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giovedì 25 settembre 2014

L'asilo nel bosco si racconta

Avrete sicuramente letto da qualche parte del meraviglioso asilo nel bosco che ha aperto da poco nei dintorni di Ostia, una realtà nuova nel panorama dell'infanzia nazionale che ha creato molta curiosità. L'idea di avvicinare i bimbi alla natura, di riservare uno spazio incontaminato, di farli vivere in libertà è di sicuro condivisa da tutti, ma oggi è accolta come una rivoluzione.

Perchè? Pensate agli asili dove lavorate o dove mandate i vostri figli: spesso si trovano nei centri cittadini e hanno spazi verdi esigui; altrettanto di frequente non si riesce a usufruire del giardino come si vorrebbe per una serie di motivazione. 

Uscire con la pioggia, ad esempio, è difficile e diverse educatrici (e genitori) non condividono questa pratica, che, a mio parere, invece, avrebbe una valenza educativa unica, anche se riconosco che comporta un carico di lavoro per tutta l'équipe educativa.

Invece nel bosco, non si gioca con bambole e macchinine, ma con le cortecce, le foglie secche e i disegni delle nuvole. La creatività viene stimolata dunque in maniera spontanea e allo stesso tempo si potenzia il piacere di muoversi, arrampicarsi, saltare.

Queste pratiche sono invece ormai consolidate nel Nord Europa, dove l'esperienza degli asili nel bosco è diffusissima. Anche nelle scuole tradizionali, però, il giardino ha un ruolo diverso rispetto a quelle italiane: è davvero un prolungamento degli spazi interni.

L'asilo nel bosco è gestito da L'Emilio (avete letto il libro di Rousseau?), formato da una ventina di educatori con esperienza decennale nel settore educativo. Il modello a cui fanno riferimento per l'organizzazione dei loro servizi è molto variegato ed interessante e fanno parte della Reevo, una rete internazionale di educazione alternativa.

Foto della pagina Facebook de L'asilo nel bosco
Oltre all'asilo di Ostia, gestiscono un'altra scuola dell'infanzia e un asilo nido all'interno del Parco della Madonnetta ad Ancilia. Il nido ha un primato europeo: è infatti la prima struttura del nostro continente, dove i bambini vengono accolti senza pannolino fin dai primi mesi di vita. 

L'idea è nata osservando delle esperienze di vita del Sud America, che ha molto ispirato i componenti dell'Emilio, portatori di una pedagogia ricca di contaminazione e (finalmente!!) non monodisciplinare. Ho contattato l'asilo nel bosco tramite la pagina Facebook e Paolo mi ha chiarito diversi punti sull'attività dell'Emilio. 

Ecco che cosa mi ha raccontato...

Siamo partiti da impianti pedagogici che ci piacevano di piu' con la sperimentazione e l'osservazione proviamo ad adattarli al contesto in cui operiamo. Stiamo molto attenti anche alle correnti moderne, sopratutto alle esperienze di educazione alternativa molto diffuse in Spagna e America Latina. Facciamo parte di Reevo, una rete internazionale in cui ci scambiamo esperienze e ricerche. Presto presenteremo in Italia all'Università Roma Tre un documentario molto bello "Quando sinto que ja sei" disponibile su Youtube.

Come siete venuti in contatto con le esperienze spagnole e latinoamericane? E come mai le considerate modelli da seguire?

Le abbiamo conosciute attraverso i documentari "La Educacion Prohibida" e "Quando sinto que ja sei". Entrambi fanno una mappatura attraverso interviste di educatori e pedagogisti delle esperienze in Spagna e America Latina di "educazione alternativa" , anche se a noi piace chiamarle piu' che alternative di qualità. Parliamo di scuole libertarie, montessoriane, steineriane, democratiche olistiche.

Sono per noi dei riferimenti perché sono riusciti a spezzare le catene che imprigionavano i sistemi educativi dentro logiche adultocentriche e vecchie di secoli. Il benessere dei bambini in queste scuole è lampante e questo per noi è anche la strada che porta a una vita serena e felice quando saranno adulti. Sono poi esperienze che si preoccupano non solo del corpo del bambino ma anche dei suoi sentimenti, delle sue emozioni in una cornice che non si nutre di sola razionalità ma anche di profondo sentire.

Sul vostro sito ho letto che fate riferimento alle sorelle Agazzi, alla Montessori e a Rousseau? Cosa prendete da ognuno di loro?

Di Rousseau ci piace che abbia intuito che la costruzione di un mondo migliore parte da un buon sistema educativo, di Montessori ci piace l'idea della piacevolezza del fare da sè che contraddistingue ogni bambino ed il ruolo non invadente ma attento dell'educatore. Delle sorelle Agazzi ci piace l'atmosfera di familiarità e serenità che reputavano fondamentale in qualsiasi scuola.

Di Emmi Pikler ci hanno entusiasmato le sue tecniche di osservazione e qualcosa abbiamo attinto da Paulo Freire, Rudolph Steiner e tanti altri. Non applichiamo nessuno di questi modelli in maniera radicale perchè non crediamo che ne esistano di validi per tutti i tempi e tutti i luoghi. Cerchiamo di adattare tutto questo sapere al contesto in cui operiamo stando attenti ad alcuni aspetti come lo stato emotivo dei bambini, il loro umore, la loro individualità che nessuno potrà mai prevedere e mettere a sistema.

