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giovedì 18 gennaio 2018

Educare insieme e in maniera olistica: Azzurra e i suoi libri

Ho letto La corte degli educatori, un manualetto di facile lettura sullo "sviluppo del bambino tout
court... a casa, a scuola e in riabilitazione, concentrandoci sulla discriminante ambientale come elemento fondamentale per lo sviluppo". Le autrici sono Azzurra Scolaro e Sara Panico, pedagogista clinica e insegnante di sostegno.

Il libro mi era stato inviato proprio da Azzurra, con la quale ho avuto modo di scambiare spesso qualche messaggio e da qui è nata l'idea dell'intervista che mi ha confermato l'impressione che avevo avuto alla fine della lettura del testo: in questa prospettiva, è il bambino ad essere veramente al centro e ad essere considerato nella sua totalità.

Possono sembrare concetti banali: la prospettiva ecologica di Brofenbrenner la studiamo all'università, tutti i giorni lavoriamo in gruppo, riconosciamo il valore delle altre professionalità con le quali collaboriamo nel percorso educativo del bambino. Ma è davvero così?

Non vi capita mai di pensare che ogni tanto ragioniamo a compartimenti stagni? Certe volte sento un po'il vincolo del limite della professionalità e tante altre confesso di essermi sentita sminuita di fronte a altri professionisti.

Ed è una delle prime cose che è venuta fuori nella mia intervista con Azzurra...
Da cosa è nata l'esigenza di scrivere La corte degli educatori?

Un bambino, tante agenzie educative che non si parlano. La famiglia che non conosce la scuola. La scuola che non conosce la riabilitazione. Poi da qui, la necessità della seconda versione de La corte (ampliata e aggiornata, ndr): un sacco di insegnanti hanno imparato dal nostro libro. Purtroppo non tutte le scuole sono organizzate per corsi e aggiornamenti e hanno usato La corte per formarsi e imparare i termini della riabilitazione. La corte era nato come lavoro per le famiglie e ha sbancato nelle scuole.

E lo immagino... gli spunti sono tanti! Da educatrice di asilo nido, ho amato il capitolo sulla valutazione del gioco e la scelta dei materiali...

Chi vive al nido non conosce la quotidianità della scuola dell'infanzia, che a sua volta non comprende la primaria. E così via.

Cosa hanno apprezzato maggiormente le insegnanti?

Il libro è stato comprato soprattutto da insegnanti alle prime armi, che hanno imparato tanto sul quotidiano. E'stato anche molto apprezzato dalle insegnanti di scuola primaria per conoscere "cosa c'era prima". Il bambino non è "un pezzo di", ma qualcuno che "arriva da e va verso": ecco l'ottica de La corte. Famiglia, scuola dell'infanzia, scuola primaria e riabilitazione: sono un continuum.

Sai cosa ha detto la mia genetista quando le ho detto del libro? " Solo una mamma poteva fare questo tipo di lavoro". Io sono fuori: non devo dimostrare teorie, osservo i fatti e i risultati e faccio ricerche incrociate. 

E'l'impressione che ho avuto anche io: teorie scientifiche basate su una grande sensibilità e un acuto spirito di osservazione. Parlami del nuovo testo, Parole di mamma...

Parole di mamma sdogana il neurosviluppo in Italia.

Spiegami meglio.

La riabilitazione nel nostro paese risponde a regole ben precise. Il pediatra fa sempre meno perchè "poi ci sono gli specialisti". Per ogni bambino ci sono 5 specialisti nei casi di disturbo del neurosviluppo. Ognuno si prende un pezzo del bambino, nessuno lo considera in maniera olistica: in Italia non è permesso. 

Ci sono bimbi che fanno terapia per anni senza un'analisi del sangue, senza un'anamnesi corretta: si raccolgono ancora dati che riguardano il based evidence. Nessuno parla di epigenetica, mentre è proprio l'epigenetica a sancire la direzione della patologia.

Vogliamo sfatare il mito della riabilitazione, perchè quello che facciamo tutti i giorni è ciò che conta. Ovviamente la riabilitazione è necessaria, ma tutto il resto è altrettanto fondamentale. Non posso vedere bambini che fanno terapia e poi mangiano patatine e bevono cola tutti i giorni.

