo quello che viene scritto nei blog e nei gruppi di Facebook. I bambini imparano vivendo e prendendo parte ad esperienze che nella scuola tradizionale non possono nemmeno venir proposte. Si riscoprono valori tradizionali e attaccamento al proprio ambiente di vita: una risorsa inestimabile se si pensa ai contenuti, ahimè, ormai globalizzati, che vengono offerti ai nostri bimbi sin dalla scuola primaria. 

Tramite un gruppo di Facebook, Andrea Gardiner si è resa disponibile a rispondere a qualche mia domanda riguardo la scuola familiare, che lei porta avanti in Ecuador, dove vive con le due figlie di tre e cinque anni. Cura un blog e ha una pagina Facebook. Cercherò di tradurre le sue risposte al meglio, ma riporterò le sue risposte interamente per chiunque abbia voglia di leggerle direttamente in inglese.

Foto di Andrea Gardiner
  • Quando hai deciso di iniziare a fare homeschooling?
Ho iniziato a fare homeschooling un anno fa. Vivo in Ecuador con mio marito ecuadoregno. Io vengo dalla Gran Bretagna e volevo che le mie bambine imparassero l'inglese come lo spagnolo. Ho mandato la più grande in un nido, ma una volta che lei ha cominciato, non sembra la scuola adeguata.

I started homeschooling a year ago. I am living in Ecuador with my Ecuadorean husband. I am British and wanted my children to learn English as well as Spanish. I sent my oldest to nursery, but once she started school it was no longer adequate.
  • Hai qualche titolo di studio per insegnare?
Sono un medico. Non hai bisogno di una qualifica particolare per fare educazione parentale. Penso che le tante esperienze che ho fatto in vita mia mi abbiano preparato ad insegnare alle mie bambine.

I am a medical doctor. You do not need a teaching qualification to home school. I find the many experiences I have had in life had prepared me for teaching my girls.

  • Come sono le scuole tradizionali nel tuo Paese?
Le scuole in Ecuador non insegnano ad un livello paritario di quelle del Regno Unito e questa è una delle più importanti ragioni per cui ho iniziato a fare homescooling.

The ordinary schools in Ecuador do not teach to the same level as schools in the UK, which was one of my main reasons for starting to homeschool.


  • Ci sono altri homeschooler nel tuo Paese?
In Ecuador ce ne sono pochi altri. Molte persone che, come me, vengono da altri paesi hanno scelto l'homeschooling per i loro bambini, se non hanno optato per la Scuola Internazionale. Pochissimi Ecuadoregni sono homeschooler.

There are few other homeschoolers in Ecuador. Many other ex-pats choose to homeschool their children if they cannot afford an International School. Very few Ecuadoreans homeschool although I do know a few.
  • Dove trovi il materiale per le tue lezioni? Usi metodologie particolari?
Seguo più o meno il Curriculum nazionale del Regno Unito. Ci sono molte risorse su Internet e sono un membro del gruppo di Facebook Homeschooling parents:qui si scambiano idee, esperienze e link utili. L'homeschooling ci dà la libertà di fare cose adatte ai bisogni e agli interessi dei bambini a cui ci rivolgiamo. Per esempio, le mie bambine parlano due lingue e imparano sia in inglese sia in spagnolo, così studiamo storia e geografia dell'Europa e delle Americhe.

I follow the National Curriculum of the UK more or less. There are many resources on the internet. I am a member of facebook groups of other homeschooling parents. They share ideas, resources and links. Homeschooling does give us the freedom to do things according to the girls needs and interests. For example my girls are bilingual and learn both English and Spanish and we study history and geography from Europe and the Americas.
  • Sei soddisfatta della tua scelta?
Sono molto felice della mia scelta. Amo passare il tempo con le mie bimbe ed essere la persona a cui loro possono chiedere di chiarire i loro dubbi. Ciò rende flessibile la nostra famiglia e le bambine possono seguire lezioni individuali e possono fare progressi secondo il loro ritmo.