Funziona bene il progetto del nido senza pannolino? Avete incontrato resistenze da genitori e colleghi?

Il progetto del senza pannolino funziona bene, anche se sono poche le famiglie che hanno tempo o voglia per cimentarsi in questa esperienza.

Le resistenze ci sono sempre ogni qual volta si abbandona il sentiero più battuto per cercare percorsi più stimolanti ed efficaci. Ma devo dire che i genitori nelle nostre scuole sono una risorsa che ci aiuta ad affrontare meglio la quotidianità con i tesori che ci affidano. Abbiamo con la maggioranza di loro un rapporto non formale e collaborativo


Com'è nata l'idea dell'asilo nel bosco? Pensate possa essere una base di partenza per asili naturali in Italia?

L'asilo nel bosco è il naturale risultato di molti anni di appassionato lavoro e dell'incontro tra L'Emilio e l'associazione Manes. Molte affinità alcune differenze ma un obiettivo comune che è quello di migliorare la scuola italiana .

In questi anni abbiamo visto con i nostri occhi e lo abbiamo approfondito con le nostre analisi e ricerche che i bambini che trascorrono la loro quotidianità al di fuori del contesto aula, in un ambiente stimolante a contatto con la natura sono piu' sereni, hanno una socialità piu' ricca, una motricità piu' sviluppata , un linguaggio piu' fluido e una curiosità veramente spiccata. 

A guardarli bene questi sono gli obiettivi che ci chiede il Ministero e allora perchè non farlo. Aggiungo che tutte le esperienze che proponiamo ai bambini vengono vissute con piacevolezza e non imposte e questo lo consideriamo un valore aggiunto.

Siamo stati contattati da centinaia di persone da tutta Italia che volevano riproporre questa esperienza nei propri territori tanto che abbiamo organizzato un incontro il 7,8 e 9 novembre per fornire loro gli strumenti normativi, organizzativi e pedagogici per affrontare questa splendida esperienza. Quindi siamo molto fiduciosi e ottimisti che questo modo di intendere l'educazione si diffonderà e si arricchirà grazie al contributo di altri educatori , psicologi e pedagogisti.

Ringrazio davvero Paolo per aver avuto voglia di condividere con me (e con voi) l'esperienza di L'Emilio e spero che davvero ci sia un futuro per queste scuole verdi in Italia, perchè riscoprire l'attaccamento alla natura migliora la qualità della vita.

lunedì 31 marzo 2014

Attività naturali in giardino

Con queste belle giornate di primavera, non si può che uscire in giardino. Andarci è sano perchè innanzitutto permette di uscire dalle mura del nido, di respirare aria fresca e di muoversi. Il potere del movimento per canalizzare energia e rilassare è innegabile e nel post sulla Motricità in giardino potrete trovare qualche spunto per creare situazioni di gioco mettendo a disposizioni dei bimbi oggetti e materiali semplici.

Adesso però vi invito a guardare i giardini dei vostri nidi, a guardarli davvero. Cosa vedete? Ci sono l'erba che sfiora le gambe, i fiori che spuntano nel verde, gli alberi con le loro foglie di forme diverse e se osservate ancora meglio, vedrete sassi nascosti e formiche intente a correre sui tronchi. Ci si prende del tempo e si scopre che esiste un mondo, all'interno di quello che siamo abituati a frequentare.


Abituare i bambini a meravigliarsi, accompagnarli nel loro processo di scoperta, notare insieme a loro quei
dettagli che fanno la differenza: un bocciolo che qualche giorno dopo diventa un fiore, una foglia che cambia colore con il passare delle stagioni. Le esperienze percettive e sensoriali offerte dal giardino non possono essere lasciate al caso: la luce che illumina le diverse tonalità del prato, stendersi tra i fiori che solleticano il viso e profumano, il canto degli uccelli.

E'proprio qui, inoltre, che si fa esperienza con la natura, si impara a rispettare gli insetti e le piante: non si schiacciano gli animaletti come non si strappano rami e foglie. Si possono raccogliere quelle appena cadute e magari conservarle. Si può riservare un angolo apposito, come l'Angolo del bello (proposto anche a Penny Ritscher), nel quale esporre le meraviglie trovate in giardino.

Si possono anche selezionare pigne, sassi, rametti e foglie secche per il gioco euristico oppure da integrare con la manipolazione: si schiaccia e si plasma la pasta di sale (o il didò o la creta) e poi ci si aggiungono degli elementi naturali per costruire composizioni o paesaggi. Si può pensare anche di creare cartelloni o pannelli naturali o addirittura dei grandi libroni (ricordate gli album per le raccolte di fiori e foglie consigliati nei Manuali delle Giovani Marmotte di Qui, Quo e Qua?), attaccando quello che riesce ad accumulare.

Anche le fotografie possono essere un bel supporto per creare degli album di immagini a tema, che magari mostrino il passare delle stagioni. Per questo sarebbe bello poter uscire in tutti i mesi dell'anno, magari anche con la pioggia, armati di impermeabili e stivalini.