Il neurosviluppo è incerto, a mio avviso, proprio per via delle condizioni ambientali. La riabilitazione deve cambiare molto in Italia. Parole di mamma suggerisce agli specialisti come parlare alle famiglie e alle famiglie come comunicare con gli specialisti, come gestire i rapporti, come dare sviluppo quotidiano con semplici attuazioni e... tanto altro!

Non è scontato parlare dell'importanza della quotidianità...

Ho parlato di Parole di mamma con la mia amica psicologa, che mi ha detto che secondo lei, manca un anno intero del bambino, quello dai 2 ai 3 anni. Nessuno specialista interviene sull'ambiente casalingo dando suggerimenti pratici.

Oltretutto il periodo che va dai 2 ai 3 anni dovrebbe essere determinante per ogni bimbo...

Si chiudono molte finestre sensoriali.

Una volta una mi amica psicologa mi ha detto che i genitori odiano gli specialisti, perchè sono quelli che li informano sul disturbo del figlio. Ma non è così: i genitori non se la prendono con loro per quello che comunicano, ma perchè non dicono quanto possono fare la differenza con semplici azioni quotidiane, non li aiutano a preparare quella che chiamo la "valigia per casa".

Il mondo deve dare fiducia alle famiglie, gli specialisti devono trovare le parole: Parole di mamma può essere utile.

Grazie Azzurra per averci detto le tue opinioni con tanta chiarezza e per averci fatto riflettere su tematiche quanto mai importanti.

Un'ultima cortesia: tutto quello che scrivo non costituisce nè sostituisce parere medico.

Grazie di cuore e ancora di più, Azzurra! :)

mercoledì 8 febbraio 2017

Il diverso: spunti di letture per bambini

DIVERSO-DIVERSITA'-DIFFERENZE
Che confusione tutti questi termini!

Chi è diverso?
Chi è IL diverso?
Da che cosa è diverso?
Cosa pensiamo quando diciamo "diverso"?
Cosa pensiamo quando definiamo qualcuno diverso?

Il concetto di diversità è un tema molto "caldo" e spesso terreno di scontri e disagi..per affrontare al meglio questa tematica con i bambini, negli ultimi anni, l'editoria per i "più giovani" ci ha offerto parecchi spunti e punti di vista.

Di seguito riporto qualche titolo (anche se il panorama è davvero variegato) per me significativo e che permette di proporre questo tema sotto diverse prospettive.


Il primo titolo che vorrei presentare è "Flora e il Fenicottero" un silent book che al contrario delle apparenze, non è per nulla stucchevole e sdolcinato, ma narra una storia fatta di scoperte, diversità, curiosità e amicizia. Fin da subito la diversità ci viene palesata in modo chiaro ed evidente: i protagonisti sono infatti un elegante fenicottero e Flora, una bimba più goffa e paffutella. Pagina dopo pagina i due protagonisti si scoprono, si conoscono ed infine danzano assieme...una danza fatta di occhi, movimenti e corpo...un vero e proprio dialogo che dà origine ad un legame.


"Guarda guarda" è anch'esso un silent book, un gioiello di illustrazioni, colori e emozioni made in Italy. Come nel libro precedentemente illustrato, anche qui basta uno sguardo per capire la diversità dei protagonisti. Nonostante questa, o forse proprio grazie ad essa, i due iniziano a conoscersi, a studiarsi e ad essere amici. 

Una nota finale non indifferente è la presenza di una piccola appendice in cui vengono illustrati e spiegati alcuni segni della LIS (lingua dei segni italiana) ed è forse allora che il messaggio dell'albo illustrato diventa ancora più chiaro e manifesto, due mondi che cercano di scoprirsi ed entrare in contatto, come quelli di Giraffa e Ghepardo. La diversità è per cui motivo d'incontro.


Con la diversità e le differenze si può anche giocare, ed è questo il messaggio chiave di questo libro-gioco, Chi Cosa Chi. Pagina dopo pagina vengono poste al lettore delle domande ("chi si è fatto male?" "chi è innamorato?") sotto di esse si trovano diversi animaletti con dettagli fini, ironici e chiari. Il compito del lettore? trovare gli indizi, fiutare la traccia, costruire una storia e capire chi ha quel particolare, quel dettaglio che fa la differenza e che lo caratterizza dagli altri. Un libro per giocare, per ridere, per divertirsi ed aprirsi ad un dialogo in cui la diversità e la differenza sono dettagli da ricercare e valorizzare.


