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mercoledì 18 luglio 2018

Vivo Montessori, intervista ad Anna

Ho conosciuto per caso il sito Vivo Montessori, nel quale si possono acquistare materiali Montessori aderenti al metodo e giochi educativi di ispirazione montessoriana, ma soprattutto imparare ad utilizzarlo a scopo didattico con bimbi di ogni età.

La fondatrice è Anna Pagnotta, che con passione cura anche la pagina Facebook, sempre aggiornata e piena di spunti interessanti per educatori, insegnanti e mamme interessate a questa metodologia.

Ho deciso di intervistarla, dopo aver letto la sua bio sul sito... ma lascio che sia lei a presentarsi.

L'idea del sito ti è venuta in seguito alla tua maternità: in cosa applicavi il metodo Montessori con tuo figlio?

Non appena ho saputo di aspettare un figlio tutto è cambiato, ho sentito fin da subito la necessità di offrire il meglio al mio bambino soprattutto in termini di educazione ho iniziato a leggere libri, informarmi e l’interesse verso il Metodo Montessori si è fatto sempre più spazio dentro di me.

Più entravo in questo mondo e più me ne innamoravo! Mi sono iscritta al corso per Educatrice Montessori 0-3 e ho aperto il sito www.vivomontessori.com avviando così l’attività di vendita online di materiali Montessori e giochi educativi. Nel frattempo provavo, nel mio piccolo, ad applicare il metodo Montessori anche a casa con mio figlio.

All’inizio non è stato semplice, non esiste una “ricetta” da seguire, poi, piano piano, seguendo il corso, leggendo molto ed approfondendo tante tematiche relative al metodo, ho iniziato a “vedere più chiaro”. Il primo passo è fare un grande lavoro su sè stessi: spogliarsi di tutti i preconcetti che ci sono stati tramandati sui bambini. Il metodo ti mostra come avere uno sguardo diverso verso i figli, si impara ad osservarli, a comprendere i loro bisogni più intimi di crescita e di sviluppo, e, grazie a questo impegno quotidiano, si impara ad agire.

Tenere un approccio montessoriano in famiglia significa dare fiducia al bambino, rispettarlo, favorire l’indipendenza e l’autonomia e offrire un ambiente adatto che risponda a tutto questo. L’ambiente è fondamentale, permette al bambino di trovare intorno a sé la risposta ai propri bisogni: ho cercato quindi di modificare gli spazi domestici con piccoli accorgimenti per renderli più adatti a mio figlio.

Alcuni esempi possono essere: scaffali con ripiani bassi, con giochi e materiali posizionati in modo ordinato, tavolo e sedia a misura, una piccola panca e un gancio basso nell’ingresso per appendere la giacca favorendo così autonomia durante l’entrata e l’uscita da casa oppure il celebre “lettino montessoriano”, un letto basso, che permette al bambino di essere più indipendente nella fase di addormentamento. Fin da piccolo poi ho abituato mio figlio ad utilizzare posate “vere” di metallo, solo un po' più piccole e adatte alle sue manine. In cucina ho utilizzato una learning tower (uno sgabello con una protezione) in modo da poterlo coinvolgere nella preparazione dei pasti, queste sono solo alcune le attività e certamente non basta questo per applicare il metodo a casa ma sono esempi pratici che possono essere una buona base di partenza per chi intende seguire i principi montessoriani in famiglia.

Quali sono i materiali Montessori più richiesti? Come mai, secondo te?

Attraverso il sito www.vivomontessori.com vendo sia materiali Montessori ideati dalla Dottoressa conformi al metodo, che giochi educativi di ispirazione montessoriana. La mia attività, inoltre, si rivolge sia alle scuole montessoriane e non, che alle famiglie con bimbi da 0 a 12 anni circa. Questa premessa è importante perché, per rispondere alla tua domanda, è utile distinguere le richieste che arrivano dalle istituzioni scolastiche e quelle che mi arrivano dai genitori.

Per quanto riguarda le scuole, ho notato che acquistano soprattutto i materiali prettamente montessoriani perché applicano il metodo in modo “puro” quindi mi richiedono i materiali originali ideati da Maria Montessori come ad esempio i Sensoriali di Sviluppo (Torre rosa, scala marrone, spolette dei colori, incastri solidi, cilindri colorati), quelli legati alla Geografia (incastri continenti e globi) o legati alla matematica (cifre smerigliate, fuselli, le tavole del Seguin) o quelli relativi alla botanica (per scoprire e conoscere le parti degli animali o dei vegetali).

Le famiglie, invece, fanno acquisti più vari, amano e richiedono certamente i materiali più noti della Montessori, ma cresce molto anche la richiesta di giochi e giocattoli educativi. Questo è un dato certamente interessante perché dimostra come le famiglie iniziano ad avvicinarsi maggiormente ai giochi che favoriscono l’acquisizione di abilità psicofisiche. In questo contesto allora emergono richieste all’interno della sezione del sito denominata “giochi di ispirazione montessorianaovvero giocattoli affini alle finalità educative del metodo Montessori perché favoriscono il naturale sviluppo del bambino.

Si tratta generalmente di giochi in legno (materiale solido e caldo al tatto che stimola la sensorialità dei bambini), o stoffe e tessuti sensoriali, che favoriscono sviluppano la concentrazione, affinano i sensi e stimolano così l’intelligenza dei nostri bambini.

I giochi più acquistati diventano allora i puzzle con o senza pomello, utili a stimolare la motricità fine, i blocchi impilabili, la cassetta delle chiusure, o ancora, per i primi mesi, le palle attività o i sonagli oppure per i bambini più grandi, il calendario perpetuo o i giocattoli relativi al gioco simbolico come stendino, l’asse da stiro e il set pulizia o il set da tè il registratore di cassa e tanto altro ancora.

Ho letto che tua nonna era maestra Montessori. Quale ricordo della tua infanzia legato a questo ti è più caro?

E’ vero, mia nonna materna è stata una maestra Montessori della Scuola Primaria di Perugia ed è stata anche una allieva della stessa Maria Montessori perché ha frequentato l’ultimo corso che la dottoressa ha tenuto in Italia, proprio a Perugia, nel 1950.

I miei ricordi più cari legati a lei sono le vacanze estive che passavamo insieme. Passeggiavamo, leggevamo, lavoravamo a maglia o con il telaio (avevo a disposizione un piccolo telaio circolare di legno), mi faceva giocare con la Matrioska, o lavorare con le perle un materiale Montessori).