La paura di far ammalare i bambini e di sporcare gli interni (le scarpe possono essere cambiate o pulite con una spazzola prima di rientrare: i bimbi riescono a farlo da soli e si divertono un sacco) fanno sì che spesso si rinunci ad uscire d'inverno, ma se ben attrezzati, stare all'aria fresca non può che fortificare. Pensate a quei poveretti costretti ad indossare cappelli di lana con 20°: ecco quali saranno i prossimi malati!

martedì 25 marzo 2014

Attività e spazi al nido: il gruppo dei piccoli

All'interno del nido d'infanzia lo spazio dei piccoli, bambini dai 3 mesi ai 12 mesi, è possiamo dire un piccolo nido all'interno di un nido più ampio. Affermo ciò in quanto i bambini piccoli hanno bisogno di ritmi e di un tempo molto diversificato tra di loro e rispetto ai bambini medi e grandi; proprio per questo all'interno dello spazio piccoli spesso si trova anche il bagno per la cura dei piccoli e la stanza del riposo mattitutino. Molto spesso l'angolo dedicato al momento del pranzo si ricava dalla stanza principale del gioco. 

L'ambiente è perciò molto più tranquillo, sereno, senza movimenti e rumori forti, quindi uno spazio che dia ampio spazio alla relazione. Tutto ciò poichè nel bambino piccolo il corpo è il veicolo primario della conoscenza e i sensi sono il codice di comunicazione privilegiato. Il bambino piccolo comunica, entra in relazione con gli adulti che si prendono cura di lui e con l'ambiente e lo spazio attraverso il suo corpo e le sue relazioni/sensazioni tonico-emozionali. 


Inoltre, l'ambiente e lo spazio dei piccoli deve tener conto anche di un altro grandissimo elemento che rappresenta questa fascia di mesi: la conquista della propria consapevolezza, della proprio corpo, della propria autonomia. Quindi, tenendo presente tutte queste importanti caratteristiche che contraddistinguono il bambino piccolo lo spazio sarà così organizzato: 
  • la stanza sarà completamente o quasi ricoperto da un tappetone che permette al bambino la stabilità e l'equilibrio. Quindi un tappeto fermo, quasi rigido, che accompagna i primi passi del bambino senza disequilibri. Un tappeto che permette al bambino la libera e spontanea scoperta dello spazio e dell'ambiente gioco. 
  • ci sarà un angolo morbido, con tappetone, tanti cuscini ed uno specchio (un angolo che accoglie, che rassicura, un angolo dedicato alla coccola ma anche un angolo dedicato alla conoscenza di sè, della propria immagine riflessa, del proprio corpo); 
  • ci sarà un angolo senso-percettivo, un angolo caratterizzato dalla proposta di giochi che favoriscano la scoperta spontanea del mondo attraverso i cinque sensi: quindi, troveremo un cestino dei tesori, un cesto che raccoglie diversi oggetti di materiale naturale (legno, metallo, juta, stoffa, ...) di varie dimensioni, di vario peso e di varia consistenza e che permette al bambino di essere scelto spontaneamente ed essere conosciuto e sperimentato attraverso la manipolazione e la suzione; troveremo dei pannelli sensoriali, troveremo delle piccole baccinelle di plastica con pon pon, troveremo la scatola delle stoffe, troveremo le bottiglie sonore
  • E poi un angolo che permette al bambino di poter sperimentare i primi passi, con una barra al muro, un mobile primi passi, ed una tana del cucù (dove poter sperimentare il gioco del c'è e non c'è, del scomparire/riapparire). E' comunque uno spazio molto flessibile in quanto cresce e si evolve in base alle necessità e ai bisogni dei bambini piccoli che crescono. Ad esempio nel corso dell'anno educativo, si potrà inserire negli angoli gioco pentolini in metallo, libri di letteratura dell'infanzia adatti alla fascia d'età, camioncini, animali della fattoria, cubi e scalette per il movimento.


Post e foto di Lucia Vichi

mercoledì 20 novembre 2013

Le emozioni negative nello sviluppo di sè: "viverle" al nido

L'emozione che spesso il bambino vive al nido, in rapporto al "gruppo sociale" nel quale vive, è la "rabbia". Il sentimento della rabbia o dell' aggressività è principalmente la strategia o lo strumento principale che il bambino utilizza per risolvere il proprio disagio e comunicarlo nel momento in cui viene a trovarsi in una situazione per lui nuova o deve interagire con l'altro "da sè". D'accordo con Con i capricci si cresce?, ribadisco che le emozioni negative del bambino non hanno le caratteristiche di "aggressività adulta" e devono essere fatte vivere e sperimentate. In questo, l'adulto deve porsi in una prospettiva evolutiva dell'emozione, ossia creare un ambiente, proporre materiali, organizzare spazi e tempi che aiutino a reindirizzare positivamente le angosce e la rabbia dei bambini.