Titolo indicato per i più piccini, I contrari,  permette a mio avviso, di percepire in modo accattivante e divertente come due soggetti apparentemente uguali hanno caratteristiche diverse e differenti, proprio perchè contrari.

Martina Salmaso







giovedì 25 settembre 2014

L'asilo nel bosco si racconta

Avrete sicuramente letto da qualche parte del meraviglioso asilo nel bosco che ha aperto da poco nei dintorni di Ostia, una realtà nuova nel panorama dell'infanzia nazionale che ha creato molta curiosità. L'idea di avvicinare i bimbi alla natura, di riservare uno spazio incontaminato, di farli vivere in libertà è di sicuro condivisa da tutti, ma oggi è accolta come una rivoluzione.

Perchè? Pensate agli asili dove lavorate o dove mandate i vostri figli: spesso si trovano nei centri cittadini e hanno spazi verdi esigui; altrettanto di frequente non si riesce a usufruire del giardino come si vorrebbe per una serie di motivazione. 

Uscire con la pioggia, ad esempio, è difficile e diverse educatrici (e genitori) non condividono questa pratica, che, a mio parere, invece, avrebbe una valenza educativa unica, anche se riconosco che comporta un carico di lavoro per tutta l'équipe educativa.

Invece nel bosco, non si gioca con bambole e macchinine, ma con le cortecce, le foglie secche e i disegni delle nuvole. La creatività viene stimolata dunque in maniera spontanea e allo stesso tempo si potenzia il piacere di muoversi, arrampicarsi, saltare.

Queste pratiche sono invece ormai consolidate nel Nord Europa, dove l'esperienza degli asili nel bosco è diffusissima. Anche nelle scuole tradizionali, però, il giardino ha un ruolo diverso rispetto a quelle italiane: è davvero un prolungamento degli spazi interni.

L'asilo nel bosco è gestito da L'Emilio (avete letto il libro di Rousseau?), formato da una ventina di educatori con esperienza decennale nel settore educativo. Il modello a cui fanno riferimento per l'organizzazione dei loro servizi è molto variegato ed interessante e fanno parte della Reevo, una rete internazionale di educazione alternativa.

Foto della pagina Facebook de L'asilo nel bosco
Oltre all'asilo di Ostia, gestiscono un'altra scuola dell'infanzia e un asilo nido all'interno del Parco della Madonnetta ad Ancilia. Il nido ha un primato europeo: è infatti la prima struttura del nostro continente, dove i bambini vengono accolti senza pannolino fin dai primi mesi di vita. 

L'idea è nata osservando delle esperienze di vita del Sud America, che ha molto ispirato i componenti dell'Emilio, portatori di una pedagogia ricca di contaminazione e (finalmente!!) non monodisciplinare. Ho contattato l'asilo nel bosco tramite la pagina Facebook e Paolo mi ha chiarito diversi punti sull'attività dell'Emilio. 

Ecco che cosa mi ha raccontato...

Siamo partiti da impianti pedagogici che ci piacevano di piu' con la sperimentazione e l'osservazione proviamo ad adattarli al contesto in cui operiamo. Stiamo molto attenti anche alle correnti moderne, sopratutto alle esperienze di educazione alternativa molto diffuse in Spagna e America Latina. Facciamo parte di Reevo, una rete internazionale in cui ci scambiamo esperienze e ricerche. Presto presenteremo in Italia all'Università Roma Tre un documentario molto bello "Quando sinto que ja sei" disponibile su Youtube.

Come siete venuti in contatto con le esperienze spagnole e latinoamericane? E come mai le considerate modelli da seguire?

Le abbiamo conosciute attraverso i documentari "La Educacion Prohibida" e "Quando sinto que ja sei". Entrambi fanno una mappatura attraverso interviste di educatori e pedagogisti delle esperienze in Spagna e America Latina di "educazione alternativa" , anche se a noi piace chiamarle piu' che alternative di qualità. Parliamo di scuole libertarie, montessoriane, steineriane, democratiche olistiche.

Sono per noi dei riferimenti perché sono riusciti a spezzare le catene che imprigionavano i sistemi educativi dentro logiche adultocentriche e vecchie di secoli. Il benessere dei bambini in queste scuole è lampante e questo per noi è anche la strada che porta a una vita serena e felice quando saranno adulti. Sono poi esperienze che si preoccupano non solo del corpo del bambino ma anche dei suoi sentimenti, delle sue emozioni in una cornice che non si nutre di sola razionalità ma anche di profondo sentire.

