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domenica 15 giugno 2014

Giocare con tatto di Beba Restelli: perchè leggerlo

Martina aveva consigliato di aggiungere alla nostra Bibliografia un testo di Beba Restelli, Giocare con tatto. Ero molto incuriosita di leggere quello che una delle allieve di Munari avesse da scrivere e da buona fan del maestro, l'ho comperato.


Nella premessa ovviamente si parla dell'incontro con Munari, della nascita e crescita del Laboratorio artistico e del metodo Munari, che ormai è diventato un marchio di fabbrica. Ed è proprio nella spiegazione di questa tecnica che il libro è diventato davvero interessante.

Foto e immagini si inframezzavano a paginette scritte e brevi didascalia: giocare con fiori, fotocopiatrice, puntatrice, tavole tattili. I laboratori avevano la capacità di unire il naturale al nuovo, con un unico obiettivo: rendere il bambino un soggetto attivo e capace di modificare con  la creatività la realtà. Questo è un atteggiamento che se imparato, tornerà utile per tutta la vita e creerà soggetti pensanti e realizzatori del loro destino. 

Anche il capitolo sul Toccare, un linguaggio d'amore fa molto riflettere, soprattutto per chi lavora con bimbi molto piccoli: è attraverso la pelle che si sente e si conosce con il corpo, è un'azione immediata e carica di emozioni e affettività. Si spiegano quindi con brevi schede diverse attività proposte. Non lasciatevi trarre in inganno dal target di età descritto (di solito quello della scuola primaria)
, se ci pensate con i dovuti accorgimenti, potreste proporne diverse nei vostri nidi.

Il libro continua su questa riga alla scoperta dei sensi e dei colori. Che sorpresa scoprire che tante di quelle attività le avevo già realizzate in maniera simile, senza sapere che fossero metodo Munari. La neve, le nuvole, la ricerca dei colori, il bosco tattile: un bel manualetto che raccoglie tante idee.

Grazie a Martina per il consiglio!

giovedì 17 aprile 2014

Arte al nido

Negli ultimi anni si sta diffondendo un interesse particolare per programmazioni di asilo nido, che hanno come oggetto l'arte e tutti i suoi derivati. Sono veramente adatte per i bambini in questa fascia di età? Che spunti possono offrire?

Ovvio che non si tratta di tradizionali lezioni di storia dell'arte e di iconografia classica. Il segreto sta nel "prendere spunto", nel ragionare su quello che l'arte ha da offrire per adattarlo all'asilo nido e ai bambini di ogni singola sezione.

Diversi testi pedagogici sull'organizzazione degli spazi e sulla gestione della vita al nido consigliano di mettere il bello a disposizione dei bambini. E cos'è il bello, se non l'arte?! In Cosa faremo da piccoli, Penny Ritscher descrive un angolo destinato ad accogliere le meraviglie che i bambini incontrano nel giardino del nido, a casa. Una sorta di esposizione di tesori provenienti dalla quotidianità: quanti artisti contemporanei hanno lavorato e lavorano su questo concetto? In realtà, è proprio l'atteggiamento di osservare, di tenere gli occhi aperti e di andare oltre alla realtà a essere una bella abitudine per i piccoli, ma anche per gli adulti.

In altri testi pedagogici, come ad esempio in quelli di Catarsi, si raccomanda di far fruire di opere d'arte ai bambini. Quadri fatti da qualche educatore con attitudini artistiche, riproduzione di immagini famose o libri che mostrino raccolte museali possono essere più che sufficienti per rendere familiare l'arte al bambino, già in tenera età. Oltre al lato estetico, si può agire su quella lettura delle immagini che sta alla base degli albi illustrati: ogni tela può diventare una storia. Provate a metterla davanti a un bimbo di 28 mesi e chiedetegli di raccontare: la favola verrà da sè. Ci ho provato con gli "scarabocchi" di Mirò e sono venute fuori delle narrazioni fantastiche. Provate per credere! ;)


Ci sono poi le tecniche grafico pittoriche da cui trarre qualche idea. Bruno Munari è un artista a tutto tondo e spesso ce ne dimentichiamo, ma se sfogliamo qualche suo libro, quante idee ci verranno in mente! Prima fra tutte la rosa fatta con lo stampo di insalata, ad esempio. Io comunque vi propongo 5 tecniche da rielaborare:

  1. Il dripping di Jackson Pollock è la tecnica caratteristica del pittore statunitense, secondo la quale il colore deve essere lasciato sgocciolare sulla tela. In che modo? Inventiamocelo: strizzando una spugna intrisa di tempera, spruzzandolo con spruzzini riempiti di acqua colorata, possiamo tenere il foglio in terra per facilitare la colatura dal pennello. Sarà comunque divertente vedere la goccia che si allarga sul foglio e l'effetto sarà davvero unico.
  2. Il puntinismo è di difficile realizzazione se si pensano ai minuscoli puntini tracciati da Seurat e Signac. Dipingere tondo però è bello: tondo come una patata, tondo come una carota tagliata, tondo come lo stampino di un biscotto, tondo come una pallina da tennis che lascia anche la striscia.
  3. C'è poi il collage, realizzato in tanti, tantissimi modi e qui il segreto è il riciclo: riutilizziamo pezzi di varie carte, da tagliare, strappare e incollare. Però voglio proporre anche un punto di vista alternativo. Conoscete Daniel Spoerri? E'un artista svizzero, famoso anche per aver pensato di assemblare oggetti di vita comune in composizioni che sembravano prendere vita. Ecco che mi viene allora in mente una selezione di oggetti naturali raccolti in giardino, attaccati su un cartellone oppure installati su un piano di creta. Mi vengono anche in mente piccoli oggetti di tutti i giorni messi a disposizione per creare composizioni di questo tipo: scatoline, chiavi, pezzi di stoffa.
  4. Lo scarabocchio è il tratto grafico che contraddistingue l'età sotto i tre anni e come accennavo prima, l'artista che sembra più avvicinarsi a questo stile è proprio Mirò, che oltretutto utilizza anche forme geometriche semplici e pochi colori, di solito primari. Osservare i dipinti, mettere a disposizione ii colori e poi lasciare piena libertà agli scarabocchi è di per sè la prima esperienza artistica che un essere umano può realizzare.
  5. La pittura materica è quella che ha spessore, che rende il dipinto un po'tridimensionale. Osservate bene i quadri di Van Gogh e vi accorgerete che la pittura non è stesa uniformemente, ma in alcune zone è più spessa, più rugosa, c'è più "materia". Per ricreare lo stesso effetto, le modalità sono tante: si può lanciare la tempera con un cucchiaino o con il pennello stesso per lasciare macchie più consistenti, oppure si possono usare spatoline o forchette per "raggruppare" il colore in alcune parti rispetto ad altre.
L'arte allena il cervello al decentramento, a mettersi nei panni dell'altro ed è un atteggiamento da assumere sin dall'asilo nido e da rinnovare fino a quando si è adulti. Ogni volta che si osserva un'opera è come viaggiare con gli occhi del pittore e apprezzare ciò che ha reso grande il nostro Paese nel mondo è una scommessa per il futuro.

mercoledì 22 gennaio 2014

La paura: comprenderla ed affrontarla insieme

La paura è l’emozione più vecchia del genere umano; è un’emozione insostituibile nella vita di ogni individuo, non esiste essere umano privo di questo elemento.Avere paura di qualcosa significa vedere in essa un potenziale pericolo, un oggetto che in qualche modo ci disturba e ci turba. La paura è un’emozione che paralizza, che impedisce lo svolgimento delle normali attività, per questo si fatica anche a parlarne. I bambini, in quanto in fase di formazione e per questo con una personalità non definita, sono più contagiabili rispetto agli adulti. I bambini non si spaventano solo quando si trovano davanti al pericolo, ma anche quando percepiscono negli altri segnali di paura. Per cui basta vedere nell’adulto significativo segni di timore, di ansia e di paura per percepire anch’essi la medesima emozione. Alcune paure sono utili (come ad esempio la paura delle prese della corrente, degli incendi, del traffico..), altre invece non lo sono e vengono acquisite solo perché l’adulto le sta vivendo e le sta comunicando. La paura però non emerge solo in presenza di uno stimolo pericoloso, ma anche in assenza di una determinata realtà. Per cui un bambino che viene allontanato dal contesto familiare, privato quindi delle figure di riferimento, può sentirsi impaurito e ansioso. Il superamento dell’assenza dà più sicurezza al bambino, ma nel momento in cui la vive lo confonde. C’è da considerare anche una dimensione evolutiva della paura: esistono paure tipiche dell’infanzia, della fanciullezza, dell’adolescenza e anche dell’età matura e della vecchiaia. Per quanto riguarda i bambini nei primi cinque anni di vita, le situazioni che provocano reazioni allarmanti sono:

1) Tra i 3-4 mesi e i tre anni: i rumori forti, il dolore, l’accostarsi rapido di oggetti, l’altezza, l’isolamento e i bruschi cambiamenti di illuminazione,tutte paure che diminuiscono gradualmente nell’età successive. In questa prima esperienza di paura il bambino viene colto di sorpresa.
2) A partire dalla seconda metà del primo anno di vita e per tutto il secondo: inizia verso i due anni la paura di perdere l’amore ed essere punito, con il conseguente senso di colpa che può essere una minaccia più pericolosa della separazione in sé. Soprattutto verso il terzo anno, il bambino è molto sensibile a queste punizioni e ricoveri, che per lui significano privazione dell’amore e rifiuto di tutta la sua persona.
In questa età la paura dell’ignoto e della separazione sono frequenti, anche queste paure diminuiscono dopo i tre anni.
3) Intorno ai 20-24 mesi fino ai 5-8 anni: la paura per gli animali e per il buio sono più frequenti e raggiungono la punta massima verso gli otto anni. Gli studi sull’ontogenesi della paura nei bambini dimostrano che questa emozione non appare chiaramente se non dopo il primo anno di vita. Questi dati non possono essere definitivi, in quanto in età precoce è difficile distinguere il disagio dalla paura. Il bambino ricorda più a lungo le esperienze spiacevoli e l’immaginazione, che via via diventa sempre più ricca, può far nascere timori e ansie per qualcosa che hanno sentito nominare e discutere da altri, senza nemmeno conoscere l’oggetto in questione, acquisendo così la capacità anticipatoria di immaginare pericoli incombenti. E’ frequente nel bambino il processo di generalizzazione della paura, che si discosta dall’oggetto originario: ad esempio un bambino che si spaventa durante una visita medica, potrà estendere lo spavento a tutte le persone che indossano un camice bianco. Ad ogni età ognuno ha una particolare “disponibilità” alle paure. 
Verso i 6-11 anni alcune paure dell’infanzia vengono padroneggiate e superate e ne nascono altre, in relazione allo stato di maturazione cognitiva. Diminuiranno le paure per i rumori, le luci, il buio e aumenteranno ad esempio quelle dei danni fisici, come le amputazioni, le ferite. Anche nell’adolescente sono presenti delle paure, che spesso non si notano. L’adolescente teme la morte, il dolore, la sofferenza: paure che accompagnano l’uomo durante tutta la sua esistenza. Soprattutto in una fase così delicata come l’adolescenza, il ragazzo teme le ferite, le amputazioni; teme le esperienze che in qualche modo vanno a modificare provvisoriamente o definitivamente il suo corpo che è già in continuo cambiamento.

Arrivato al nido, il bambino dovrà subito affrontare una delle paure più grandi: quella della separazione dalle persone amate. L'angoscia da separazione si manifesta già fin da neonati. Nel momento in cui il neonato, essendo molto sensibile, percepisce un sentimento di insicurezza e di lontanza emotiva, percepisce un non ascolto, inizia a piangere, irrigidendo tutti i suoi arti. Il bambino, anche a livello motorio, si sente minacciato nella sua integrità e ha paura dell'abbandono. L'angoscia da separazione è una delle paure fondamentali dell'essere umano, una angoscia, che come sostiene Bernard Aucouturier, è inscritta incosciamente in ciascuno di noi, nel proprio corpo, nella propria tensione muscolare, nella propria sfera tonico-emotiva. L’angoscia da separazione nasce quindi dalla percezione, dal timore di essere abbandonato dalla mamma e, ritualmente, si esprime sempre con irrequietezza, irrigidimento del tono muscolare, difficoltà nell'addormentamento, difficoltà a giocare, pianti e urla disperati (ad esempio, semplicemente quando la mamma si allontana anche solo per raggiungere un’altra stanza). Nel prendersi cura di un bambino piccolo, è quindi, molto importante per attenuare questa paura che la mamma e il papà possano dedicare momenti esclusivi per il bambino, momenti accompagnati da carezze affettuose, sguardi di fiducia, tocchi, scambi di sussurri, abbracci, in modo tale da far sentire al bambino di essere amato. Inoltre anche cercare di mantenere la serenità, la lentezza e la distensione in situazioni improvvise, in situazioni di disagio, in situazioni che modificano il rituale del bambino durante la giornata è da non tralasciare. In tali casi, il bambino non deve percepire né che la mamma è spaventata dalle sue reazioni, né che si sente in qualche modo colpevole di quello che gli sta accadendo, né che è irritata o arrabbiata (anche se tutto ciò capisco non sia a volte facile!). Anche perchè l'ansia e la tensione del genitore induce lo stesso stato d'animo nel bambino, anche se le origini e la qualità della tensione risulteranno essere diverse, e così pure la sua espressione. Il bambino, infatti, tende a valutare un'azione (in questo caso, ad esempio un saluto dei genitori, un cambio di stanza della mamma, un papà che manca da casa per alcuni giorni per motivi di lavoro, una mancata risposta al suo pianto, .... ) e la sua "gravità" in base ai segnali di ansia e tensione che vengono manifestati (a volte inconsciamente, ma che il bambino percepisce!) dai genitori stessi: quando improvvisamente tali segnali li comunicano che vi è motivo di essere in tensione e di aver paura, il bambino risponde in maniera molto personale e in base ai propri strumenti. 

Molto spesso, capita che il bambino, rassicura da sè questa paura di essere abbandonato attraverso l'utilizzo di "oggetti transizionali" (Donald Winnicott): questi oggetti, che assumono forme diverse "di valore emotivo inestimabile" (quali, ad esempio, una copertina o un pezzo di stoffa o un peluche o la maglia di papà o toccare l'orecchio o accarezzare i capelli o toccare e strofinare le proprie mani alle mani dell'adulto ... ) rappresentano “la transizione, lo spostamento del bambino da uno stato di fusione e "tutt'uno" con la madre ad uno stato di relazione distaccata con la madre come qualcosa di esterno e separato” . Ossia, l'oggetto diventa emotivamente per il bambino il uno spazio illusorio di legame con la mamma che lo rassicura nelle situazioni dove si sente minacciato. Oggetto della quale lo stesso profumo è fondamentale! (Molto spesso infatti sono oggetti che i bambini non vogliono lavare!!). 