Ma che cosa significa ciò nella pratica quotidiana del nido d'infanzia?
Spazio sezione medi-grandi (13-36 mesi): lo spazio all'interno della sezione deve permettere ai bambini di scegliere l'angolo gioco che più li "contiene" nei diversi momenti della giornata. Quindi:
- un angolo per muoversi liberamente, con tappeto semi rigido (tappeto che offre stabilità e favorisce l'equilibrio), cubi motori di diversa misura e forma, teli e corde.
- un angolo che permetta il riposo o la dis-tensione del bambino con tappeto basso in moquette, cuscini, libri, peluche (un angolo che rassicura!).
- un angolo che offra al bambino la possibilità di sperimentare e sperimentarsi, anche nelle sue emozioni negative, attraverso il contatto con materiale naturale e quotidiano, appartenente al mondo dell'adulto.
- un angolo che permetta al bambino grande di "fare finta che".

Spazio sezione piccoli (3-12 mesi): lo spazio all'interno della sezione deve permettere al bimbo piccolo di accompagnarlo nella scoperta di sè e del mondo circostante. Quindi uno spazio con un tappetone rigido, cuscini, scalette e discese (cubi morbidi), pedane, cestino dei tesori, sbarra, specchio.
Giardino: la spazio esterno è davvero una risorsa inestimabile per i bambini. A contatto con la natura, attraverso la manipolazione e il con-tatto con ciò che la stagione ci offre, il bambino sperimenta e vive le sue emozioni ed angosce. Fantastico è per un bambino toccare l'erba bagnata, tuffarsi nelle foglie secche, travasare la terra, raccogliere margherite, creare "palle" di neve, rincorrersi, prendersi, nascondersi, ritrovarsi ...


Ma concettualmente parlando, quali sono le azioni del bambino che servono per "vivere" le sue emozioni?
A tal riguardo, prendo in considerazione l'approccio psicomotorio di Bernard Aucouturier, che afferma, in generale, che il gioco spontaneo è per il bambino la vera rappresentazione di sè e, attraverso la spontaneità del gioco, il bambino si rassicura. I giochi che il bambino spontaneamente fa e "vive" per simbolizzare le sue angosce, le sue paure, le sue emozioni, sono: equilibrio/disequilibrio , avvolgersi , dondolare , rotolare , arrampicarsi , cadere , spingere , tirare , correre , presenza/assenza , perduto/trovato , distruzione/costruzione , apparizione/scomparsa , riempire/svuotare , aprire/chiudere , ordine/disordine, fare finta di. E' importante che al nido d'infanzia il bambino possa sperimentare queste azioni di gioco in quanto gli permettono di veicolare positivamente le emozioni, anche quelle negative.

Concludo riportando un significativo pensiero di Bernard Aucouturier:
Il gioco libero e spontaneo permette al bambino di vivere la globalità della propria persona. 
Nel gioco si riuniscono SENSAZIONI, TONICITÀ, EMOZIONI, RAPPRESENTAZIONI MENTALI, FANTASMI, e la MOTRICITÀ

Lucia Vichi

domenica 21 aprile 2013

Motricità in giardino

Con la bella stagione, sfruttare gli spazi all'aperto del nido diventa quasi un obbligo: i bambini diventano insofferenti dopo tanti mesi in cui sono stati costretti a muoversi in locali chiusi. Il giardino, con i suoi colori e la sua ampiezza, rappresenta un ambiente libero ma protetto, in cui si può correre, arrampicarsi, annusare i fiori, stendersi nell'erba.

Vero è che pensare al cortile come un ambiente di solo "sfogo" può essere deleterio per il gruppo, che diventa ingestibile e agitato non appena si varca la porta per uscire: "In questo posto si può fare quel che si vuole!" sembrano urlare i bambini.

Ecco perchè, ogni tanto, è bene catalizzare l'attenzione con attività semi o totalmente guidate dall'adulto, affinchè si alternino momenti di gioco libero a periodi brevi ma strutturati. Oltre alle classiche attività da fare fuori (giardinaggio, giochi con l'acqua,...), si può organizzare anche la motricità.

Basta dare ai bambini materiali da gioco, come teli colorati, corde, palle e il gioco nasce da sè. I teli volano, si trascinano, nascondono cose e amici, accarezzano il prato. Le corde si tirano, strisciano, avvolgono l'albero. Le palle rotolano, si lanciano ai compagni, si lasciano scivolare forte da una discesa.

La musica appare quasi superflua, quando il contorno del giardino è già tranquillo e rilassante, ma può essere d'aiuto se si vogliono alternare ritmi veloci a melodie delicate.

In questo modo i bambini allenano naturalmente la loro capacità di prensione, i movimenti di salita, discesa, corsa e salto, la coordinazione oculo motoria e le diverse prassie, divertendosi in maniera spontanea, ma mai banale.


martedì 26 febbraio 2013

Un libro di emozioni

Parlare di emozioni non è mai cosa semplice e farlo al nido, assumendo un metalinguaggio adeguato, diviene un'operazione complessa che prevede una buona progettazione. Eppure raccontare e raccontarsi quello che si prova, dare un nome a un moto interiore, riuscire insieme a trovare i modi per gestirlo è un buon allenamento di crescita, che permette al bimbo di migliorarsi in un contesto sicuro e protetto.