Il ricordo più intenso è legato ad una frase che mia nonna mi ripeteva spesso: “Anna, ricorda, ogni cosa a suo posto, un posto per ogni cosa!” a quel tempo non capivo bene il vero significato, per me significava solo che era giunto il momento di riordinare i giochi, poi, un giorno, tanti anni dopo, durante il corso per Educatrice Montessori un’insegnante disse a proposito dell’ambiente: “Maria Montessori considerava fondamentale l’ambiente intorno al bambino, diceva sempre che l’ambiente è Maestro e che è necessario offrire un ambiente organizzato e ordinato e a questo proposito diceva anche: ogni cosa al suo posto un posto per ogni cosa” in quel momento ebbi un piccolo brivido! Erano le parole di mia nonna! Mi tornò alla mente quella frase e pensai che mia nonna non mi stava solo dicendo di mettere in ordine i miei giochi, mi stava tramandando qualcosa di molto più grande: un amore e una passione verso il metodo che amava profondamente e utilizzava quotidianamente con i suoi alunni.

È indubbio che negli ultimi anni ci sia un interesse crescente verso metodologie altre, come quella Montessoriana o steineriana. Perché educatori e, soprattutto, genitori hanno questo bisogno, secondo la tua esperienza?

Grazie a questa mia attività ho la possibilità di parlare con molte persone, genitori, educatori, insegnanti che mi contattano non solo per acquistare i miei prodotti, ma anche per confrontarsi con me su questioni pedagogiche legate al metodo Montessori.

Desiderano raccontare le loro esperienze e, a volte, con dispiacere, mi parlano delle difficoltà che affrontano in ambito educativo. Alcuni genitori e insegnanti, si sentono talora scoraggiati: esistono sicuramente tantissimi esempi di eccellenze scolastiche nel nostro Paese, di scuole che funzionano e anche molto bene, tuttavia, ci sono anche esempi di sistemi che non funzionano, che disattendono le aspettative di insegnanti e genitori, e forse, questo, è uno dei motivi per cui molte persone si stanno avvicinando al Montessori.

Mi accorgo, dai racconti dei genitori, che stanno maturando una maggiore attenzione verso l’educazione dei figli, vogliono essere più proattivi e iniziano a capire l’importanza di una vera e propria “educazione che parta dalla famiglia”. Maria Montessori nel suo libro “Il bambino in famiglia” scriveva: «l’educazione moderna deve finalmente penetrare anche nella famiglia e crearvi oltre che un nuovo bambino nuovi padri e nuove madri» questa è una frase che amo molto e credo che finalmente dopo tanti anni stiamo arrivando a questa consapevolezza: essere più presenti nell’educazione dei nostri figli senza delegare tutto alla scuola.

Quello che attrae molti genitori verso il Montessori forse è proprio questo: il fatto di rendere la famiglia consapevole, collaborativa, di avere rispetto verso il bambino e di favorire la conoscenza in modo naturale seguendo l’innata propensione del bambino al sapere.

Lavorando al nido, mi accorgo che Maria Montessori accompagna quotidianamente le nostre attività: dagli arredi ai vassoi, da giochi di scomparsa a quelli legati alla vita di casa. Anche tu hai potuto osservare questa cura verso gli insegnamenti Montessoriani che in tanti nidi hanno?

E’ vero, nonostante Maria Montessori sia nata nel 1870, il suo pensiero è assolutamente attuale, i suoi libri, scritti più di 100 anni fa sono ancora validissimi e i suoi principi vengono giornalmente applicati in molte scuole, dal nido alla primaria accompagnando quotidianamente il lavoro di tanti insegnanti ed educatori.

Durante il corso per Educatrice Montessori 0-3 che ho seguito presso l’Opera Nazionale Montessori ho potuto confrontarmi con diverse realtà di Roma perché ho fatto alcune Osservazioni nei nidi della capitale. Uno dei principi cardini del metodo è certamente l’ambiente, inteso come “tutto ciò che circonda il bambino”, dagli arredi ai materiali, alle attività proposte e non da ultimo all’adulto; l’educatore ha un ruolo fondamentale perché è parte integrante dell’ambiente che circonda il bambino.

Molti nidi si stanno avvicinando al metodo Montessori rivoluzionando prima di tutto gli ambienti: non solo utilizzano arredi a misura di bambino, ma mettono anche a disposizione dei bambini attività e materiali alla loro altezza offrendo un ambiente curato, organizzato che risponde alle esigenze del bambino. Questo è fondamentale per favorire la concentrazione primo motore della costruzione dell’intelligenza. Da amante del Montessori non posso che essere felice di vedere in questo periodo un riavvicinamento ai principi di questa Pedagogia.

Desidero concludere l’intervista ringraziando te, cara Valentina, per questa opportunità e per queste domande interessanti e non scontate. E’ stato un piacere rispondere perché ho potuto riflettere molto e fare un passo avanti nella mia esperienza quotidiana del Montessori!

Infine chiudo con una frase di Maria Montessori a cui tengo molto, che penso possa essere da stimolo per ulteriori considerazioni profonde: “Il bambino è padre dell'umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione”.
Crediamo nel bambino e diamogli fiducia, ci sorprenderà!

Anna Pagnotta
Vivo Montessori – Via dei lecci 67 – Bracciano (Roma)
Web: www.vivomontessori.com
Tel: 3298860185

martedì 9 maggio 2017

Giocare è divertente: lo sapevate?

Mi sono iscritta quasi per gioco a una giornata sul gioco. “Il gioco: uno dei quattro elementi della gioia” era il titolo, che ho letto sull’evento di Facebook, inviatomi da Lucia Berdini, coach di risate marchigiana. Chissà perché ce l’avevo tra i contatti, chissà perché proprio ora che ho tanta voglia di rimettermi in gioco, chissà… perché no?!

Senza troppe aspettative, mi sono iscritta ed è stata una scelta vincente.
Ehi, voi, adulti, vi ricordate di come ci si sente quando si gioca? In fin dei conti, noi educatori siamo fortunati: giochiamo per lavoro tutti i giorni… ma con i bambini. I bambini sono un po’la nostra scusa: lo facciamo per loro, no?! E invece domenica abbiamo giocato tra adulti e per noi stessi. Perché? Perché giocare è divertente.