Il gioco spontaneo che il bambino utilizza per dare una forma ed evolvere questa paura è il gioco del cucù: quindi giocare e sperimentare la presenza/assenza, ma emotivamente sta a rappresentare la presenza/assenza della figura materna dentro di sè. Il gioco del cucù è un gioco che si può osservare già da neonati, quando il bambino che riesce a prendere un oggetto tra le mani lo tira e l'oggetto scompare. Ma poi ci sarà l'adulto che prenderà l'oggetto e lo farà ricomparire (è molto importante che l'oggetto ricompaia sempre: so che dopo un po' di volte che l'oggetto viene buttato a terra o comunque tirato l'adulto si stanca ma è una azione che crea tensione nel bambino in quanto il bambino non percepisce il ritorno, la presenza, il riapparire (ricordiamoci che il bambino sta elaborando la presenza/assenza della mamma!!)). Quindi le azioni gioco che più servono ad elaborare la paura dell'abbandono sono la presenza/assenza, scomparire/riapparire, dentro/fuori. Gioco del cucù, cofanetti o scatole delle stoffe, scatole del cucù.

Anche avere paura del buio è molto frequente nella fascia d’età dai 2 ai 6 anni ed insorge proprio quando il bambino si è abituato al mondo della luce e a riconoscere punti di riferimento intorno a sé. L’oscuro cancella tutta e fa perdere ogni sicurezza, semplicemente perché non si riesce a vedere, tutto sembra nascosto e irraggiungibile. Ecco perché risvegliarsi nel bel mezzo della notte può essere davvero spaventoso: un’ombra o un rumore diventano giganteschi e spaventosi nel silenzio nero. I 2 anni sono anche il periodo degli incubi e succede spesso che intorno a quest’età il bimbo si risvegli piangendo e urlando: una lucetta vicino al letto potrà rassicurarlo. Le paure prescolari (ad esempio, quella legata ai mostri, alle streghe o ai temporali) possono diventare il contenitore di altri timori, come quello di perdersi o di non riuscire a rivedere la mamma. E’solo dopo i 3 anni che i bambini, più attenti agli eventi quotidiani, possono riversare le loro frustrazioni sulle paure: ad esempio, un bambino che è stato brontolato dai genitori, può sublimare la sua aggressività in un sogno pauroso. 

In realtà, giocare con il buio può diventare un’attività molto divertente da fare al nido: si possono scoprire oggetti, oppure giocare con le torce, oppure fare merenda a lume di candela. Consiglio comunque di garantire sempre una semi-oscurità, per evitare passaggi troppo drastici. A volte, al nido, cantiamo anche la “Canzone delle streghe cattive” spengendo la luce e modulando la voce in maniera “paurosa”. Un'altra attività che può aiutare ad esorcizzare gli spaventi è ovviamente la lettura e sulla paura del buio, possono essere utili dei libri un po’speciali, come A luci spente (Mondadori) di Richard Fowler e Ombre (Franco Panini) di Armaud Roi: entrambi pop up permettono di realizzare dei giochi di ombre. Per i più bravi, sono sufficienti un telo bianco e tanta fantasia per creare un teatrino di ombre con le mani o con sagome di carta ritagliata: i bambini saranno affascinati dal mistero creato dalla situazione e saranno più fantasiosi di voi ad immaginare animali e oggetti rappresentati attraverso le vostre dita. Sull’argomento, la lettura di Giocare con le ombre (edizioni Junior) nella fase di programmazione può essere utile per pensare ad attività più organizzate per i più grandi o solo per documentarsi sull’argomento. Ci sono infine tante, tantissime attività da fare con il colore nero: dai teli di stoffa nella motricità alle attività grafico pittoriche. Sebbene la paura del buio sia molto frequente, il colore nero piace molto ai bambini: demarca, è forte e li aiuta meglio a definirsi e a lasciare una traccia di sé.

C. M. Candiani, L. Vichi, V. Ferri

lunedì 6 maggio 2013

Lasciamo un'impronta

Chi lo ha detto che si può lasciare traccia solo con le dita e con le mani?

Immergere i propri piedi nel colore e stampare un'impronta su un cartoncino può essere ancor più soddisfacente. 

Un'idea potrebbe essere quella di preparare un percorso pedotattile: passare sulle foglie (secche o appena raccolte), su stoffe setose, su erba, su grandi sassi, su carte di diversa consistenza, sulla tempera e infine...immergerli in una bacinella d'acqua. Si possono proporre solo materiali naturali o lo stesso materiale di tipologie diverse.