Nella fascia di età 0-3 i bambini sono in preda alle emozioni: rabbia, felicità, disperazione. Riuscire a contenerli e a indirizzarli è compito dell'adulto e spesso è più che sufficiente usare la fisicità per star loro vicini, sostenerli, calmarli. L'espressione corporea è anche un buon modo per manifestare tutte le emozioni represse e le attività di psicomotricità hanno questa valenza: sia che si danzi su musica rilassante, sia che si muovano teli colorati, il nostro corpo diventa una tela su cui dipingiamo quello che teniamo dentro di noi.

www.asili-nido-roma.it 

Le attività grafico pittoriche inoltre sono un altro buon mezzo di espressione, da pianificare alla fine della psicomotricità o in maniera indipendente da essa. Talvolta può essere obiettato che il bambino sotto i 3 anni non ha ancora le capacità per associare un sentimento al segno grafico. In realtà diverse ricerche smentiscono tale credenza ( al riguardo consiglio un testo agilissimo della Junior, Lo scarabocchio al nido) e in ogni caso disegnare e pitturare sono attività che coinvolgono corpo e mente, anche solo in maniera inconsapevole.

Conosciamo la valenza affettiva della lettura dei libri e gli albi illustrati sulle emozioni sono tantissimi e alcuni di essi sono anche davvero belli. Il mio preferito è senza dubbio Che rabbia!, un vero e proprio tormentone in tutti i nidi in cui ho lavorato. Mi piace perchè è veritiero: funzionerebbe anche con gli adulti! E poi sono proprio tutti quei sentimenti negativi, di cui i bimbi non conoscono il nome e da cui si lasciano sopraffare, che meritano un'attenzione particolare.

Un altro mezzo efficace è costruire un libro con le facce dei bimbi della sezione per rendere la lettura ancor più coinvolgente. Ovviamente il riferimento è per una sezione di Grandi: allenarsi a "fare boccacce" a seconda dell'emozione provata può diventare un gioco divertente. Fotografare questi momenti e poi raccoglierli in un album di sezione può permettere ai bambini di visionare la documentazione come se fosse un vero e proprio libro. Il valore della lettura accresce di significato perchè in questo caso i protagonisti sono proprio i bambini che stanno leggendo. 

Iniziare a dar valore alle emozioni è un buon modo per abituare i più piccoli a farlo anche in futuro e saperle gestire è una conquista per ogni adulto equilibrato.

domenica 3 febbraio 2013

L'inverno &... il ghiaccio

D'inverno fa freddo e qual'è la cosa più fredda che conoscete? Il ghiaccio ovviamente!

Lavorare con il ghiaccio permette di utilizzare molteplici capacità sensoriali e con i più grandicelli anche di sviluppare capacità di discernimento alternando stimolazioni tattili diversificate.

Possiamo "conoscere" pezzi di ghiaccio, toccarli, assaggiarli, con le mani, con i piedi... fino a che non si sciolgono. Potremmo predisporre cubetti classici oppure quelli di diverse forme e utilizzare recipienti per contenere l'acqua.

Potremmo dipingere con il ghiaccio, utilizzando pezzetti fatti gelare con colori naturali o addirittura con prodotti alimentari: in questo caso anche il gusto farà esperienza! Anche le amiche di Mille Idee da fare al Nido propongono una bellissima attività di questo tipo.

Con i grandi possiamo provare a proporre i contrasti del freddo e del caldo.  Acqua fredda e acqua calda: immergervi le mani in maniera alternata, magari giocando con delle spugne potrebbe essere una valida alternativa: Vento freddo e vento caldo: con l'aiuto di un phon, "maneggiato", da un adulto i bimbi si divertiranno a saltare e a ballare sulle note di una melodia, pensata ad hoc, e con teli colorati, potremmo fingere di "diventare" il vento. Gelato e thè: associare un ghiacciolo o un gelato all'assaggio di una bevanda calda. 

Consigli su colonne sonore "ventose", che potranno accompagnare attività di motricità e rilassamento:

  • Per riprodurre i suoni: http://www.youtube.com/watch?v=SRadFidgoXU http://www.youtube.com/watch?v=yRy58bZNU4Q
  • Musica da meditazione e rilassamento con melodia lenta: http://www.youtube.com/watch?v=U-Bjp7-ud7E
  • Musica lounge a tema: http://www.youtube.com/watch?v=6k0Qbq-33AA
  • Musica indiana: http://www.youtube.com/watch?v=c0pQf-2I__Q
  • Percussioni arabe ispirate al vento: http://www.youtube.com/watch?v=opVd7rifoK4

Provate a chiudere gli occhi e a pensare a cosa vi viene in mente?



martedì 29 gennaio 2013

L'inverno &... la neve

La neve è l'elemento invernale per eccellenza, anche se in tante zone d'Italia non è possibile uscire in giardino per giocare a tuffarsi nel magico mare bianco, già di per sè attività divertentissima. In tal caso, la creatività può darci una mano!

Innanzitutto potremmo preparare una stanza nevosa disponendo teli e carte con luci soffuse e una musica rilassante di sottofondo per poter godere di un paesaggio innevato indoor. Riuscire a fare una breve psicomotricità in tale ambiente può diventare davvero piacevole.