I am very happy with my choice. I love spending the time with my girls, and being the person who answers their many questions. It gives us flexibility as a family and the girls have one to one tuition and can progress at their own pace.
  • Hai ricevuto critiche riguardo alla tua scelta?
La gente dice che nessuno può insegnare se non sei un insegnante e che i bambini hanno bisogno della scuola tradizionale per socializzare. Nessuna di queste due affermazioni è vera. L'essenza di essere un genitore è di preparare i tuoi bimbi, magari anche nei programmi didattici. Le mie bambine hanno molto più tempo per giocare con i vicini di casa in questo modo e socializzano con adulti e bambini di tutte le età: non sono nè timide nè vergognose.

People say one cannot teach if you are not a teacher and that children need school to socialise. Neither of these are true. The essence of being a parent is training your children and this can include academic subjects. My children have more time to play with the children in the neighbourhood now than they would were they in school. They sociialise with adults and children of all ages. They are neither timid nor shy.
  • Qual'è il miglior aspetto positivo dell'homeschooling? Quale il peggiore?
L'aspetto migliore dell'homeschooling è, a mio parere, di saper sfruttare l'interesse reale dei bambini, accorgendosi quando e a cosa sono interessati. Abbiamo la libertà di studiare quel particolare argomento come e quando vogliamo e questa forma di amore per l'apprendimento dura tutta la vita. 

L'aspetto peggiore è il potenziale isolamento, ma noi facciamo passare alle nostre bimbe molto tempo a giocare con i coetanei e le portiamo in scuole di danza e palestre.

The best feature of homeschooling for me is being able to take the children´s lead when they are interested in a particular subject. We have the freedom to study it then and there. This forms a lifelong love of learning in them. The worst feature is the potential isolation, but we counter this by giving them plenty of time to play with other children and taking them to ballet and gym clubs.


La testimonianza di Andrea mi ha fatto vedere la scuola parentale da un punto di vista diverso: ha posto l'attenzione sulla peculiarità delle famiglie in cui coesistono diverse culture, sulla inadeguatezza di qualche sistema scolastico e sull'importanza dell'interesse vero dei bambini, che spesso a scuola non viene appagato. Chiunque voglia lasciare la propria testimonianza di homeschooling, oltre a lasciare un commento al post, può anche contattarmi in privato alla mail valeps@hotmail.it.


lunedì 11 novembre 2013

Benvenuta Chiara, un'educatrice tra esperienza e riflessione!

Eccomi, mi chiamo Chiara, ho 27 anni e abito in provincia di Milano. Mi sono laureata in scienze dell’educazione nel febbraio 2012 ma ho iniziato a lavorare nel campo dell’infanzia nel 2009. Il percorso non è stato semplice, dapprima ho fatto il tirocinio curriculare presso il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Magenta (Mi) e poi tra vari co.co pro, contratti a progetto e stage, sei mesi fa sono stata assunta nel nido dove lavoro attualmente. Fare questo lavoro richiede una buona dose di passione mescolata alla pazienza e alla competenza. Non ci si improvvisa educatori, perché i bambini da 0 a 3 anni hanno esigenze e bisogni specifici. 


Nel nido presso il quale lavoro abbiamo una routine abbastanza rigida in quanto abbiamo 6 gruppi di bambini: 2 gruppi di lattanti, 2 gruppi di semi-divezzi e 2 gruppi di divezzi. Io ho un gruppo di divezzi, in modo particolare i bimbi 24-36 mesi. Il lavoro di questi primi mesi è improntato in modo particolare alla conoscenza tra me e i bimbi ma anche tra me e le famiglie. Troppo spesso si pensa che il lavoro è un semplice “accudimento” del bambino quando invece c’è anche un fondamentale lavoro con le famiglie che richiede impegno, empatia e tanta collaborazione. Il lavoro al nido è fatto di sorrisi e di pianti, di coccole, di abbracci, di autonomia che giorno per giorno cresce, di bimbi che iniziano a camminare e di altri che tolgono il pannolino, è fatto di prime parole, di canzoncine, di fatica ma anche di tanta soddisfazione.