Potrebbe essere un bel ricordo anche per la fine dell'anno.

Si sentono con i piedi sensazioni più vere e meno filtrate, si mettono in gioco emozioni, si fanno i conti con  le paure (soprattutto con quella di sporcarsi), si utilizza meno la vista e ci si gode di più l'emozione, si lavora sull'equilibrio e la postura e poi...quanto è divertente!



Per i più curiosi: date un'occhiata al post sul Labirinto di Bled e all'attività Forest Track

domenica 17 febbraio 2013

Il vostro Carnevale

Sul gruppo Educhiamo! di Facebook ho creato l'evento Carnevale per poter scambiare con i membri foto, idee e belle proposte per festeggiare al meglio questa coloratissima festa. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Valeria Di Mari ha postato il link per creare delle mascherine a forma di coccinella utilizzando piatti di carta: l'idea è semplice e veloce da realizzare e possiamo far decorare il piatto con tempere o collage di ogni tipo. In Attività creative per bambini, ad esempio, leggiamo di maschere che hanno le forme delle manine dei bambini e sono colorate con le matite e un altro post è dedicato al collage con gli Smarties (che possono essere sostituiti con coriandoloni o palline di carta velina).

Daniela Capaldo, nel suo blog Mamme come me ha raccontato come si realizzano copricapo da giullare per travestimenti carnevaleschi da far creare ai bambini. Altre idee analoghe possono essere con magliettine da dipingere, oppure carte o sacchetti da decorare e far diventare vestiti originali.

Cinzia Motolese ha postato le foto delle maracas da suonare durante i festeggiamenti: non sono altro che bottigliette o recipienti vuoti da riempire con sabbia, pasta cruda, legumi secchi. I bimbi possono applicarci sopra decorazioni o dipingerle e poi suonarle nel momento della festa.

Emanuela Vinti ha invece pubblicato la foto di un "collage in aria": un hulahoop, strisce di scotch trasparente e ritagli di carta colorati che i bambini si sono divertiti a lanciare. Un'attività motoria per rallegrare gli ambienti scolastici.

Il classico collage di stelle filanti e coriandoli è sempre un lavoretto che piace ai più piccoli e poi...

il vostro Carnevale com'è andato?

domenica 10 febbraio 2013

Bambini a colori

Io ne faccio di tutti i colori
lo dice la mamma, lo dice il papà.
Ma se voglio sapere il colore che hanno i capricci nessuno lo sa.
Fantasia, fantasia, che colore avrà la bugia?
Te lo devi immaginare, prova, prova a colorare.

Le bugie color del cielo perchè sono fantasie.
Faccio guai e marachelle gialle, gialle, gialle.
Ed immagino turchese una lagna lunga un mese.
Se rovescio pane e burro casco e mi faccio un bel livido azzurro.
Se mi picchio col fratello vedo un bel color pisello.

Ha ragione la mia mamma, ha ragione il mio papà.
I capricci sono rossi, rossi, rossi come il fuoco.
Se mi butto giù dal letto vedo le stelle colore violetto.
Se non studio la lezione, me la immagino marrone.

Se io fossi troppo buono, io sarei una novità.
Se io fossi poi perfetto, se io andassi presto a letto, fossi buono e anche sincero, io sarei in bianco e nero.



Dal sito Infanzia Web

domenica 3 febbraio 2013

L'inverno &... il ghiaccio

D'inverno fa freddo e qual'è la cosa più fredda che conoscete? Il ghiaccio ovviamente!

Lavorare con il ghiaccio permette di utilizzare molteplici capacità sensoriali e con i più grandicelli anche di sviluppare capacità di discernimento alternando stimolazioni tattili diversificate.

Possiamo "conoscere" pezzi di ghiaccio, toccarli, assaggiarli, con le mani, con i piedi... fino a che non si sciolgono. Potremmo predisporre cubetti classici oppure quelli di diverse forme e utilizzare recipienti per contenere l'acqua.

Potremmo dipingere con il ghiaccio, utilizzando pezzetti fatti gelare con colori naturali o addirittura con prodotti alimentari: in questo caso anche il gusto farà esperienza! Anche le amiche di Mille Idee da fare al Nido propongono una bellissima attività di questo tipo.

Con i grandi possiamo provare a proporre i contrasti del freddo e del caldo.  Acqua fredda e acqua calda: immergervi le mani in maniera alternata, magari giocando con delle spugne potrebbe essere una valida alternativa: Vento freddo e vento caldo: con l'aiuto di un phon, "maneggiato", da un adulto i bimbi si divertiranno a saltare e a ballare sulle note di una melodia, pensata ad hoc, e con teli colorati, potremmo fingere di "diventare" il vento. Gelato e thè: associare un ghiacciolo o un gelato all'assaggio di una bevanda calda. 