Potremmo poi giocare con gli "abiti" da neve a travestirci da sciatori: sciarpe, cappelli, guanti e perchè no?! occhialoni e giacche a vento dismesse. Alla fine della giornata di sci è sempre piacevole ristorarci con una bella cioccolata calda (o tè caldo) e berla tutti insieme può diventare un bel momento conviviale (rovesciata su fogli di carta può diventare un'attività manipolatoria pittorica; vale anche per il tè che lascia macchie giallo-marroncine).

Progettare attività grafico- pittoriche sulla neve è davvero semplice: consiglio di lavorare con cartoncini blu o neri per dar rilievo al candore della neve. Si possono sminuzzare pezzi di carta, arrotolare palline con carta igienica, usare piccoli pezzetti di alluminio e incollarli sul foglio. Si può usare la tempera a dita, lasciando le impronte con un solo dito. Si può usare un impasto di acqua e farina (o tempera bianca e zucchero) per dare "corposità" alla composizione. Le possibilità sono tantissime!!!

Le letture sull'inverno sono numerosissime, ma su tutte consiglio Era inverno, albo illustrato minimalista ma di grande impatto, e Lisa in inverno, che come tutti i libri della Clavis diverte in maniera semplice e intelligente.



domenica 20 gennaio 2013

L'inverno &... i pinguini

Pensando a come si possono far lavorare i nostri bambini sul tema dell'inverno in maniera diversificata, ho pensato ai pinguini, i teneri animali polari tornati alla ribalta con Happy Feet. Ecco alcune idee di attività da realizzare insieme ai vostri bambini:
  • BALLIAMO LA DANZA DEL PINGUINO: si può camminare come i pinguini oppure ballare il Ballo del Pinguino (nel link una delle tante versioni)
  • COLLAGE: alternando carta o stoffa bianca e nera
  • STAMPINO CON LA PATATA: su un foglio nero preritagliato con la sagoma del pinguino, si può stampare con la patata intrisa di tempera bianca la sua panciotta
  • RIEMPI LA PANCIA: sempre sulla solita sagoma nera si può incollare cotone o laniccio bianco per realizzare una pancia morbida.
  • LETTURE: i libri sui pinguini, tattili, pop up, albi illustrati sono molteplici. Vi consiglio il mio preferito "Chi trova un pinguino". Da essi si può trarre spunto per attività di marionette, calzini in disuso trasformati nei personaggi del testo o narrazioni partecipate.


  • FOTO E VIDEO: mostrare ai bambini come sono fatti davvero i pinguini attraverso libri di zoologia o semplicemente stampando foto di pinguini, dei loro cuccioli, dei loro modi di vita e rilegandoli in una sorta di albo fotografico. I neonati sono davvero carini! Mostrare brevi pezzi di documentari sull'argomento (solo per i più grandi e favorendo il piccolo gruppo): ascoltare il loro verso, vedere davvero come camminano, come mangiano, come si muovono.
  • ADOTTARE UN PINGUINO: a fine percorso potrebbe essere carino coinvolgere i genitori nell'adozione di un esemplare tramite il WWF

sabato 12 gennaio 2013

Travasare...che passione!

I travasi sono una delle attività più proposte al nido perchè riescono ad impegnare e a divertire sia i bimbi più piccoli che i più grandicelli. Riuscire a versare in un ciotolino per poi riversarlo in un altro ancora diventa un vero e proprio lavoro. Osservare le loro facce serie serie e concentrate è sempre una vera sorpresa e viene da meravigliarsi ancora di più quando si considera il periodo di tempo, di solito molto lungo, che utilizzano per questa attività che non sembra mai stancarli.

Oltre a stimolare la motricità fine e il coordinamento oculo-manuale, mette in campo diverse emozioni legate alla sensazione dei materiali sulla pelle. Le farina gialla è granulosa, quella bianca è soffice, i fagioli sono lisci. Molto utile durante l'ambientamento: il bimbo riesce ad allenare la comparsa e la scomparsa nel contenitore, proiettando l'azione sui suoi sentimenti nei confronti della figura parentale, che si allontana ma torna sempre dal suo bambino.

Proporre in maniera diversificata il travaso può essere una tecnica per non cadere nella banalità. Possiamo organizzarla da seduti con vecchi vasetti di yoghurt, bottigliette di vetro, ciotole di metallo, cucchiai, colini: la differenza dei materiali dei contenitori è importante a livello sensoriale. Nei pentolini trasparenti il bimbo riesce a vederne il contenuto; bottigliette e piatti hanno misure di "riempimento" diverse; i fagioli secchi fanno rumori diversi se versati nel metallo e via dicendo.

In questo caso si può pensare di "delimitare" il territorio del bambino con un vassoio più grande nel quale ogni bimbo può svolgere la propria attività. Si può anche, al contrario, gestire l'attività in maniera totalmente diversa offrendo loro una location più libera: un grande telo o tovaglia di plastica stesa in terra, il materiale rovesciato sopra e i contenitori a disposizione. Consiglio in questo caso di prediligere il piccolissimo gruppo, poichè la situazione può degenerare nel caos.