Ho amato Lucia dall’introduzione del corso. Mentre parlava annuivo come una scema, ma per la prima volta la sentivo dire cose che avrei potuto dire io. Noi “professionisti del settore” ci impegnamo un po’troppo per trovare una finalità specifica al gioco, dimenticando la vera ludicità, il vero spasso, il vero vortice di emozioni che si prova quando si gioca.

Lucia ha poi parlato del valore della celebrazione dell’errore e conseguentemente della competizione che scatta nei giochi. Ma davvero l’importante è vincere? Ma davvero è importante non sbagliare mai? Arrivare primi senza un intoppo mi sembra mortalmente noioso, invece è dalla caduta che scatta la risata, ci si forza a prendere una pausa, ci si ascolta, si osserva ciò che ci circonda e come le persone vicine si rapportano con noi.

Se fossi una filosofa, direi che è la metafora della vita, ma purtroppo mi viene solo in mente La tartaruga di Bruno Lauzi, che è diventata la mia guru negli ultimi mesi.

Insomma, proseguendo… Lucia è stata bravissima a creare il gruppo, a farci conoscere, a metterci l’uno di fronte all’altro senza timore e a farci sentire a nostro agio in questa situazione tramite giochi, canti, balli e… una valanga di risate. Nel pomeriggio abbiamo lavorato sulla fiducia, che vi assicuro non è cosa da poco. In realtà, ho conosciuto nuovi amici, ma sono uscita dal meraviglioso Ecovillaggio Ciricea, con una maggiore consapevolezza in me stessa. Mi ricordavo la bambina che ero, con i suoi sogni, la sua speranza, le sue paure.


Non mi sono mai sentita tanto a casa. Quello era il posto in cui volevo essere e sapere di avere accanto quelle persone nel mio cammino mi fa sentire bene. Mi fa ridere il cuore, ecco. Le emozioni che abbiamo provato erano le emozioni di tutti e nessuno era solo, nel rispetto della sua individualità. 

C’era chi mi ha fatto sentire al sicuro, chi mi ha fatto morire dal ridere, chi mi ha colpito per la sua delicatezza, chi mi ha intenerito, chi mi ha  chi mi ha trasmesso coraggio, chi mi ha trasmesso forza, chi mi ha trasmesso gioia, chi mi ha consolato, chi mi ha insegnato, chi mi ha stupito, chi mi ha dato energia positiva, chi mi ha abbracciata stretta, chi mi ha fatto venire voglia di nuove esperienze. Indovinatevi e grazie a tutti per le coccole e per esservele lasciate fare da me!

giovedì 13 novembre 2014

La scienza in libreria: ce la racconta Marta

Avevamo già conosciuto Marta Vitale Brovarone, che ci aveva raccontato la sua passione per i giardini e i laboratori a tema che organizzava: insieme ai bambini, esplorava boschi e progettava spazi verdi. Adesso invece si è buttata in una nuova avventura: porterà la scienza in libreria.

In che modo? Attraverso un altro laboratorio, ovviamente, dal nome Facciamo che eravamo scienziati...?!!
Foto di M. Vitale Brovarone
Già dal titolo si capisce l'importanza del far finta di: i bimbi infatti indosseranno i panni di inventori, naturalisti, archeologi. Ad ogni appuntamento, un tema diverso.
Ma a chi è rivolto il laboratorio e quando si tiene?

L'età prevista è dai 4 ai 10 anni e l'evento si tiene un giovedì sì ed uno no alla Libreria La Tana di Chiaralice di Almese (Torino), fino all'11 dicembre.

Cosa ci dice Marta del percorso che ha progettato?

“Sono felice di partire con “Facciamo che...” qui in Val di Susa. Avevo voglia di dedicare attenzione alla scienza in tutte le sue forme: così è nato Facciamo che: inviterò i bambini a calarsi con me nei panni dell'inventore, dell'archeologo, dell'esploratore attraverso un percorso ludico basato – come tutti i miei laboratori- sulla pedagogia attiva. La libreria La Tana è un luogo magico, in cui i bambini ancora possono sperimentare con le proprie mani e utilizzare la propria fantasia. Un luogo perfetto per i miei laboratori, tutti dedicati alla scoperta condivisa, all'emozione e al valore educativo della scienza”. 

Per prenotarvi o avere maggiori informazioni, mandate una mail a latanadichiaralice@yahoo.it. 
Dimenticavo!!! Per i vostri bimbi anche una bella merenda.
Foto di M. Vitale Brovarone

martedì 28 ottobre 2014

Bimbi in musica: l’esperienza di “Music Together”

“I bambini sono tutti musicali”

Per diletto ho frequentato un corso basato su un programma americano, Music together, che avvicina i bambini alla musica e alla musicalità. Tale programma è rivolto a bambini della prima infanzia e di età prescolare ed ai loro genitori per fare musica tutti insieme, anche a casa, come processo di crescita musicale per la realizzazione del potenziale musicale innato in ognuno di noi.

Questo approccio, spesso chiamato “developmentally appropriate practice”, permette ad ogni bambino di essere responsabile del suo proprio apprendimento, ed aiuta gli adulti a guardare alla crescita del bambino attraverso stadi di sviluppo, non a seconda dell’età.

I bambini imparano attraverso il gioco e, pertanto, vengono assolti i quattro principi base della filosofia del Music Together:
  • tutti i bambini sono musicali;
  • tutti i bambini possono raggiungere competenze musicali di base (competenza tonale e ritmica);
  • la partecipazione attiva del genitore, o di chi si cura del bambino, è essenziale per la crescita della sua musicalità;
  • questa crescita è favorita da un ambiente giocoso, stimolante e non orientato a performance musicali.

Le lezioni di questo programma raccolgono i bimbi, accompagnati da almeno uno dei due genitori o di chi si cura di lui, in una stessa aula; essi, sotto la direzione di insegnanti formati con quello specifico programma, si avvicineranno a melodie e ritmi provenienti da culture musicali diverse e incontreranno filastrocche e canti in lingue diverse, l’inglese come lingua principale.


L’esercizio prevede attività con balli, movimenti e l’uso di vari strumenti musicali anche provenienti dal quotidiano! Non una lezione di musica, quindi, ma, piuttosto un modo per fare musica con i propri figli, tant’è che anche ai genitori viene chiesto di emulare i movimenti partecipando attivamente alle lezioni; il programma sostiene l’importanza di fare musica con la propria famiglia come elemento di arricchimento della vita dei bimbi e degli adulti, favorisce la crescita musicale nel bambino e, perchè no, permette di divertirsi!!!