Sul vostro sito ho letto che fate riferimento alle sorelle Agazzi, alla Montessori e a Rousseau? Cosa prendete da ognuno di loro?

Di Rousseau ci piace che abbia intuito che la costruzione di un mondo migliore parte da un buon sistema educativo, di Montessori ci piace l'idea della piacevolezza del fare da sè che contraddistingue ogni bambino ed il ruolo non invadente ma attento dell'educatore. Delle sorelle Agazzi ci piace l'atmosfera di familiarità e serenità che reputavano fondamentale in qualsiasi scuola.

Di Emmi Pikler ci hanno entusiasmato le sue tecniche di osservazione e qualcosa abbiamo attinto da Paulo Freire, Rudolph Steiner e tanti altri. Non applichiamo nessuno di questi modelli in maniera radicale perchè non crediamo che ne esistano di validi per tutti i tempi e tutti i luoghi. Cerchiamo di adattare tutto questo sapere al contesto in cui operiamo stando attenti ad alcuni aspetti come lo stato emotivo dei bambini, il loro umore, la loro individualità che nessuno potrà mai prevedere e mettere a sistema.

Funziona bene il progetto del nido senza pannolino? Avete incontrato resistenze da genitori e colleghi?

Il progetto del senza pannolino funziona bene, anche se sono poche le famiglie che hanno tempo o voglia per cimentarsi in questa esperienza.

Le resistenze ci sono sempre ogni qual volta si abbandona il sentiero più battuto per cercare percorsi più stimolanti ed efficaci. Ma devo dire che i genitori nelle nostre scuole sono una risorsa che ci aiuta ad affrontare meglio la quotidianità con i tesori che ci affidano. Abbiamo con la maggioranza di loro un rapporto non formale e collaborativo


Com'è nata l'idea dell'asilo nel bosco? Pensate possa essere una base di partenza per asili naturali in Italia?

L'asilo nel bosco è il naturale risultato di molti anni di appassionato lavoro e dell'incontro tra L'Emilio e l'associazione Manes. Molte affinità alcune differenze ma un obiettivo comune che è quello di migliorare la scuola italiana .

In questi anni abbiamo visto con i nostri occhi e lo abbiamo approfondito con le nostre analisi e ricerche che i bambini che trascorrono la loro quotidianità al di fuori del contesto aula, in un ambiente stimolante a contatto con la natura sono piu' sereni, hanno una socialità piu' ricca, una motricità piu' sviluppata , un linguaggio piu' fluido e una curiosità veramente spiccata. 

A guardarli bene questi sono gli obiettivi che ci chiede il Ministero e allora perchè non farlo. Aggiungo che tutte le esperienze che proponiamo ai bambini vengono vissute con piacevolezza e non imposte e questo lo consideriamo un valore aggiunto.

Siamo stati contattati da centinaia di persone da tutta Italia che volevano riproporre questa esperienza nei propri territori tanto che abbiamo organizzato un incontro il 7,8 e 9 novembre per fornire loro gli strumenti normativi, organizzativi e pedagogici per affrontare questa splendida esperienza. Quindi siamo molto fiduciosi e ottimisti che questo modo di intendere l'educazione si diffonderà e si arricchirà grazie al contributo di altri educatori , psicologi e pedagogisti.

Ringrazio davvero Paolo per aver avuto voglia di condividere con me (e con voi) l'esperienza di L'Emilio e spero che davvero ci sia un futuro per queste scuole verdi in Italia, perchè riscoprire l'attaccamento alla natura migliora la qualità della vita.

domenica 20 luglio 2014

Educhiamo con i libri: Da lontano era un'isola di Munari

Da lontano era un'isola, ma da vicino era un sasso. Cosa cambia? Alla fine sono punti di vista! Ecco cosa racconta Bruno Munari nel suo formidabile libro sulle pietre raccolte in giro per il mondo. Osservatele e scoprirete un mondo.

Ho preso in biblioteca due edizioni del libro, una più agile dell'Einaudi, l'altra più grande della Corraini. Quest'ultima a mio avviso può essere letta con i bambini più grandi, una lettura ad immagini per educare a guardare.

E' questo che Munari cerca di fare, presentando le varie tipologie di sasso (rotondo, allungato, scuro, colorato...): non basta solo vedere per far muovere la fantasia, bisogna andare oltre.