Vasche più o meno grandi possono essere un'altra alternativa validissima. Ci sono tavoli appositamente progettati per travasare in gruppo e in piedi, ma anche grandi catini possono diventare divertenti maxicontenitori per gli oggetti da travasare e... per i bambini stessi!

I materiali da travasare sono tantissimi: legumi secchi, pasta cruda di varie forme e dimensioni, farina gialla, farina bianca. Non dimentichiamoci quelli liquidi cremosi (passato di verdura avanzato, pomarola, cioccolata calda...) e acqua, che per le loro diverse consistenze divengono anche una piacevole attività sporchevole.

sabato 6 ottobre 2012

Con le mani, con il corpo, con la mente

Volevo consigliarvi un libro, che per me è divenuta una sorta di Bibbia per l'asilo nido: Con le mani, con il corpo, con la mente. Cronache del fare nei servizi 0- 3 anni di Modena, a cura di Mila Bennati, Simona Cristoni e Francesca d'Alfonso e edito da Junior (prezzo 19,20 €).


E'un manualetto molto pratico che raccoglie vari tipi di attività, non tanto per "copiare" ma su riflettere su metodologie, programmazioni, materiali. Ogni attività ha infatti una scheda in cui la si descrive brevemente, si esplicitano finalità educative e ruolo dell'educatore e infine si specifica cosa occorre predisporre per la realizzazione, modalità e tempi. Una buona base da cui partire anche per chi non ha mai scritto una programmazione educativa.

Può sembrare un surplus pianificare così nel dettaglio, ma in realtà non lo è. 

Avete mai pensato a come presentate le attività ai vostri bambini? Ecco, riuscire a farlo in maniera efficace, incuriosendoli al punto giusto, senza spaventarli, rappresenta già il raggiungimento di un obiettivo: avvicinare il bimbo a qualcosa di nuovo, invogliarlo all'esplorazione.

Avere modalità comuni di gestire i diversi momenti al nido è una garanzia, sia per i bambini sia per il gruppo educatori: la continuità è sempre un'arma vincente.

I capitoli sono suddivisi per aree di esperienza (grafico pittorica, motricità, musica, lettura...). Insomma un libro utile per chi ricerca modalità di programmazione più efficaci.

mercoledì 3 ottobre 2012

Attività d'autunno al nido

L'autunno è forse la stagione che preferisco per progettare attività, perchè offre davvero numerosissimi spunti e tutti ricollegabili all'amore per la terra. E' una stagione di riposo, di preparazione per l'inverno, è una stagione di tranquillità.

In autunno cadono le foglie e perchè non armarsi di cestini e uscire in giardino a raccoglierle? Si possono poi fare collages con il materiale messo insieme oppure ricalcarne forme e venature o ancora, usarle come stampino con la tempera. Si può anche creare una sorta di percorso sensoriale: una stradina di legnetti, che poi si trasforma in un letto di foglie e infine in grossi e freschi sassi: camminarci a piedi scalzi sarà una scoperta!


In autunno si vendemmia e se le educatrici allestiscono uno "spazio- vigna" con l'uva appesa, si può giocare alla raccolta. Mettendo l'uva in un catino la si può schiacciare con i piedi come si faceva una volta. Anche prendendo ad esempio il grappolo d'uva, si possono pensare tante attività grafico pittoriche, come ad esempio quella di usare tappini intrisi di tempera.

L'autunno è la stagione dei funghi e delle castagne. Ci si può mettere d'accordo con i genitori e consigliare loro di fare un giro nel bosco con i loro bimbi nel fine settimana; il lunedì mattina i bambini porteranno al nido i loro tesori: un riccio di castagna, un funghetto, del muschio... 


Si possono far assaggiare le castagne ai bambini, giocare con i gusci vuoti e toccare con delicatezza gli aculei del riccio. I funghi hanno una forma abbastanza semplice e possono essere un bello spunto per attività di collage con stoffe di diversa consistenza.

Con i reperti autunnali (foglie, legnetti, terra, muschio...) si può anche creare un librone da sfogliare, toccare e annusare durante l'anno.

L'autunno è una stagione che riavvicina ai frutti della nostra terra: è nostro dovere trasmetterlo ai bambini. 

martedì 12 giugno 2012

Giochiamo al mare!

Un giorno stesi sul pavimento della sezione teli di stoffa di diversa dimensione nelle tonalità del blu, buttai un po'di sabbia e conchiglie sulla pedana che si trovava in un angolo della stanza, accesi lo stereo con le melodie delle onde e chiusi porte e finestre. Con la mia collega di allora facemmo entrare i bambini senza scarpe e li lasciammo liberi di esplorare.

A noi solo il compito di osservare, in un angolino, zitte zitte!

E'stato così gratificante vedere come i bambini di loro iniziativa si distribuissero da soli nello spazio: chi, in gruppetto, nell'angolo della spiaggia scopriva le conchiglie; chi si muoveva piano tra i teli azzurri; chi si era steso per terra e si lasciava avvolgere.