Le musiche utilizzate, contenute in collezioni di cd, sono variabili da lezione a lezione; restano fisse la canzone iniziale (Hello Song con la quale si salutano i presenti nominando ogni singolo bimbo, le mamme e l’insegnante) e quella finale (Goodbye, So Long, Farewell per salutare i bambini al termine della lezione).

Ma non solo coi bimbi!! È stato testimoniato come tale programma è utile per ispirare gioia in sessioni di terapia musicale. Persone che hanno l’Alzheimer o che hanno perso la capacità di parlare apprezzano il MT e spesso riescono a canticchiare le parole delle canzoni; molto utile è anche per i bambini con disabilità in quanto funge da stimolo.

A partire da questa esperienza pratica è possibile teoricamente affermare come la musica sia un canale importante che debba essere sollecitato già durante la gravidanza con l’ascolto di musiche e canti che evochino memorie affettive. Dai primi giorni di vita del neonato, poi,  ascoltare musica favorirebbe lo sviluppo di alcune facoltà musicali.

Pertanto la musica aiuta il bambino a sviluppare le proprie capacità di ascolto e di osservazione dell’ambiente sonoro, aiuta ad ascoltare sé stessi e gli altri, favorisce l’espressione di idee ed emozioni, permette di sviluppare immaginazione e creatività, sollecita le capacità comunicative accrescendo le capacità di attenzione e di concentrazione ed infine esercita la memoria.
di Federica Arici

martedì 3 giugno 2014

La finalità ludica esiste?

In tutte le programmazioni che mi è capitato di compilare in questi anni all'asilo nido, una voce diceva "finalità". Gli obiettivi sono sempre tanti e prima di tutto, non dobbiamo mai dimenticare le macroaree dell'autonomia e della socializzazione, che sono i fondamentali di ogni agire educativo.

Ma il gioco dove lo mettiamo? Il divertimento, il loisir, il ludico?

Avete mai provato ad aggiungerlo alla lista?

Vi verrà risposto che è scontato, banale, non così importante. Ecco, io proprio non lo credo e vorrei che in tutti i nidi, o ancora meglio, in tutte le scuole ci fosse un bel cartello "QUI CI SI DIVERTE!". Perchè non è vero che le cose serie devono essere poste su un piano privilegiato, non è vero che pensare al divertimento dei bambini è così automatico, non è vero che senza il piacere si apprende lo stesso.

Si fagocita, si impara a memoria, ma non si fa nostra un'esperienza proposta. Niente vieta di cambiare l'attività, di "aggiustare il tiro" se ci accorgiamo che ai bimbi quella cosa non piace: dipende dagli interessi, dalle fasi dell'anno, dalle modalità di presentazione dell'attività. Non è uno scacco professionale: non ci dobbiamo ostinare a presentare i travasi tutti i giorni se quei bambini non hanno voglia di farli.

Magari li farebbero più volentieri in giardino, magari non li farebbero proprio, magari sarebbero più curiosi di sperimentare materiali diversi: è davvero necessario per il loro futuro che stiano seduti con il broncio a passare ceci secchi da un recipiente all'altro?

Allora, con questo non voglio dire che tutto il resto sia da tralasciare e che lo spontaneismo sia la miglior strategia, però vorrei porre l'attenzione sul sorriso dei bambini: non lo consideriamo un accessorio!

Il piacere deve essere una finalità per qualsiasi programmazione educativa, perchè senza il "volentieri" non si creerebbe quel clima favorevole alla comparsa di sicurezza e di autonomia nel bambino, alla socializzazione spontanea, alla voglia di scoprire il mondo. La gioia è il dovere più grande.

martedì 25 marzo 2014

Attività e spazi al nido: il gruppo dei piccoli

All'interno del nido d'infanzia lo spazio dei piccoli, bambini dai 3 mesi ai 12 mesi, è possiamo dire un piccolo nido all'interno di un nido più ampio. Affermo ciò in quanto i bambini piccoli hanno bisogno di ritmi e di un tempo molto diversificato tra di loro e rispetto ai bambini medi e grandi; proprio per questo all'interno dello spazio piccoli spesso si trova anche il bagno per la cura dei piccoli e la stanza del riposo mattitutino. Molto spesso l'angolo dedicato al momento del pranzo si ricava dalla stanza principale del gioco. 

L'ambiente è perciò molto più tranquillo, sereno, senza movimenti e rumori forti, quindi uno spazio che dia ampio spazio alla relazione. Tutto ciò poichè nel bambino piccolo il corpo è il veicolo primario della conoscenza e i sensi sono il codice di comunicazione privilegiato. Il bambino piccolo comunica, entra in relazione con gli adulti che si prendono cura di lui e con l'ambiente e lo spazio attraverso il suo corpo e le sue relazioni/sensazioni tonico-emozionali. 


Inoltre, l'ambiente e lo spazio dei piccoli deve tener conto anche di un altro grandissimo elemento che rappresenta questa fascia di mesi: la conquista della propria consapevolezza, della proprio corpo, della propria autonomia. Quindi, tenendo presente tutte queste importanti caratteristiche che contraddistinguono il bambino piccolo lo spazio sarà così organizzato: 
  • la stanza sarà completamente o quasi ricoperto da un tappetone che permette al bambino la stabilità e l'equilibrio. Quindi un tappeto fermo, quasi rigido, che accompagna i primi passi del bambino senza disequilibri. Un tappeto che permette al bambino la libera e spontanea scoperta dello spazio e dell'ambiente gioco. 
  • ci sarà un angolo morbido, con tappetone, tanti cuscini ed uno specchio (un angolo che accoglie, che rassicura, un angolo dedicato alla coccola ma anche un angolo dedicato alla conoscenza di sè, della propria immagine riflessa, del proprio corpo); 
  • ci sarà un angolo senso-percettivo, un angolo caratterizzato dalla proposta di giochi che favoriscano la scoperta spontanea del mondo attraverso i cinque sensi: quindi, troveremo un cestino dei tesori, un cesto che raccoglie diversi oggetti di materiale naturale (legno, metallo, juta, stoffa, ...) di varie dimensioni, di vario peso e di varia consistenza e che permette al bambino di essere scelto spontaneamente ed essere conosciuto e sperimentato attraverso la manipolazione e la suzione; troveremo dei pannelli sensoriali, troveremo delle piccole baccinelle di plastica con pon pon, troveremo la scatola delle stoffe, troveremo le bottiglie sonore
  • E poi un angolo che permette al bambino di poter sperimentare i primi passi, con una barra al muro, un mobile primi passi, ed una tana del cucù (dove poter sperimentare il gioco del c'è e non c'è, del scomparire/riapparire). E' comunque uno spazio molto flessibile in quanto cresce e si evolve in base alle necessità e ai bisogni dei bambini piccoli che crescono. Ad esempio nel corso dell'anno educativo, si potrà inserire negli angoli gioco pentolini in metallo, libri di letteratura dell'infanzia adatti alla fascia d'età, camioncini, animali della fattoria, cubi e scalette per il movimento.