Chiara è la seconda collaboratrice di Educhiamo! Come avete letto, nella sua presentazione è un'educatrice con esperienza pluriennale e ha un metodo di lavoro che punta molto sulla riflessione sulle pratiche educative. Dallo scambio di informazioni che ho avuto con lei, mi è parsa subito chiara la sua voglia di condividere il proprio vissuto di educatrice: sarà un piacere leggere le sue osservazione e i suoi racconti sulla sua quotidianità milanese. 

mercoledì 6 novembre 2013

Benvenuta Lucia, edublogger entusiasta del suo lavoro!

Conoscevo Lucia perchè da tempo seguo il suo blog sull'approccio pikleriano e mi è sempre sembrata una "che sa il fatto suo", con tante competenze e tanta voglia di fare. Mi è sempre parsa una che crede nel nostro lavoro. Ecco perchè sono stata molto contenta di leggere la sua mail, in cui mi comunicava la sua disponibilità a collaborare con Educhiamo! Prima di passare ai post più "seri", lascio la parola a lei, che vi racconterà le sue esperienze e i suoi metodi professionali: già dalla sua bio, si possono trarre tanti spunti di riflessione interessanti. 



Ciao a tutti!! Sono Lucia, educatrice d'infanzia, laureata nel corso di laurea specialistico in Progettazione e coordinamento dei servizi educativi e formativi presso l'Università degli studi di Urbino. Ho 31 anni e vivo a Pesaro.Ho iniziato la mia carriera lavorativa attraverso diversi stage formativi in alcuni nidi d'infanzia della zona e attraverso lavori estivi quali animatrice educativa presso i centri estivi della zona

Attualmente, lavoro da sette anni presso un nido d'infanzia che ospita bambini da 3 mesi a 3 anni, sito in Gradara. Il nido è una struttura che accoglie 31 bambini tra i quali 5 piccoli (3 mesi-12 mesi), mentre gli altri bambini medi-grandi sono suddivisi in due sezioni da tredici bambini, ciascuna con due educatrici (rapporto educatrice/bambino 1/7). E' un nido che lavora attraverso l'importanza della figura di riferimento durante il momento dell'ambientamento, per poi allargare il riferimento alle educatrici di sezione e al gruppo di lavoro, nel corso dell'anno educativo (sia per i bambini sia per le famiglie). Attraverso il percorso formativo svolto nell'arco di questi anni, in linea a ciò che è la mia storia emotiva personale e la mia personalità, ho scelto di avvicinarmi ad un approccio pedagogico basato sulla pedagogia attiva, in particolare alle riflessioni pedagogiche di Emmi Pikler, Elinor Goldshmied, Penny Ritscher e Bernard Aucouturier. Un limite che sento di avere e che, in futuro, vorrei allargare ulteriormente, è la non capacità di "vedere" tutta la storia che i bambini raccontano con il proprio corpo, con il movimento, con le azioni. E questo (me lo prefiggo come obiettivo futuro!) può essere ampliato attraverso la partecipazione ad un corso annuale sulla pratica psicomotoria educativa.


In generale, il lavoro con la prima infanzia richiede prima di tutto un lavoro su di sè, sulla propria storia personale, sulle proprie angosce e paure, perchè tanto spesso noi adulti agiamo sugli altri ciò che abbiamo irrisolto dentro di noi. E ciò non può avvenire se si tratta di bambini che stanno costruendo le basi della PROPRIA vita e del PROPRIO sè. La crescita non è a senso unico: nell'incontro con i bambini anche gli adulti possono crescere e ritrovare la parte più pura della personalitá. Solo la relazione con i bambini può aiutare l'adulto ha ritrovare il proprio sè e far cadere le maschere deformanti la realtá.


...Dietro una corda c'è la storia di sè...