E'proprio un bel gioco, quello del mare!

lunedì 11 giugno 2012

Giochi con l’acqua

L’estate è ormai alle porte e per combattere il solleone cosa c’è di meglio di una bella rinfrescata?!
Ecco spuntare allora anche nei nidi piscinette gonfiabili, tinozze piene d’acqua e via libera al divertimento!
Quella che può sembrare un’attività poco strutturata e molto ludica ha in realtà valenze profonde per i bambini. E’innanzitutto innegabile il potere rilassante dell’acqua: il suo rumore, il suo effetto sulla pelle distendono la mente e rendono più sereni.


Immergersi nell’acqua è poi una gran prova di coraggio ed è per questo che, a mio parere, è sempre bene presentare ai bambini il materiale in recipienti di piccola-media quantità. Si possono far sgocciolare spugne ascoltandone il rumore, si possono annaffiare le piante con piccoli innaffiatoi, si possono fare bolle con le cannucce, si possono lavare le bambole della sezione. 

Si stimola il discernimento sensoriale: caldo/freddo, bagnato/asciutto. Si distinguono i rumori, a seconda della potenza degli scrosci. Attraverso l'acqua si può vedere oppure la possiamo colorare, immergendovi liquidi variopinti.

Con l’acqua si può fare una gran quantità di azioni, perché l’acqua è vita, è gioia ed è mille altre cose. Non dimentichiamoci dei suoi splendidi colori, dei suoi suoni. Anche lavorare con cd che riproducono il rumore del mare è un ottimo sottofondo per attività psicomotorie.

lunedì 19 marzo 2012

E’primavera, svegliatevi bambini!

La primavera ormai è alle porte. Il primo sole fa venire voglia di abbandonare sciarpe, cappelli, cappotti pesanti per godersi le gioie dei primi caldi.

Nei nidi si esce più spesso e volentieri: è quasi un dispiacere distogliere i bambini dai loro giochi di manipolazione con la terra, di osservazione di fiori e foglie e di corse sfrenate nei prati. Si pensano anche attività a tema, specialmente in previsione della Pasqua e del conseguente (eventuale) lavoretto da portare a casa ai genitori.
Il libro che accompagna il cd di Lauzi, illustrato da Altan, editore Gallucci
Ovvio che sfruttare le potenzialità di uno spazio aperto e naturale è una naturale continuazione col tema della rinascita che offre spunti e idee continue: piantare, coltivare, guardare, raccogliere, accarezzare, annusare, fare pic nic. La primavera fa rinascere anche i sensi! E’poi importante per il bambino vivere questo spazio altro, non racchiuso da quattro mura sia per la motricità (e di conseguenza tono muscolare, postura,…) sia per le potenzialità immaginative e conoscitive che il mondo vero ha sui più piccoli.

Per quanto riguarda attività grafico pittoriche i colori della primavera offrono un’ampia gamma di sperimentazioni: si possono fare timbri di fiori, spugnature di coccinelle, impronte di mani che diventano farfalle.

Un anno al nido, associammo la stagione anche a un animale che con la primavera si risveglia, la tartaruga. Ne facemmo arrivare una al nido con cui i bambini poterono giocare, leggemmo libri illustrativi e guardammo anche brevi filmati sull’argomento. Un bel filo conduttore fu sicuramente la canzoncina di Bruno Lauzi, che insegna ad assaporarsi la lentezza.

mercoledì 18 gennaio 2012

Pensieri di carta

Quando si considerano le attività espressive, spesso non si pensa al supporto di uno dei materiali più banali: la carta. Essa in tutta la sua semplicità diviene un mezzo comunicativo proprio per il suo potenziale in divenire: un pezzo di carta può diventare qualsiasi cosa. La carta si strappa, si sventola, si fa volare, si appallottola, si accarezza. Una striscia di carta colorata può diventare un copricapo alla indiana, un pezzo di carta ondulata può essere suonata grattandolo, attraverso la carta da imballaggio si vede un mondo a pois.

Per non parlare delle esperienze sensoriali: ci sono carte lisce, carte ruvide, carte morbide, carte dure, carte colorate, carte splendenti, carte fredde, carte fragili, carte resistenti. Ed infine penso al significato psicologico che un pezzo di carta può evocare: ci si sente protetti a rotolarsi e a nascondersi in un tappeto di carte di ogni tipo.


Offrire ai bambini un cestino pieno di pezzi di carta di ogni tipo può essere un buon modo per dare via a un’esplorazione che può divenire pian piano più strutturata; magari per poi terminare con la costruzione di un libretto- campionario. I bambini possono manipolare la carta liberamente, anche nella stanza della motricità; possono strapparlo o tagliarla; possono incollarla su dei fogli o su un grande cartellone unico per dare un compimento alla loro esperienza; si può lavorare sulla sensorialità creando pannelli o libricini tattili.

E’un’attività a tutto tondo che interessa i bambini di ogni età e che non implica particolari capacità. La carta è un materiale conosciuto, che non spaventa, e allo stesso tempo non è invasivo, non sporca. Riuscire a dare un valore diverso a un oggetto di uso comune prevede un esercizio di divergenza, cioè di vedere da un altro punto di vista. Abituiamo i nostri bambini a questo atteggiamento perché oltre a renderli più creativi e fantasiosi, farà loro sviluppare un’attitudine al problem solving più immediata e naturale.