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martedì 9 maggio 2017

Giocare è divertente: lo sapevate?

Mi sono iscritta quasi per gioco a una giornata sul gioco. “Il gioco: uno dei quattro elementi della gioia” era il titolo, che ho letto sull’evento di Facebook, inviatomi da Lucia Berdini, coach di risate marchigiana. Chissà perché ce l’avevo tra i contatti, chissà perché proprio ora che ho tanta voglia di rimettermi in gioco, chissà… perché no?!

Senza troppe aspettative, mi sono iscritta ed è stata una scelta vincente.
Ehi, voi, adulti, vi ricordate di come ci si sente quando si gioca? In fin dei conti, noi educatori siamo fortunati: giochiamo per lavoro tutti i giorni… ma con i bambini. I bambini sono un po’la nostra scusa: lo facciamo per loro, no?! E invece domenica abbiamo giocato tra adulti e per noi stessi. Perché? Perché giocare è divertente.

Ho amato Lucia dall’introduzione del corso. Mentre parlava annuivo come una scema, ma per la prima volta la sentivo dire cose che avrei potuto dire io. Noi “professionisti del settore” ci impegnamo un po’troppo per trovare una finalità specifica al gioco, dimenticando la vera ludicità, il vero spasso, il vero vortice di emozioni che si prova quando si gioca.

Lucia ha poi parlato del valore della celebrazione dell’errore e conseguentemente della competizione che scatta nei giochi. Ma davvero l’importante è vincere? Ma davvero è importante non sbagliare mai? Arrivare primi senza un intoppo mi sembra mortalmente noioso, invece è dalla caduta che scatta la risata, ci si forza a prendere una pausa, ci si ascolta, si osserva ciò che ci circonda e come le persone vicine si rapportano con noi.

Se fossi una filosofa, direi che è la metafora della vita, ma purtroppo mi viene solo in mente La tartaruga di Bruno Lauzi, che è diventata la mia guru negli ultimi mesi.

Insomma, proseguendo… Lucia è stata bravissima a creare il gruppo, a farci conoscere, a metterci l’uno di fronte all’altro senza timore e a farci sentire a nostro agio in questa situazione tramite giochi, canti, balli e… una valanga di risate. Nel pomeriggio abbiamo lavorato sulla fiducia, che vi assicuro non è cosa da poco. In realtà, ho conosciuto nuovi amici, ma sono uscita dal meraviglioso Ecovillaggio Ciricea, con una maggiore consapevolezza in me stessa. Mi ricordavo la bambina che ero, con i suoi sogni, la sua speranza, le sue paure.


Non mi sono mai sentita tanto a casa. Quello era il posto in cui volevo essere e sapere di avere accanto quelle persone nel mio cammino mi fa sentire bene. Mi fa ridere il cuore, ecco. Le emozioni che abbiamo provato erano le emozioni di tutti e nessuno era solo, nel rispetto della sua individualità. 

C’era chi mi ha fatto sentire al sicuro, chi mi ha fatto morire dal ridere, chi mi ha colpito per la sua delicatezza, chi mi ha intenerito, chi mi ha  chi mi ha trasmesso coraggio, chi mi ha trasmesso forza, chi mi ha trasmesso gioia, chi mi ha consolato, chi mi ha insegnato, chi mi ha stupito, chi mi ha dato energia positiva, chi mi ha abbracciata stretta, chi mi ha fatto venire voglia di nuove esperienze. Indovinatevi e grazie a tutti per le coccole e per esservele lasciate fare da me!

lunedì 18 febbraio 2013

Disturbo del linguaggio...sempre più precoce.

Negli ultimi anni ho notato sempre più bambini che mostrano disturbi del linguaggio già nella sezione Grandi del nido, non correlati a altre patologie evolutive o a carenze biologiche. Lungi da me diagnosticare patologie specifiche, ma quando un bambino dimostra evidenti ritardi, balbuzie ripetute o impossibilità di articolare correttamente, non si può fare a meno di osservarlo.

Di frequente sono proprio i genitori che si rivolgono alle educatrici del nido, parlando delle problematiche riscontrate nel figlio. Personalmente non tendo a una minimizzazione del disagio, spesso molto sentito anche dai padri e dalle madri stessi, preoccupati per il futuro inserimento alla scuola dell'infanzia. Cerco però di spiegare che lo sviluppo non è lineare ed è possibile che un  bimbo sviluppi capacità in maniera discontinua o con ritardo, senza che però questo divenga un vero e proprio problema. In molti casi accade proprio che un evento destabilizzante, come la nascita di un fratellino o un trasferimento, "blocchino" le conquiste cognitive dei più piccoli.

Patologizzare a prescindere etichetta già dalla più tenera età il bambino, ma talvolta ricorrere a un medico specialista è essenziale. In questo caso, si viene facilitati se si crea un'alleanza casa-nido-neuropsichiatra-logopedista, che riuscirà a consigliare giochi o esercizi per potenziare lo sviluppo del linguaggio. La diagnosi precoce è il primo passo per una risoluzione efficace, anche perchè i disturbi del linguaggio possono causare alterazione delle abilità di lettura e scrittura.

Vi è capitato di progettare interventi specifici per bambini che dimostravano ritardi o anomalie nel linguaggio? Come vi siete comportati?




martedì 6 novembre 2012

Il significato dei voti

Ogni tanto aiuto ragazzi di medie e superiori a fare i compiti; parlando con loro, mi rendo sempre più conto dell'inutilità dei voti scolastici. Non si valuta l'impegno, il processo che ha portato a quel risultato; non si valuta la qualità di un lavoro. Sempre più spesso mi accade di vedere lavori giudicati con la stessa superficialità con cui si dicono essere realizzati.

Tante volte interviene anche il cosiddetto effetto Pigmalione: Rossi non è una cima in italiano, che tema potrà mai avere fatto?! Se gli metto 5 e mezzo, non gli faccio altro che un regalo. Non ci si lascia sorprendere da studenti, che magari realmente faticano a raggiungere risultati prefissati, ma che ci provano con tutti loro stessi.

Allora vale la pena di tacciarli con un brutto voto?

Le reazioni degli studenti passano dall'indifferenza alla commiserazione di se stessi. Ho parlato con quindicenni sicuri che non sarebbero mai migliorati in una materia, perchè ormai sapevano di non essere "bravi". Altri ergono un muro nei confronti di professori, incapaci di comprenderli: questo muro significherà anche disinteressa per la disciplina dell'insegnante e sfiducia per la scuola in generale.

Mi rendo conto che il mestiere del professore sia assai difficoltoso, specialmente nell'attuale situazione storica italiana. Mi accorgo anche che questa non è la regola: ci sono insegnanti molto disponibili e aperti al confronto con i loro studenti. Ma la riflessione che faccio non è sulle singole persone, è sul sistema in generale.

Ha realmente un senso dare un brutto voto?

Stilare una sorta di classifica dal più al meno bravo porta davvero all'apprendimento?

Mi sembra che tutto questo vada contro i concetti di empowerment in cui tanto credo e penso anche che minare l'autostima di un ragazzino in età preadolescenziale possa arrecare gravi danni.

Forse è una sorta di preparazione a una società che seleziona e etichetta in maniera continua e secondo i criteri del successo e della furbizia. Il merito è un'altra cosa.