Consigli su colonne sonore "ventose", che potranno accompagnare attività di motricità e rilassamento:

  • Per riprodurre i suoni: http://www.youtube.com/watch?v=SRadFidgoXU http://www.youtube.com/watch?v=yRy58bZNU4Q
  • Musica da meditazione e rilassamento con melodia lenta: http://www.youtube.com/watch?v=U-Bjp7-ud7E
  • Musica lounge a tema: http://www.youtube.com/watch?v=6k0Qbq-33AA
  • Musica indiana: http://www.youtube.com/watch?v=c0pQf-2I__Q
  • Percussioni arabe ispirate al vento: http://www.youtube.com/watch?v=opVd7rifoK4

Provate a chiudere gli occhi e a pensare a cosa vi viene in mente?



domenica 20 gennaio 2013

L'inverno &... i pinguini

Pensando a come si possono far lavorare i nostri bambini sul tema dell'inverno in maniera diversificata, ho pensato ai pinguini, i teneri animali polari tornati alla ribalta con Happy Feet. Ecco alcune idee di attività da realizzare insieme ai vostri bambini:
  • BALLIAMO LA DANZA DEL PINGUINO: si può camminare come i pinguini oppure ballare il Ballo del Pinguino (nel link una delle tante versioni)
  • COLLAGE: alternando carta o stoffa bianca e nera
  • STAMPINO CON LA PATATA: su un foglio nero preritagliato con la sagoma del pinguino, si può stampare con la patata intrisa di tempera bianca la sua panciotta
  • RIEMPI LA PANCIA: sempre sulla solita sagoma nera si può incollare cotone o laniccio bianco per realizzare una pancia morbida.
  • LETTURE: i libri sui pinguini, tattili, pop up, albi illustrati sono molteplici. Vi consiglio il mio preferito "Chi trova un pinguino". Da essi si può trarre spunto per attività di marionette, calzini in disuso trasformati nei personaggi del testo o narrazioni partecipate.


  • FOTO E VIDEO: mostrare ai bambini come sono fatti davvero i pinguini attraverso libri di zoologia o semplicemente stampando foto di pinguini, dei loro cuccioli, dei loro modi di vita e rilegandoli in una sorta di albo fotografico. I neonati sono davvero carini! Mostrare brevi pezzi di documentari sull'argomento (solo per i più grandi e favorendo il piccolo gruppo): ascoltare il loro verso, vedere davvero come camminano, come mangiano, come si muovono.
  • ADOTTARE UN PINGUINO: a fine percorso potrebbe essere carino coinvolgere i genitori nell'adozione di un esemplare tramite il WWF

venerdì 24 agosto 2012

La pedagogia della Lumaca: grazie Gianfranco Zavalloni!

La scuola è il luogo in cui si apprende insieme, non “da soli”. È importante “perdere tempo” perché una classe indistinta diventi un “gruppocomunità”. Ci vogliono mesi per formare il gruppo, discutendo e raccordandosi sulle finalità, sulla necessità di regole condivise, sulle metodologie e le tecniche da utilizzare insieme. 
G.Z.

In questi giorni la notizia della morte di Gianfranco Zavalloni mi ha colpito come mi colpì leggere il suo libro. Non l'ho mai conosciuto, ma era un uomo di personalità che metteva cuore nelle cose che faceva. Era uno che ci credeva veramente.

"La pedagogia della lumaca" è stato per me un'occasione di ripensamento sul mio agire educativo, sul mio modo di relazionarmi ai bimbi: quante volte siamo rapiti dalla fretta e dalla voglia di terminare un lavoro?



Ma non parlava solo di tempi, Zavalloni, a mio avviso, è un rivoluzionario della qualità educativa, controtendenza con i trend del momento: riscoprire l'importanza del camminare, di scrivere una cartolina, di stare a contatto con la natura.

Non sono qui per celebrarlo, ma per ricordarlo e per far sì che i suoi insegnamenti divengano oggetto di riflessione per ognuno di noi.

Ecco il link al suo sito, dove potrete anche leggere il decalogo dei diritti dei bambini e il decalogo per una buona scuola..

... e il video che Gianfranco pubblicò sul gruppo Educhiamo! il 21 ottobre 2011 

lunedì 19 marzo 2012

E’primavera, svegliatevi bambini!

La primavera ormai è alle porte. Il primo sole fa venire voglia di abbandonare sciarpe, cappelli, cappotti pesanti per godersi le gioie dei primi caldi.

Nei nidi si esce più spesso e volentieri: è quasi un dispiacere distogliere i bambini dai loro giochi di manipolazione con la terra, di osservazione di fiori e foglie e di corse sfrenate nei prati. Si pensano anche attività a tema, specialmente in previsione della Pasqua e del conseguente (eventuale) lavoretto da portare a casa ai genitori.
Il libro che accompagna il cd di Lauzi, illustrato da Altan, editore Gallucci
Ovvio che sfruttare le potenzialità di uno spazio aperto e naturale è una naturale continuazione col tema della rinascita che offre spunti e idee continue: piantare, coltivare, guardare, raccogliere, accarezzare, annusare, fare pic nic. La primavera fa rinascere anche i sensi! E’poi importante per il bambino vivere questo spazio altro, non racchiuso da quattro mura sia per la motricità (e di conseguenza tono muscolare, postura,…) sia per le potenzialità immaginative e conoscitive che il mondo vero ha sui più piccoli.