Se si osserva si troveranno le caratteristiche del sasso: il colore, la forma, la ruvidezza, la grandezza. Già di per sè, suddividerli sarebbe un bell'esercizio per i bambini.


E poi? Cosa farci con tutti quei sassi raccolti? Munari richiama l'attenzione sui segni naturali che troviamo sulle pietre, unificandoli possiamo formare strade, reti di comunicazione.

Oppure si possono impilare come alte torri, o ancora ammassare per creare montagne o isole: le possibilità sono infinite.

Sui sassi si può anche disegnare: una faccia, un uccellino, un fiocco... e così il sasso diventa qualcosa d'altro.

Con al sua logica del guardare al di là del sensoriale, Munari fa suo il divertimento, il rivolgersi ad altro da sè, che dovrebbe essere alla base di ogni attività rivolta ai bambini, dal nido in avanti. Quello che propone è infatti fattibile con bambini di ogni età, calibrandolo (ovviamente) al gruppo a cui si propone.

Quante cose si possono fare con i sassi!!

domenica 15 giugno 2014

Giocare con tatto di Beba Restelli: perchè leggerlo

Martina aveva consigliato di aggiungere alla nostra Bibliografia un testo di Beba Restelli, Giocare con tatto. Ero molto incuriosita di leggere quello che una delle allieve di Munari avesse da scrivere e da buona fan del maestro, l'ho comperato.


Nella premessa ovviamente si parla dell'incontro con Munari, della nascita e crescita del Laboratorio artistico e del metodo Munari, che ormai è diventato un marchio di fabbrica. Ed è proprio nella spiegazione di questa tecnica che il libro è diventato davvero interessante.

Foto e immagini si inframezzavano a paginette scritte e brevi didascalia: giocare con fiori, fotocopiatrice, puntatrice, tavole tattili. I laboratori avevano la capacità di unire il naturale al nuovo, con un unico obiettivo: rendere il bambino un soggetto attivo e capace di modificare con  la creatività la realtà. Questo è un atteggiamento che se imparato, tornerà utile per tutta la vita e creerà soggetti pensanti e realizzatori del loro destino. 

Anche il capitolo sul Toccare, un linguaggio d'amore fa molto riflettere, soprattutto per chi lavora con bimbi molto piccoli: è attraverso la pelle che si sente e si conosce con il corpo, è un'azione immediata e carica di emozioni e affettività. Si spiegano quindi con brevi schede diverse attività proposte. Non lasciatevi trarre in inganno dal target di età descritto (di solito quello della scuola primaria)
, se ci pensate con i dovuti accorgimenti, potreste proporne diverse nei vostri nidi.

Il libro continua su questa riga alla scoperta dei sensi e dei colori. Che sorpresa scoprire che tante di quelle attività le avevo già realizzate in maniera simile, senza sapere che fossero metodo Munari. La neve, le nuvole, la ricerca dei colori, il bosco tattile: un bel manualetto che raccoglie tante idee.

Grazie a Martina per il consiglio!

mercoledì 2 aprile 2014

Educhiamo con i libri: I tre piccoli gufi

Per festeggiare la Giornata Internazionale della Letteratura per Bambini, ho scelto di presentarvi un libro che rappresenta un capo saldo della letteratura infantile “I tre piccoli gufi” di Martin Waddell. Questo libro è oramai considerato un classico, ma grazie alla ristampa da poco effettuata è possibile reperirlo senza problemi in qualsiasi libreria. Protagonisti di questo albo illustrato sono tre piccoli gufi: Sara, Bruno e Tobia.


I piccoli gufi sono cuccioli come gli altri con tante paure… e che succede quando mamma gufo se ne va nel bel mezzo della notte lasciando tre piccoli gufi da soli?

“..i piccoli gufi si misero a pensare (tutti i gufi pensano molto!)
<<io penso che sia andata a caccia>> disse Sara
<<per procurarci il cibo >>disse Bruno
<<voglio la mamma!>> disse Tobia”

I piccoli gufi aspettano impazienti, stretti stretti l’uno all’altro il ritorno della mamma. Ed ecco finalmente Mamma Gufa che vola leggera e morbida tra gli alberi della foresta per poi planare nel nido, dove l'attendono i suoi cuccioli. Non hanno motivo di essere angosciati, li rassicura la mamma, perché lei tornerà sempre dai suoi cuccioli.