La sezione nella quale lavoro...arredamento in legno, colori possibilmente tenui, cesti naturali, gioco euristico, limitazione dei giochi strutturati in plastica...


Gioco euristico proposto in bauletto



Cestino dei tesori in miniatura


Dove trovate Lucia on line:



lunedì 28 ottobre 2013

Vuoi far parte di Educhiamo?

Parlando con amiche- colleghe che lavorano in altre zone di Italia, mi accorgo sempre di più di quanto gli asili nido siano lontani tra di loro. Le linee guida regionali dovrebbero garantire una sorta di continuità educativa, ma è capitato anche a voi di notare come da comune a comune i servizi differiscono non solo sull'erogazione del servizio, ma anche sugli assetti teorici di riferimento, sui progetti di nido, sulle più spicce azioni educative quotidiane?
Con questo non voglio dire che ci vorrebbe una "ricetta" standard da applicare sull'intero territorio nazionale: le diversità che rispondono a specifiche esigenze territoriali sono una ricchezza. 

Il confronto tra educatori può aiutare l'asilo nido a non isolarsi e a diventare davvero una risorsa di rete. Raccontando percorsi educativi, riportando esperienze formative, condividendo quello che è importante per noi educatori  è un modo per creare una RETE di sostegno, di scambio, di crescita professionale.

Chiunque sia interessato a creare una collaborazione con il blog, mi contatti per e-mail
valeps@hotmail.it

Più siamo e più sarà facile costruire una "redazione" attiva e variegata sui temi che ci stanno più a cuore! :)

domenica 16 giugno 2013

Liebster Blog Award


L'altro giorno Lucia di http://infinitepassionicreative.blogspot.it e di http://approcciopikleriano.blogspot.it /ha conferito ad Educhiamo! il Liebster Blog Award, che permette di dare visibilità ai blog seguiti da meno di 200 membri. Una volta ricevuto il premio e risposto alle domande, si gira il questionario alle 11 blogger a cui si sceglierà di dare il LBA.

GRAZIE LUCIA!!!!!

Ecco le domande:


  • Qual è il tuo colore preferito?
  • Qual è la stanza della casa che preferisci?
  • Sai usare il pc?
  • Sei sposata?
  • Quale cartone degli anni 80 preferivi?
  • Cosa ti piacerebbe ti regalassero il prossimo compleanno?
  • Mare o Montagna?
  • Il tuo gelato preferito?
  • Di che colore hai i capelli?
  • E gli occhi?
  • La tua canzone preferita?

E le mie risposte:
  • Viola
  • Camera da letto
  • No
  • Creamy
  • Un viaggio
  • Tutti e 2?!?!?!
  • Menta
  • Castani
  • Marroni
  • Difficile sceglierne una... In questo momento direi Occhi da orientale di Daniele Silvestri

E ora ecco le 11 blogger da me scelte e seguite: siete delle grandi! ;)

  1. Nadia di Nell'educazione un tesoro
  2. Sik and Freak di Un semplice taccuino
  3. Tiziana di Attività creative per bambini
  4. Bambini http://bambinizerosei.blogspot.it/
  5. Bietolina di Bietolina e il nido di Ale
  6. Linda di Bimbi&company
  7. Ile e Gy di Dire fare giocare. Il blog della classe verde
  8. Natty e Elisa di Mille idee da fare al nido
  9. Alessandra di Parliamone oggi
  10. Dada Pasticciona di http://dadapasticciona.blogspot.it/
  11. Stella di Creargiocando
Se ancora non li conoscete...date un'occhiata a questi interessantissimi blog!



martedì 21 maggio 2013

SOS Mamme

Sempre più spesso nei servizi educativi si viene a contatto con mamme stanche, cariche di lavoro e di responsabilità, su cui si riversano aspettative che inevitabilmente provocano l'ansia di "non essere all'altezza". Non essere all'altezza di essere una buona mamma, di gestire bene la casa, di essere una brava moglie, di riuscire a realizzare i propri obiettivi personali e la carriera.