Post e foto di Lucia Vichi

martedì 4 marzo 2014

Giocare con le routine

Le routine sono i momenti più importanti della giornata al nido, sia perchè scandiscono i tempi della giornata sia perchè assumono un significato psicopedagogico profondo. La cura dell'altro è il fondamento della relazione tra adulto e bambino: io mi prendo in carico il tuo benessere e tu ti fidi di me. 

Non è così scontato che tutto si realizzi in maniera facile e serena poichè la fiducia è un sentimento che deve essere creato sulla base della conoscenza e di un riconoscimento di competenze, che parte innanzitutto dalla famiglia. Il ripetersi di questi momenti rassicura il bambino, il ritualizzarli li rende familiari e il compierli in maniera personalizzata e calibrata sulla situazione fa sì che non diventino meri automatismi, privi di senso.

E' l'inizio dell'anno il periodo più difficile per far sì che bambini e educatori trovino il loro spazio all'interno delle routine. I bimbi si devono abituare a orari e ritmi diversi, a gestire la frustrazione da attesa e a ricevere le cure da un adulto che non è più il proprio babbo o la propria mamma. Gli educatori devono riuscire a organizzare le routine in maniera serena e efficace, valutando le competenze dei bimbi e lasciando spazio alla loro crescente autonomia: devono essere in grado di saper offrire stimoli sempre crescenti, che facciano imparare ai bambini a fare da soli. In questo senso, le routine sono vere e proprie attività.

La caratterizzazione degli angoli è innanzitutto un buon modo per favorire la familiarizzazione delle routine. Riconoscere dove si mangia, dove si dorme è già per il bimbo una buona bussola emotiva. Spesso però capita di lavorare in stanze polifunzionali, quindi...come riuscire a rendere gli angoli riconoscibili? Un buon modo può essere quello della documentazione: cartelloni con fotografie dei bambini che si lavano le mani oppure si tolgono le scarpe prima di dormire, ad esempio, possono essere appesi in posizioni strategiche.

Allo stesso modo, anche gli spazi degli oggetti personali possono essere distinti con foto dei bambini o con il contrassegno. Si può pensare però anche a un progetto di decorazione degli ambienti da realizzare insieme ai bambini e qui... via libera alla vostra fantasia! Si possono realizzare stelline con tempera e zucchero da appendere nella stanza del sonno; bolle di sapone dipinte con spazzolini da denti in bagno oppure piatti di pasta cruda, colorata dai bimbi. Saranno orgogliosi del loro lavoro e ogni giorno lo incontreranno di nuovo nei momenti più importanti della giornata al nido.

Con i bambini più grandi, il gioco di finzione favorirà il "prendersi cura" di bambole: ecco che il bimbo cucina per il Cicciobello, lo imbocca, lo culla, lo mette a dormire. Si potrebbero organizzare attività più strutturate come cambiare il pannolino e lavare i bambolotti, predisponendo lo spazio del bagno con catini, asciugamani, acqua, sapone, spugne e teli impermeabili. Svestire la bambola, immergerla nell'acqua, sfregarla, sciacquarla e asciugarla...proprio come fa la mamma con il proprio figlio! Giocare con la schiuma è poi divertentissimo e di solito non si può fare: potrebbe diventare un'attività autonoma, proprio come i travasi e i giochi con l'acqua, che più si adeguano ai bambini di tutte le età.

Foto di Belzie
Anche lavorare con il cibo è altrettanto trasversale, perchè permette una programmazione di contesti diversi e calibrati sulle varie età e competenze. Di sicuro, sedersi a fare un minestrone, tagliando con coltellini dalla punta arrotondata zucchine, carote, sedani e cipolle, è un momento collettivo di collaborazione, allenamento di prassie fini e sperimentazione sensoriale. Allo stesso modo si possono preparare merende e spuntini, facendo spremere le arance a turno per bere poi tutti insieme una bella spremuta. Con i più grandi, si può anche prevedere un tavolino dove 2 o 3 bambini mangiano in completa autonomia.

Per quanto riguarda la nanna, si potrebbero progettare momenti di rilassamento con teli, luci soffuse e musiche soft per fermare il tempo e abituare il bambino ad andare a dormire. Si potrebbero fare giochi di ombre per far familiarizzare con la semioscurità.

Le musiche sono fondamentali, perchè lavorano su una dimensione affettiva, che favorisce un ricordo più preciso dei vari momenti. Cantare la canzoncina del pranzo o della pipì può essere un modo per facilitare lo svolgersi delle azioni. Si possono anche fare cd con musiche scelte appositamente per le varie routine, ma forse in questo caso, è più facile realizzarlo per il momento del sonno. 

Le ninannanne cantate dall'adulto sono quelle che hanno un significato relazionale più profondo, ma nulla vieta di raccogliere le canzoncine cantate dalla mamma a casa, soprattutto se nel gruppo ci sono tanti bambini provenienti da diverse culture. Questa compilation implica il coinvolgimento dei genitori e rappresenta una continuità nido-casa che faciliterà di sicuro l'addormentamento. 

Si può lavorare inoltre sui rumori quotidiani, ponendo attenzione al suono che produciamo tirando lo sciacquone o sbattendo la forchetta sul piatto. Si possono ascoltare cd a tema e riprodurre poi quello che ascoltiamo tutti i giorni e che diventa la colonna sonora delle nostre routine.