Per quanto riguarda attività grafico pittoriche i colori della primavera offrono un’ampia gamma di sperimentazioni: si possono fare timbri di fiori, spugnature di coccinelle, impronte di mani che diventano farfalle.

Un anno al nido, associammo la stagione anche a un animale che con la primavera si risveglia, la tartaruga. Ne facemmo arrivare una al nido con cui i bambini poterono giocare, leggemmo libri illustrativi e guardammo anche brevi filmati sull’argomento. Un bel filo conduttore fu sicuramente la canzoncina di Bruno Lauzi, che insegna ad assaporarsi la lentezza.

lunedì 5 marzo 2012

Giochiamo con il cibo

A tavola si sta composti, non si tocca il cibo, non bisogna farlo uscire dal piatto né toccarlo con le mani e non ci si deve assolutamente sporcare. La mamma a casa vuole che il suo bimbo stia seduto, ma anche al nido ci sono un bel po’di regole da imparare. Poi un giorno ecco che tutto cambia…

Davanti al piatto di spinaci non serve più il bavaglio, non si devono mangiare le verdure e si devono prendere con le mani. Sono un po’mollicci ma il colore che lasciano sul foglio assomiglia a quello dell’erba del giardino. Hanno un odore strano e mi bagnano le mani, ma forse questa roba verdastra non è poi tanto male.

Rose nell'insalata- Bruno Munari, Corraini Editore
Ogni anno, nelle programmazioni entrano a far parte attività basate sui prodotti alimentari, sia per motivazioni legate alla non tossicità degli alimenti, sia per il loro reale valore ludico. I cibi riescono a stimolare tutti i sensi con le loro proprietà organolettiche: hanno un colore, una consistenza tattile, hanno un odore, un sapore. I bambini spesso li conoscono bene ma proporli come attività di manipolazione, di travaso, di pittura potenzia il pensiero altro, che annulla la funzionalità principale dell’oggetto per attribuirne un’altra in maniera fantasiosa. Si usa dunque il pensiero divergente, quello che porta a reinventare l'utilizzo di un oggetto comune, stimolando la creatività e facendo divertire.

All'asilo abbiamo usato spinaci, carote tritate, arance, passato di pomodoro, rape rosso, thè, cioccolata liquida per dipingere con la loro naturale colorazione. Abbiamo dipinto con patate, insalata, carote, radicchio, mele, facendoli diventare stampi da immergere nella tempera, proprio alla maniera di Bruno Munari, come nell'immagine. Abbiamo usato le spezie per fare attività olfattive. Ho usato farine bianche, gialle, di castagne, legumi secchi, pasta per travasi e manipolazione.

Quando ho proposto queste attività ai bambini sentivo anche io, nel mio intimo, di trasgredire, di fare un qualcosa di proibito. Ci sono tanti tabù legati all'alimentazione, tante regole prefissate e rigide che entrano nel profondo, specialmente nella fascia di età 0-3. A mio parere, attività di questo tipo rappresentano spazi protetti in cui il bambino può veramente esprimersi in maniera libera e totalizzante: pochi altri mezzi offrono le potenzialità sensoriali dei cibi. 


E poi se ci scappa un assaggino… che male c’è?!

lunedì 20 febbraio 2012

Carnevaliamo!!!



Festeggiare il Carnevale è sempre un’occasione per far festa: il nido si veste di tutti i colori, si mangiano dolcetti tipici, ci si traveste secondo quel che ci detta la fantasia.
Dovremmo però pensare al rispetto dei bambini: non tutti amano le maschere e se ci pensiamo si capisce subito il perché. Dipingere la faccia è un atto intrusivo, il bambino non si riconosce allo specchio e il camuffamento dei tratti abituali in  se stesso e negli altri lo spaventa. Cappellini o vestiti artificiosi in genere appesantiscono e impediscono i movimenti.

Carnevale- J. Mirò

Si può festeggiare anche con qualcosa di semplice creato da loro e divertirsi di più. Un abito che ricordi le canzoncine più amate sarà indossato più volentieri (ad esempio, gli indianini della celebre canzone) oppure le magliettine colorate a mano sono sempre un evergreen che non delude mai: un bel risultato con poca spesa. Anche le educatrici potrebbero travestirsi come i bimbi e per finire… stelle filanti a gogò!

Un Augurio per un Carnevale di tutti i colori…

giovedì 26 gennaio 2012

Tuffiamoci nel mondo colorato di Eric Carle

I libri di Eric Carle tante volte non hanno bisogno di essere letti: le sue immagini parlano da sole. La contaminazione di colori e l’immediatezza del messaggio rendono ogni pagina delle piccole opere d’arte.