Un parallelismo tra questi gufetti e i bimbi che frequentano un asilo nido è davvero lampante. Questo albo ci permette da educatrici ed educatori, ma anche come genitori, di affrontare questa tematica che spesso getta sconforto, paura e angoscia nei piccoli…la paura dell'abbandono.

“..Tutti i gufi pensano molto..”, ma chissà cosa pensano anche i bambini che ogni giorno abbiamo davanti a noi..

Cosa penseranno?
Che percezione avranno delle ore che passano?
Dove pensano siano i genitori?
Che emozioni vivono?

Un albo illustrato che nelle sue 26 pagine racchiude grandi emozioni e tematiche, una storia per parlare di paure, autonomia, legami fraterni e affettivi.


Consiglio la lettura per asili nido e scuole dell’infanzia.

Testo e foto di Martina Salmaso


giovedì 27 marzo 2014

Educhiamo con i libri: Sbrigati ma lentamente

L’albo illustrato che voglio presentarvi è “Sbrigati, ma lentamente” di Layn Marlow.
La prima volta che ho visto questo albo sono rimasta colpita dalle sue illustrazioni delicate e dal titolo che rispecchia in pieno la mia “filosofia ” che si appoggia alla Pedagogia della lumaca del Maestro Gianfranco Zavalloni.

Il testo vede come protagonisti una tartaruga simbolo per antonomasia di lentezza e una lepre rappresentativa della velocità. La tartaruga è lenta, ama alzarsi tardi, è prudente, riflette molto ecc... La lepre invece è come un piccolo tornado e cerca di mettere fretta alla tartaruga in ogni cosa che fa.

Alla fine della giornata, la tartaruga ama molto sorseggiare una tazza di camomilla in pace, ma la lepre vuole che le  legga una storia…ed è qui che avviene una magia….


Per raggiungere gli obiettivi ognuno ha bisogno dei propri tempi.
Così anche i nostri bambini al nido e i nostri figli hanno bisogno di tempo, non tutti sono lepri dinamiche e intraprendenti, tra i loro faccini e sorrisi si nascondo anche delle tartarughe più meditative e riflessive.

Ognuno ha ritmi e qualità diverse che devono essere sempre e in qualunque momento rispettate e accolte.

Età consigliata: dai 3 anni, per non banalizzare il contenuto.

Testo e foto di Martina Salmaso

venerdì 10 gennaio 2014

Bambini fotografi

Diverso tempo fa, camminando tra bancherelle pieni di libri usati mi cadde lo sguardo su un piccolo libricino blu, quadrato e con su scritto una scritta minimale: New York Maniago- Bambini fotografi. Gli autori, Franco Fontana e Frank Dituri, sono tutti e due fotografi abbastanza noti nel mondo dell'arte. Sfogliandolo belle foto di paesaggi urbani in bianco e nero, interni di case comuni e figure di persone sedute su vecchi divani. Il prezzo, 3 €, mi ha convinto ad acquistarlo.

In realtà non so se il libro (editore Motta Craf) sia ancora in commercio, ma il progetto che racconta è davvero singolare. Nel 1997 il CRAF, Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, e il Learning through Art/The Guggenheim Museum Children's Program hanno stretto una collaborazione per mettere in atto due programmi di fotografia paralleli in due scuole primarie, una in Italia, a Maniago, e una negli USA, a New York. Nella prima si è recato il fotografo americano Dituri e nella seconda Fontana e per una settimana hanno lavorato con i bambini sulla realizzazione di scatti a tema urbano. Ogni lavoro è stato poi accompagnato da un'attenta descrizione per costituire un portfolio comune.


I bambini, oltre a acquisire qualche nozione di fotografia, hanno imparato ad allenarsi a guardare, a osservare, a carpire il dettaglio. Sono insegnamenti basilari, anche nella prospettiva dell'acquisizione di un punto di vista diverso di fronte a chi è altro da noi oppure semplicemente, di fronte alle difficoltà del quotidiano che pretendono un adattamento. I bambini ne hanno approfittato per uscire di casa, passeggiare, insieme al padre o alla madre. Hanno scoperto e riscoperto i posti dove vivono.