La gioia della maternità è accompagnata da un cambiamento costante di abitudini e certezze, di ribaltamento di ruoli, che spesso porta a vivere realtà difficili da affrontare se non condivise e sostenute con le persone che si amano o, se è necessario, con professionisti.

Chiedere aiuto non è un peccato e ammettere che ogni tanto il pianto del proprio bambino diventa davvero insopportabile è umano: la perfetta sopportazione non esiste o se esiste, è comunque un ribollire silenzioso di emozioni sopite che verranno fuori in maniera diversa.

A volte mi sono imbattuta nel blog M'ammazza di Camila Raznovich, nel quale la doppia mamma confessa i pensieri più nascosti di una mamma moderna: il confronto tra la grande e la piccola, l'uso del ciuccio, l'abuso di grida e brontolate. Mi sono chiesta se questi spazi potessero essere condivisi anche da mamme meno famose che hanno la stessa necessità di buttar fuori le proprie perplessità.

Nei servizi educativi potrebbe essere efficace progettare incontri di semplice scambi di esperienze a tema, magari mediati da un esperto, affinchè l'ansia genitoriale sia riconosciuta come un "disturbo di categoria" ;)

domenica 17 febbraio 2013

Il vostro Carnevale

Sul gruppo Educhiamo! di Facebook ho creato l'evento Carnevale per poter scambiare con i membri foto, idee e belle proposte per festeggiare al meglio questa coloratissima festa. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Valeria Di Mari ha postato il link per creare delle mascherine a forma di coccinella utilizzando piatti di carta: l'idea è semplice e veloce da realizzare e possiamo far decorare il piatto con tempere o collage di ogni tipo. In Attività creative per bambini, ad esempio, leggiamo di maschere che hanno le forme delle manine dei bambini e sono colorate con le matite e un altro post è dedicato al collage con gli Smarties (che possono essere sostituiti con coriandoloni o palline di carta velina).

Daniela Capaldo, nel suo blog Mamme come me ha raccontato come si realizzano copricapo da giullare per travestimenti carnevaleschi da far creare ai bambini. Altre idee analoghe possono essere con magliettine da dipingere, oppure carte o sacchetti da decorare e far diventare vestiti originali.

Cinzia Motolese ha postato le foto delle maracas da suonare durante i festeggiamenti: non sono altro che bottigliette o recipienti vuoti da riempire con sabbia, pasta cruda, legumi secchi. I bimbi possono applicarci sopra decorazioni o dipingerle e poi suonarle nel momento della festa.

Emanuela Vinti ha invece pubblicato la foto di un "collage in aria": un hulahoop, strisce di scotch trasparente e ritagli di carta colorati che i bambini si sono divertiti a lanciare. Un'attività motoria per rallegrare gli ambienti scolastici.

Il classico collage di stelle filanti e coriandoli è sempre un lavoretto che piace ai più piccoli e poi...

il vostro Carnevale com'è andato?

domenica 3 febbraio 2013

L'inverno &... il ghiaccio

D'inverno fa freddo e qual'è la cosa più fredda che conoscete? Il ghiaccio ovviamente!

Lavorare con il ghiaccio permette di utilizzare molteplici capacità sensoriali e con i più grandicelli anche di sviluppare capacità di discernimento alternando stimolazioni tattili diversificate.

Possiamo "conoscere" pezzi di ghiaccio, toccarli, assaggiarli, con le mani, con i piedi... fino a che non si sciolgono. Potremmo predisporre cubetti classici oppure quelli di diverse forme e utilizzare recipienti per contenere l'acqua.

Potremmo dipingere con il ghiaccio, utilizzando pezzetti fatti gelare con colori naturali o addirittura con prodotti alimentari: in questo caso anche il gusto farà esperienza! Anche le amiche di Mille Idee da fare al Nido propongono una bellissima attività di questo tipo.