Il mio tradizionale scetticismo in un primo momento mi ha portato a non amare molto l’autore americano: non mi piacevano molto le sue storie con morali eco buoniste e proprio quelle figure mi sembravano di difficile decodifica per i bambini del nido. La pratica mi ha poi contraddetto: basta presentare ai bambini “Il piccolo bruco maisazio”, “Dalla testa ai piedi”, “Panda, panda, cosa vedi?” o uno degli altri libri di sua produzione per vedere l’interesse dimostrato dai più piccoli che entrano in quel mondo colorato in maniera personale e creativa. Dalla testa ai piedi rimane comunque il mio preferito: si riesce a leggere, memorizzare come una filastrocca, far rispondere i bambini e mimare tutti insieme le azioni descritte nelle figure e nel testo.

Le carte veline
Ed è vero che Eric Carle stimola la creatività. Patrizia Poggiali, educatrice di asilo nido da trent’anni, ha studiato la tecnica dello scrittore attraverso il sito ufficiale, nel quale ha trovato anche video che mostravano la realizzazione delle immagini. Il procedimento infatti è sviluppato in più fasi. Innanzitutto occorre dipingere con colori diversi della carta velina bianca dando libero sfogo alla fantasia: tracciare linee verdi con rulli su spugnature gialle, disegnare palle rosse fuoco e poi “grattarle” con spazzole o pettini, sgocciolare il pennello intriso di colore per realizzare un effetto pois multicolore. Quando poi sono asciutti serviranno per riempire le parti di un disegno precedentemente preparato. Tagliando e incollando dei piccoli pezzi di carta dipinta infatti, si realizza una sorta di mosaico dinamico e così si possono creare diverse tavole per dar vita a un libretto “alla Carle” (Eric Carle, tra l’altro, aveva ripreso questa tecnica dall’amico Leo Lionni, famosissimo autore di Piccolo giallo, piccolo blu). Patrizia l'ha fatto ottenendo un libricino calibrato sui bambini della sua sezione: passione per l'arte e competenze pedagogiche sono state le sue armi durante questo progetto.


Sole realizzato da me e da una collega  
Se il libro sembra un po'troppo ambizioso, possiamo fermarci alla singola tavola e creare dei quadri decorativi. Si può anche includere la collaborazione dei bambini per decorare le carte veline e i più grandi potrebbero tagliarle e incollarle a loro piacimento: in questo caso, però, la realizzazione di figure specifiche diventa superflua. Anche io ho voluto sperimentare questo metodo che si è rivelato un procedimento divertente e rilassante: dipingere le carte veline è liberatorio, tagliare e incollare focalizza l’attenzione e alla fine i risultati sono davvero soddisfacenti. 

lunedì 23 gennaio 2012

All’ ombra della luce

Il buio suscita nei bambini paura e timore in maniera quasi naturali: il buio avvolge e non mostra, rimane un luogo sconosciuto nel quale brancolare senza meta. Eppure il buio della notte culla i sogni più belli, fa riposare facendo calare quella coltre silenziosa che riscalda i pensieri e rischiare con l’ignoto ci rende più forti e più grandi. Farlo conoscere ai nostri bambini è quasi doveroso e al nido si potrebbero organizzare progetti mirati calibrati sul gruppo dei bambini che abbiamo  di fronte. 

Un primo passo potrebbe essere quello di lavorare con il nero, il colore del buio, che in realtà attira molto i più piccoli, avendo una tonalità così forte e accesa. E’normale che al di sotto dei 3 anni si scelgano le tinte scure per colorare a causa della loro valenza simbolica: affermarsi con un tratto nero risulta più incisivo di farlo con una linea gialla.

Le canzoncine delle streghe cantate a luci spente aiutano a rendere quel momento molto coinvolgente, ma per i più temerari si può anche progettare un gioco un po’più spericolato: luci spente, serrande abbassate e pile elettriche in mano. Se l’adulto accompagna in un primo momento i bambini alla scoperta dei giochi di luce che si possono realizzare con le torce, ben presto i movimenti saranno liberi ad accompagnati da grasse risate.

Si possono organizzare dei veri e propri teatrini con le ombre: infondo basta un lenzuolo bianco ed un faretto. E ovviamente una storia. I libri per bambini sul tema della notte, del buio e delle ombre sono tantissimi ma per quanto riguarda la drammatizzazione consiglio In una notte di temporale di Yuichi Kimura (Salani Editore), mentre per la lettura mi rifaccio al classico Nella notte buia di Bruno Munari (Corraini).

Non dimentichiamoci infine delle candele, valido alleato (se usato con cautela) per attività a luci spente o per pranzetti romantici.

Attività apparentemente banali si riveleranno avventure che cementeranno il gruppo e allo stesso tempo renderanno ogni singolo bimbo più sicuro di se stesso e delle proprie capacità. Allora, che aspettate? Tutti pronti alla scoperta del buio!