Qualche volta ho sentito raccontare di progetti fotografici più semplici indirizzati a bambini più piccoli, magari con uso di macchine fotografiche usa e getta. Una digitale un po'vecchiotta permetterebbe un facile utilizzo anche da parte dei più piccoli. Allestire una mostra di lavori oppure costruire un libretto a tema potrebbe essere un bel finale di progetto. La foto ha un valore molto più immediato rispetto all'immagine: ti mostra la realtà per come essa è. Con i bimbi del nido, è complicato realizzare reportage fotografici fatti da loro, ma con le foto che scattiamo noi potremmo pensare di creare qualcosa che vada al di là della documentazione e dei diari personali. Potremmo fotografarli nei diversi momenti della giornata e mettere insieme un albo di immagini sequenziali per ripetere insieme la giornata al nido. Potremmo anche ritrarli con facce di umori diversi: l'espressione arrabbiata, felice, triste...per fare un libretto sulle emozioni. Le opportunità sono tante e sicuramente calibrarle sui propri bambini è la scelta vincente: infondo il potere più grande di una foto è proprio quello emotivo affettivo.

lunedì 18 marzo 2013

La scuola del fare

Giovedì scorso ho partecipato al seminario La scuola del fare, organizzato dal Movimento di Cooperazione Educativa, Gruppo Territoriale Fiorentino, presso la BiblioteCaNova di Firenze.
Il fare insieme come promozione della riflessione e dell'apprendimento
Si legge sul volantino che pubblicizza l'iniziativa e credendo molto in questo assetto fondamentale dell'azione educativa, ho assistito alla discussione sul tema di cooperazione pedagogica facendo tesoro degli interventi ascoltati e rielaborando le idee su cui ho poi riflettuto.

Marisa Giunti, segretaria del gruppo fiorentino, ci ha accolto aiutandoci a costruire dei cappelli di carta di giornale, la cui forma e la cui decorazione era affidata alla fantasia di chi lo avrebbe portato: ogni cappello era diverso dall'altro, ma a suo modo affascinante.

Franco Quercioli ha moderato il dibattito, introducendo in maniera puntuale il lavoro del MCE in Italia, dalla sua nascita alle personalità che lo hanno seguito, come Mario Lodi e Bruno Ciari. Già nel dopoguerra, l'aria di rivoluzionare i metodi didattici conferendo alla scuola una componente meno passiva e di indottrinamento era molto forte. Quando Célestin Freinet, fautore per eccellenza dell'apprendimento cooperativo, visitò Firenze nel 1950 pose le base teoriche per la costruzione del Movimento. 

Cosa è cambiato da allora? Tutto e niente sembrerebbe. Dalle diverse opinioni espresse, il quadro della scuola italiana che viene delineato è sicuramente di un'istituzione in difficoltà, che come allora vorrebbe rifondarsi e venire incontro alle nuove esigenze dei bambini di oggi. Questioni amministrative, politiche e economiche hanno inciso a rendere l'istituto scolastico un ente burocratizzato e depauperato dei valori fondamentali. Spesso non si ha il tempo per PARLARE con i colleghi, nonostante le numerose assemblee. Spesso non si ha il tempo per PARLARE con i bambini, rendendo inadeguato ogni intervento educativo. Assai più rare sono le occasioni in cui ci si confronta con le famiglie, con le quali si dovrebbe costruire una continuità e uno scambio, mirati a favorire un andamento sereno della crescita sia dei più piccoli che dei più grandi. Ancora una volta sembrano essere le nozioni a monopolizzare i sistemi formativi.

Lavorando in un nido, non ho esperienze dirette sulla scuola primaria, grado scolastico su cui si sono incentrate numerose riflessioni, ma sento talvolta le stesse impotenze, le stesse esigenze, le stesse sofferenze delle insegnanti che vi lavorano. Costruire un gruppo di lavoro non è mai cosa semplice e scegliere una via educativa (sebbene esistano programmazioni) non è sempre garanzia di qualità.

L'intervento di Ferruccio Cremaschi, responsabile delle Edizioni Junior Spiaggiari, da cui sono pubblicati i Quaderni di Cooperazione Educativa a cura del MCE, ha, a mio parere, colpito nel segno, poichè ha delineato le prospettive future sulle quali ogni buon educatore dovrebbe investire. Proponeva infatti di sfruttare le tecnologie informatiche per creare una vera rete di scambi di esperienze sulle eccellenze, sulle attività proposte nelle proprie aule per creare una sorta di biblioteca a disposizione dei colleghi, su cui riflettere e da cui poter attingere in qualsiasi momento.

PARLARE del proprio modo di fare educazione è necessario per poter riconoscere la propria professionalità nell'altro e con l'altro.