Con i grandi possiamo provare a proporre i contrasti del freddo e del caldo.  Acqua fredda e acqua calda: immergervi le mani in maniera alternata, magari giocando con delle spugne potrebbe essere una valida alternativa: Vento freddo e vento caldo: con l'aiuto di un phon, "maneggiato", da un adulto i bimbi si divertiranno a saltare e a ballare sulle note di una melodia, pensata ad hoc, e con teli colorati, potremmo fingere di "diventare" il vento. Gelato e thè: associare un ghiacciolo o un gelato all'assaggio di una bevanda calda. 

Consigli su colonne sonore "ventose", che potranno accompagnare attività di motricità e rilassamento:

  • Per riprodurre i suoni: http://www.youtube.com/watch?v=SRadFidgoXU http://www.youtube.com/watch?v=yRy58bZNU4Q
  • Musica da meditazione e rilassamento con melodia lenta: http://www.youtube.com/watch?v=U-Bjp7-ud7E
  • Musica lounge a tema: http://www.youtube.com/watch?v=6k0Qbq-33AA
  • Musica indiana: http://www.youtube.com/watch?v=c0pQf-2I__Q
  • Percussioni arabe ispirate al vento: http://www.youtube.com/watch?v=opVd7rifoK4

Provate a chiudere gli occhi e a pensare a cosa vi viene in mente?



domenica 16 settembre 2012

Roald Dahl Day

Ogni anno il 13 settembre si celebra il Roald Dahl Day, in ricordo del famosissimo scrittore di irriverenti libri per bambini... e non solo!

Anche se con ritardo, ho deciso di scrivere anche io di lui per un motivo molto semplice: alle elementari era lui il mio scrittore preferito! La maestra ci fece comprare "Le streghe", forse la più famosa delle opere di Dahl grazie anche all'omonimo film interpretato da Anjelica Huston, come libro di lettura in classe e da lì a poco iniziai a mettere da parte i soldini della paghetta per comprare gli altri titoli dello scrittore: Gli sporcelli, La fabbrica di cioccolato, Il GGG, James e la pesca gigante.

Il mio preferito era Matilde, la storia di una bambina che doveva convivere con la colpa di essere troppo sveglia e di preferire i libri alle bambole. Forse mi ci rispecchiavo un po'.

Ora che ci penso, tante opere di Dahl sono poi diventati film, specialmente negli ultimi anni.

Quello che mi piaceva era il fatto che non trattasse di argomenti troppo "infantili" e trattasse il mondo dell'infanzia con dovuto rispetto e in maniera variegata. Sono gli adulti ad uscire derisi dalle sue pagine: le illustrazioni di Quentin Blake si sposano perfettamente con le parole dello scrittore norvegese. Fu il primo a parlare delle schifezze che tanto attirano i bambini (streghe, puzze, ragni, sporco...) in maniera fantasiosa e intelligente, smascherando paure e ipocrisie.

Lo consiglio a tutti i neolettori, anche se adesso mi è venuta voglia di riprendere in mano uno di quei volumetti della Salani...


Non ho niente da insegnare.
Voglio soltanto divertire.
Ma divertendosi con le mie storie 
i bimbi imparano la cosa più importante:
il gusto per la lettura.





Sito ufficiale http://www.roalddahl.com/

Roal Dahl Museum http://www.roalddahlmuseum.org/

venerdì 7 settembre 2012

E la prima settimana è andata...

E la prima settimana è andata...

Nido nuovo, bimbi nuovi, colleghe nuove.

Gli spazi son curati e ben organizzati, il lavoro ben scandito dalle routine, il gruppo di lavoro affiatato: insomma, c'è un bel clima!

I bambini.... beh, che dire?! Loro sono meravigliosi e non è affatto una novità!

Con la voglia di dare del meglio, rimangono un po'di incertezze per quello che verrà, ma il primo bilancio è sicuramente più che positivo.

A voi com'è andata?

venerdì 24 agosto 2012

La pedagogia della Lumaca: grazie Gianfranco Zavalloni!