I libri poi ci vengono in aiuto e la letteratura per l'infanzia sulle routine è davvero vasta. I testi della Clavis, che raccontano le avventure di Anna che impara a lavarsi i denti o vuole usare il water, sono semplici e con illustrazioni chiare ed efficaci. Anche gli economicissimi Dami possono essere utili, perchè narrano le giornate di animaletti, come Tommy il cagnolino e Minny il gattino, che non sono poi tanto diverse da quelle dei bambini e i disegni di Tony Wolf sono davvero belli.

Indico alcuni titoli per ogni routine, ma vi assicuro che una libreria ben fornita vi aiuterà a scatenare la
fantasia:

  • Pranzo: Il piccolo bruco maisazio Eric Carle, Mangerei volentieri un bambino ed.Babalibri, La zuppa di sasso ed. Babalibri, Ercolino, un cane nel mio giardino Carlini S.
  • Cura del corpo: Posso guardare nel tuo pannolino?ed. Clavis, Chi me l'ha fatta in testa? W. Holzwarth, Non voglio fare il bagno J.Sykes
  • Sonno: I bambini della nanna L. Panzieri, Fai la nanna cucciolotto C.Freedman, Dormi dormi tartaruga ed.Mangialibri, Tommaso e i cento lupi cattivi NordSud ed

mercoledì 6 novembre 2013

Benvenuta Lucia, edublogger entusiasta del suo lavoro!

Conoscevo Lucia perchè da tempo seguo il suo blog sull'approccio pikleriano e mi è sempre sembrata una "che sa il fatto suo", con tante competenze e tanta voglia di fare. Mi è sempre parsa una che crede nel nostro lavoro. Ecco perchè sono stata molto contenta di leggere la sua mail, in cui mi comunicava la sua disponibilità a collaborare con Educhiamo! Prima di passare ai post più "seri", lascio la parola a lei, che vi racconterà le sue esperienze e i suoi metodi professionali: già dalla sua bio, si possono trarre tanti spunti di riflessione interessanti. 



Ciao a tutti!! Sono Lucia, educatrice d'infanzia, laureata nel corso di laurea specialistico in Progettazione e coordinamento dei servizi educativi e formativi presso l'Università degli studi di Urbino. Ho 31 anni e vivo a Pesaro.Ho iniziato la mia carriera lavorativa attraverso diversi stage formativi in alcuni nidi d'infanzia della zona e attraverso lavori estivi quali animatrice educativa presso i centri estivi della zona

Attualmente, lavoro da sette anni presso un nido d'infanzia che ospita bambini da 3 mesi a 3 anni, sito in Gradara. Il nido è una struttura che accoglie 31 bambini tra i quali 5 piccoli (3 mesi-12 mesi), mentre gli altri bambini medi-grandi sono suddivisi in due sezioni da tredici bambini, ciascuna con due educatrici (rapporto educatrice/bambino 1/7). E' un nido che lavora attraverso l'importanza della figura di riferimento durante il momento dell'ambientamento, per poi allargare il riferimento alle educatrici di sezione e al gruppo di lavoro, nel corso dell'anno educativo (sia per i bambini sia per le famiglie). Attraverso il percorso formativo svolto nell'arco di questi anni, in linea a ciò che è la mia storia emotiva personale e la mia personalità, ho scelto di avvicinarmi ad un approccio pedagogico basato sulla pedagogia attiva, in particolare alle riflessioni pedagogiche di Emmi Pikler, Elinor Goldshmied, Penny Ritscher e Bernard Aucouturier. Un limite che sento di avere e che, in futuro, vorrei allargare ulteriormente, è la non capacità di "vedere" tutta la storia che i bambini raccontano con il proprio corpo, con il movimento, con le azioni. E questo (me lo prefiggo come obiettivo futuro!) può essere ampliato attraverso la partecipazione ad un corso annuale sulla pratica psicomotoria educativa.


In generale, il lavoro con la prima infanzia richiede prima di tutto un lavoro su di sè, sulla propria storia personale, sulle proprie angosce e paure, perchè tanto spesso noi adulti agiamo sugli altri ciò che abbiamo irrisolto dentro di noi. E ciò non può avvenire se si tratta di bambini che stanno costruendo le basi della PROPRIA vita e del PROPRIO sè. La crescita non è a senso unico: nell'incontro con i bambini anche gli adulti possono crescere e ritrovare la parte più pura della personalitá. Solo la relazione con i bambini può aiutare l'adulto ha ritrovare il proprio sè e far cadere le maschere deformanti la realtá.


...Dietro una corda c'è la storia di sè...


La sezione nella quale lavoro...arredamento in legno, colori possibilmente tenui, cesti naturali, gioco euristico, limitazione dei giochi strutturati in plastica...


Gioco euristico proposto in bauletto



Cestino dei tesori in miniatura


Dove trovate Lucia on line:



martedì 25 giugno 2013

Il mare



Che bello poter giocare al mare: si ascolta il rumore delle onde, la musica delle conchiglie, il rumore dei piedi che calciano l'acqua; si immergono le mani nella sabbia asciutta e in quella bagnata, ci si immerge nell'acqua, ci si sdraia in terra; si costruisce, si lancia, si distrugge, si scava, si fanno amicizie.

E se il mare è lontano?

Creaimolo!

Con stoffe colore, carta azzurra o d'alluminio, suoni del mare, giochiamo al mare!

domenica 21 aprile 2013

Motricità in giardino

Con la bella stagione, sfruttare gli spazi all'aperto del nido diventa quasi un obbligo: i bambini diventano insofferenti dopo tanti mesi in cui sono stati costretti a muoversi in locali chiusi. Il giardino, con i suoi colori e la sua ampiezza, rappresenta un ambiente libero ma protetto, in cui si può correre, arrampicarsi, annusare i fiori, stendersi nell'erba.

Vero è che pensare al cortile come un ambiente di solo "sfogo" può essere deleterio per il gruppo, che diventa ingestibile e agitato non appena si varca la porta per uscire: "In questo posto si può fare quel che si vuole!" sembrano urlare i bambini.

Ecco perchè, ogni tanto, è bene catalizzare l'attenzione con attività semi o totalmente guidate dall'adulto, affinchè si alternino momenti di gioco libero a periodi brevi ma strutturati. Oltre alle classiche attività da fare fuori (giardinaggio, giochi con l'acqua,...), si può organizzare anche la motricità.