Per info MCE

lunedì 18 febbraio 2013

Disturbo del linguaggio...sempre più precoce.

Negli ultimi anni ho notato sempre più bambini che mostrano disturbi del linguaggio già nella sezione Grandi del nido, non correlati a altre patologie evolutive o a carenze biologiche. Lungi da me diagnosticare patologie specifiche, ma quando un bambino dimostra evidenti ritardi, balbuzie ripetute o impossibilità di articolare correttamente, non si può fare a meno di osservarlo.

Di frequente sono proprio i genitori che si rivolgono alle educatrici del nido, parlando delle problematiche riscontrate nel figlio. Personalmente non tendo a una minimizzazione del disagio, spesso molto sentito anche dai padri e dalle madri stessi, preoccupati per il futuro inserimento alla scuola dell'infanzia. Cerco però di spiegare che lo sviluppo non è lineare ed è possibile che un  bimbo sviluppi capacità in maniera discontinua o con ritardo, senza che però questo divenga un vero e proprio problema. In molti casi accade proprio che un evento destabilizzante, come la nascita di un fratellino o un trasferimento, "blocchino" le conquiste cognitive dei più piccoli.

Patologizzare a prescindere etichetta già dalla più tenera età il bambino, ma talvolta ricorrere a un medico specialista è essenziale. In questo caso, si viene facilitati se si crea un'alleanza casa-nido-neuropsichiatra-logopedista, che riuscirà a consigliare giochi o esercizi per potenziare lo sviluppo del linguaggio. La diagnosi precoce è il primo passo per una risoluzione efficace, anche perchè i disturbi del linguaggio possono causare alterazione delle abilità di lettura e scrittura.

Vi è capitato di progettare interventi specifici per bambini che dimostravano ritardi o anomalie nel linguaggio? Come vi siete comportati?




lunedì 26 novembre 2012

Educhiamo al genere

Ieri la Giornata contro la violenza sulle donne ha dato modo di riflettere su come riuscire a prevenire tali crimini: certo leggi più punitive diventerebbero un bel deterrente, ma siamo sicuri che possano bastare?

Rispondendo al questionario inviatomi da una laureanda tramite un gruppo di Facebook, ho pensato alle mie pratiche quotidiane al nido: che peso ha il maschile e il femminile in questa fascia d'età?

A mio parere, in questa fase non si dà molto spazio all'educazione di genere, perchè ancora sembra non essercene bisogno: i bambini sono liberi dagli stereotipi sociali, ma ben  presto si accorgeranno delle differenze che contraddistinguono maschi da femmine.

"Perchè le bambine fanno la pipì sedute?" mi chiedeva un bambino di 3 anni.
"Perchè i maschi si vestono tutti di blu?" mi chiedeva una bimba della stessa età.

Quando iniziano a disegnare con maggiore competenza, ci si accorge che la caratterizzazione dei personaggi nei ritratti infantili subisce l'influenza culturale in maniera inesorabile: donne con le gonne e i capelli lunghi, maschi grandi e grossi.

Varrebbe la pena progettare attività e interventi volti a favorire la valorizzazione e l'integrazione delle diversità di genere sin dall'asilo nido. Parlarne in gruppo potrebbe portare a nuove idee... Voi che ne pensate?

La violenza è causata dall'ignoranza. Parlare di stereotipi, differenze di genere, emozioni non è tempo sprecato, è tempo di conoscenza.

lunedì 28 maggio 2012

Continuità ma verso gli stessi obiettivi


L’esperienza di continuità realizzata quest’anno e non ancora terminata mi ha lasciata delusa per diversi motivi. Primo fra tutti la mancata attenzione nei confronti degli sforzi dei bimbi del nido: pretendere da loro di concentrarsi e prestare attenzione per più di mezz’ora è a mio parere una forzatura bella e buona. Altrettanto forzata è l’imposizione di dipingere in un certo modo, con certi strumenti e con determinate tecniche.

Capisco che alla scuola dell’infanzia si pretendano diverse competenze, ma considero la libera espressione come una forma di creatività che canalizza le energie del bambino e se il risultato non è esteticamente bello, lo è averlo visto intingere la tempera tra le mani.

Mi chiedo se queste esperienze abbiano veramente un senso per i bambini. Per me non ce l’hanno avuto e mi dispiace perchè credo nelle esperienze di continuità e condivisione, sia per i più piccoli che per i più grandi.