La scuola è il luogo in cui si apprende insieme, non “da soli”. È importante “perdere tempo” perché una classe indistinta diventi un “gruppocomunità”. Ci vogliono mesi per formare il gruppo, discutendo e raccordandosi sulle finalità, sulla necessità di regole condivise, sulle metodologie e le tecniche da utilizzare insieme. 
G.Z.

In questi giorni la notizia della morte di Gianfranco Zavalloni mi ha colpito come mi colpì leggere il suo libro. Non l'ho mai conosciuto, ma era un uomo di personalità che metteva cuore nelle cose che faceva. Era uno che ci credeva veramente.

"La pedagogia della lumaca" è stato per me un'occasione di ripensamento sul mio agire educativo, sul mio modo di relazionarmi ai bimbi: quante volte siamo rapiti dalla fretta e dalla voglia di terminare un lavoro?



Ma non parlava solo di tempi, Zavalloni, a mio avviso, è un rivoluzionario della qualità educativa, controtendenza con i trend del momento: riscoprire l'importanza del camminare, di scrivere una cartolina, di stare a contatto con la natura.

Non sono qui per celebrarlo, ma per ricordarlo e per far sì che i suoi insegnamenti divengano oggetto di riflessione per ognuno di noi.

Ecco il link al suo sito, dove potrete anche leggere il decalogo dei diritti dei bambini e il decalogo per una buona scuola..

... e il video che Gianfranco pubblicò sul gruppo Educhiamo! il 21 ottobre 2011 

lunedì 11 giugno 2012

Giochi con l’acqua

L’estate è ormai alle porte e per combattere il solleone cosa c’è di meglio di una bella rinfrescata?!
Ecco spuntare allora anche nei nidi piscinette gonfiabili, tinozze piene d’acqua e via libera al divertimento!
Quella che può sembrare un’attività poco strutturata e molto ludica ha in realtà valenze profonde per i bambini. E’innanzitutto innegabile il potere rilassante dell’acqua: il suo rumore, il suo effetto sulla pelle distendono la mente e rendono più sereni.


Immergersi nell’acqua è poi una gran prova di coraggio ed è per questo che, a mio parere, è sempre bene presentare ai bambini il materiale in recipienti di piccola-media quantità. Si possono far sgocciolare spugne ascoltandone il rumore, si possono annaffiare le piante con piccoli innaffiatoi, si possono fare bolle con le cannucce, si possono lavare le bambole della sezione. 

Si stimola il discernimento sensoriale: caldo/freddo, bagnato/asciutto. Si distinguono i rumori, a seconda della potenza degli scrosci. Attraverso l'acqua si può vedere oppure la possiamo colorare, immergendovi liquidi variopinti.

Con l’acqua si può fare una gran quantità di azioni, perché l’acqua è vita, è gioia ed è mille altre cose. Non dimentichiamoci dei suoi splendidi colori, dei suoi suoni. Anche lavorare con cd che riproducono il rumore del mare è un ottimo sottofondo per attività psicomotorie.

lunedì 28 maggio 2012

Continuità ma verso gli stessi obiettivi


L’esperienza di continuità realizzata quest’anno e non ancora terminata mi ha lasciata delusa per diversi motivi. Primo fra tutti la mancata attenzione nei confronti degli sforzi dei bimbi del nido: pretendere da loro di concentrarsi e prestare attenzione per più di mezz’ora è a mio parere una forzatura bella e buona. Altrettanto forzata è l’imposizione di dipingere in un certo modo, con certi strumenti e con determinate tecniche.

Capisco che alla scuola dell’infanzia si pretendano diverse competenze, ma considero la libera espressione come una forma di creatività che canalizza le energie del bambino e se il risultato non è esteticamente bello, lo è averlo visto intingere la tempera tra le mani.

Mi chiedo se queste esperienze abbiano veramente un senso per i bambini. Per me non ce l’hanno avuto e mi dispiace perchè credo nelle esperienze di continuità e condivisione, sia per i più piccoli che per i più grandi.