Basta dare ai bambini materiali da gioco, come teli colorati, corde, palle e il gioco nasce da sè. I teli volano, si trascinano, nascondono cose e amici, accarezzano il prato. Le corde si tirano, strisciano, avvolgono l'albero. Le palle rotolano, si lanciano ai compagni, si lasciano scivolare forte da una discesa.

La musica appare quasi superflua, quando il contorno del giardino è già tranquillo e rilassante, ma può essere d'aiuto se si vogliono alternare ritmi veloci a melodie delicate.

In questo modo i bambini allenano naturalmente la loro capacità di prensione, i movimenti di salita, discesa, corsa e salto, la coordinazione oculo motoria e le diverse prassie, divertendosi in maniera spontanea, ma mai banale.


venerdì 22 marzo 2013

Giochiamo a fare un giardino con Marta

Ho incontrato casualmente Marta Vitale Brovarone su Facebook. Mi ha chiesto il permesso di poter pubblicare sul gruppo che gestisco, Educhiamo!, i link a delle iniziative da lei gestite a Torino, Avventure in giardino...in biblioteca e Boscofamily. Mi sono subito incuriosita perchè le sue attività mi sembravano ben strutturate e creativamente uniche. Le ho chiesto di raccontarsi ed ecco qua quello che mi ha risposto.

Dunque, sono una disegnatrice di giardini. Mi sono laureata in Agraria e poi in Architettura del paesaggio. Creo giardini attraverso soprattutto la progettazione partecipata con le scuole. Sempre nelle scuole, lavoro con progetti di educazione ambientale sulla natura a 360 gradi dal giardino, all'orto, agli animali.

Ho scritto e conduco alcuni progetti "particolari", come Aiuolando, che lavora creando una sinergia scuola- comune- famiglie e mantiene giardini pubblici e scolastici. E poi ci sono i Sabati del Naturalista, laboratori di osservazione e scoperta scientifica e divertente della natura in città. Amo tantissimo scrivere: collaboro con la rivista Giovani Genitori per la quale tengo una rubrica verde e scrivo di eventi, iniziative, per le famiglie legate all'ambiente!
Giardino della Pasta, Torino

Giardino Rodari, Torino

Amo molto il mio territorio: ad aprile inizieranno le iniziative Boscofamily, pomeriggi di giochi e attività  per tutta la famiglia a contatto con la natura, e Avventure in giardino...in biblioteca, di cui allego la locandina. 



Marta ha scritto anche un libro laboratorio Avventure e scoperte in giardino, rivolto ai bambini dai 3 anni in su per scoprire il mondo degli animali e delle piante.

Ed infine è mamma di due bimbe, Letizia di 5 anni e Beatrice di... quasi 3.

Una donna poliedrica che mettendo insieme l'amore per la natura, l'attenzione verso i bambini e l'attaccamento per il proprio territorio con una grande professionalità, crea progetti ed iniziative volte a strutturare una coscienza politica e ambientale in ogni piccolo cittadino.


Qui i suoi recapiti:
Marta Vitale Brovarone
e-mail: marta.vitale@tiscali.it
Facebook: http://www.facebook.com/marta.v.brovarone
Twitter: https://twitter.com/lamartaditorino

Il testo non in corsivo e le immagini sono di M. Vitale Brovarone

sabato 6 ottobre 2012

Con le mani, con il corpo, con la mente

Volevo consigliarvi un libro, che per me è divenuta una sorta di Bibbia per l'asilo nido: Con le mani, con il corpo, con la mente. Cronache del fare nei servizi 0- 3 anni di Modena, a cura di Mila Bennati, Simona Cristoni e Francesca d'Alfonso e edito da Junior (prezzo 19,20 €).


E'un manualetto molto pratico che raccoglie vari tipi di attività, non tanto per "copiare" ma su riflettere su metodologie, programmazioni, materiali. Ogni attività ha infatti una scheda in cui la si descrive brevemente, si esplicitano finalità educative e ruolo dell'educatore e infine si specifica cosa occorre predisporre per la realizzazione, modalità e tempi. Una buona base da cui partire anche per chi non ha mai scritto una programmazione educativa.

Può sembrare un surplus pianificare così nel dettaglio, ma in realtà non lo è. 

Avete mai pensato a come presentate le attività ai vostri bambini? Ecco, riuscire a farlo in maniera efficace, incuriosendoli al punto giusto, senza spaventarli, rappresenta già il raggiungimento di un obiettivo: avvicinare il bimbo a qualcosa di nuovo, invogliarlo all'esplorazione.

Avere modalità comuni di gestire i diversi momenti al nido è una garanzia, sia per i bambini sia per il gruppo educatori: la continuità è sempre un'arma vincente.

I capitoli sono suddivisi per aree di esperienza (grafico pittorica, motricità, musica, lettura...). Insomma un libro utile per chi ricerca modalità di programmazione più efficaci.

mercoledì 12 settembre 2012

Giochi di scomparsa da ambientamenti

Nei primi giorni di ambientamento una buona pianificazione delle scelte di giochi da proporre è d'obbligo e naturalmente dipende all'età dei bambini, ma i giochi a scomparsa si rivelano nel 90% dei casi una scelta vincente. Il gioco in questo particolare momento rassicura il bambino e allo stesso tempo lo distrae e lo impegna durante il progressivo distacco dal genitore. 

E' dunque chiara la motivazione per cui questa tipologia di giochi risulti adatta in questa fase dell'anno: capire che se non si vede un oggetto dopo un po'riappare è una modalità di pensiero che sostiene il bambino nella gestione delle proprie emozione nel momento in cui il babbo o la mamma vanno via per poi tornare a prenderlo. 

La ripetitività dei gesti che precludono questi giochi permette poi di interiorizzarli e di dare sicurezza: questo fenomeno fu osservato da Freud sul nipotino di 18 mesi, che faceva rotolare un rocchetto sotto un mobile per poi riprenderlo in maniera continuativa.

Oltre al classico secchiello nel quale infilare forme geometriche dal coperchio forato, è facile procurarsi questi tipi di giochi costruendoli. Con barattoli di latta dal coperchio di plastica (caffè, latte in polvere), si possono ricavare degli ottimi contenitori e il sopra può essere bucato seguendo la forma degli oggetti che ci vogliamo infilare: palline, pezzi di legno, pezzi di catene, tappi di sughero.

Anche le tane o pezzi di stoffa possono essere utili per il gioco del cucù.

Infine ci sono anche numerosi albi illustrati che possono venire in aiuto: penso all' Apriscatola della Fatatrac o altri libri sulla scia dell'apri e scopri nei quali si cercano persone o cose (famosissimi i classici Spotty).




Gioco e ripetizione




martedì 4 settembre 2012

Suoni e musica del quotidiano: i testi di Arianna Sedioli

Se vi capita di entrare nelle librerie per bambini, quelle più fornite avranno sicuramente qualche titolo dell'editore Artebambini. Curano libri a dir poco poetici, ben curati e a volte ottimo sostegno per una grande quantità di programmazioni. 

Oltre a quelli sui giardino, consiglio quelli sui suoni: Suoni d'acqua e Suoni per giocare, entrambe dotati di cd.
Il primo presenta con foto una gran moltitudine di suoni prodotti dall'acqua: l'acqua sgorga dal lavandino, si strizza nella spugna, ribolle nella pentola, schizza con le mani... Tutte attività che si possono riprodurre anche al nido. L'acqua ha un potere rilassante e il suo scrosciare in maniera più o meno potente è un rumore che può essere associato sia alla natura (mare, ruscelli, cascate) sia alla quotidianità (rubinetti, sciacquoni, doccia).


L'altro invece illustra suoni derivati dalla vita quotidiana: il tintinnare delle chiavi di casa, il rumore dei piatti che vengono lavati, dei barattoli pieni di semi che vengono spostati... E'un'occasione per prendersi il tempo di fermarsi e ascoltare i rumori, i suoni, le "melodie" che ci girano intorno: ci riserveranno delle belle sorprese!

Arianna Sedioli, l'autrice, è una stimata studiosa di arte sonora. Conduce laboratori e atelier per scuole e musei da anni e navigando sui motori di ricerca, ho trovato il suo sito con le date delle sue esposizioni e i suoi lavori, ottimo spunto per creare biblioteche del suono o addirittura per arricchirsi di vere e proprie ricette (guardate nella sezione) per costruire un mare a dondolo.

Cliccando sul link del sito arte sonora, potrete trovare tanti spunti per giocare con suoni e rumori insieme ai vostri bambini.


giovedì 23 agosto 2012

Un Labirinto per imparare

Di rientro dalle vacanze volevo condividere con voi la mia impressione su un Parco tematico visitato a Bled, vicino al famoso lago sloveno.




Credevo che il parco tematico fosse un'attrazione acchiappaturisti e con poca voglia mi sono avviata a pagare il biglietto (con lo sconto studenti abbiamo pagato 5 euro a testa), ma appena presa in mano la cartina un sorriso ebete mi si è stampato sulla faccia. Era un percorso a tappe per conoscere in maniera divertente le coltivazioni locali: in ogni punto della cartina, una lavagnetta ti indicava una prova da superare e una lettera da aggiungere al cruciverba che,a gioco terminato, avrebbe composto una frase (in sloveno). Ogni tappa aveva una breve didascalia tematica su ecologia e flora e fauna locali.


letto nel bosco
Ci siamo cimentati nella costruzione di una bambola con foglie di granoturco, in dormite nel bosco, in percorsi sassosi e in esperimenti ottici. Siamo tornati bambini per un'oretta e ci siamo concentrati davvero in quello che stavamo facendo, dimenticando il resto. 

Percorso sensoriale
Sapete quanto può essere difficile riuscire a "suonare" dei pezzi di legno con una bacchetta? Oppure togliersi le scarpe e camminare su aghi di pino? Sono attività che quotidianamente proponiamo ai nostri bimbi e loro, con estrema facilità, si buttano in quello che stanno facendo con tutto il loro impegno.

Dovremmo farlo anche noi, ogni tanto.




"Imparare e non dimenticate" era la frase che veniva fuori dalla caccia al tesoro di lettere: non lo farò!


martedì 12 giugno 2012

Giochiamo al mare!

Un giorno stesi sul pavimento della sezione teli di stoffa di diversa dimensione nelle tonalità del blu, buttai un po'di sabbia e conchiglie sulla pedana che si trovava in un angolo della stanza, accesi lo stereo con le melodie delle onde e chiusi porte e finestre. Con la mia collega di allora facemmo entrare i bambini senza scarpe e li lasciammo liberi di esplorare.

A noi solo il compito di osservare, in un angolino, zitte zitte!

E'stato così gratificante vedere come i bambini di loro iniziativa si distribuissero da soli nello spazio: chi, in gruppetto, nell'angolo della spiaggia scopriva le conchiglie; chi si muoveva piano tra i teli azzurri; chi si era steso per terra e si lasciava avvolgere.

E'proprio un bel gioco, quello del mare!

lunedì 19 marzo 2012

E’primavera, svegliatevi bambini!

La primavera ormai è alle porte. Il primo sole fa venire voglia di abbandonare sciarpe, cappelli, cappotti pesanti per godersi le gioie dei primi caldi.

Nei nidi si esce più spesso e volentieri: è quasi un dispiacere distogliere i bambini dai loro giochi di manipolazione con la terra, di osservazione di fiori e foglie e di corse sfrenate nei prati. Si pensano anche attività a tema, specialmente in previsione della Pasqua e del conseguente (eventuale) lavoretto da portare a casa ai genitori.
Il libro che accompagna il cd di Lauzi, illustrato da Altan, editore Gallucci
Ovvio che sfruttare le potenzialità di uno spazio aperto e naturale è una naturale continuazione col tema della rinascita che offre spunti e idee continue: piantare, coltivare, guardare, raccogliere, accarezzare, annusare, fare pic nic. La primavera fa rinascere anche i sensi! E’poi importante per il bambino vivere questo spazio altro, non racchiuso da quattro mura sia per la motricità (e di conseguenza tono muscolare, postura,…) sia per le potenzialità immaginative e conoscitive che il mondo vero ha sui più piccoli.

Per quanto riguarda attività grafico pittoriche i colori della primavera offrono un’ampia gamma di sperimentazioni: si possono fare timbri di fiori, spugnature di coccinelle, impronte di mani che diventano farfalle.

Un anno al nido, associammo la stagione anche a un animale che con la primavera si risveglia, la tartaruga. Ne facemmo arrivare una al nido con cui i bambini poterono giocare, leggemmo libri illustrativi e guardammo anche brevi filmati sull’argomento. Un bel filo conduttore fu sicuramente la canzoncina di Bruno Lauzi, che insegna ad assaporarsi la lentezza.