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martedì 25 aprile 2017

L'outdoor education: qualche riflessione

Il concetto di outdoor education (OE) è in realtà molto semplice e condivisibile, sebbene il termine inglese lo elevi a una scientificità che gli spetta, se vuole essere preso sul serio. Ogni buon educatore fa outdoor education, ma andiamo con calma e spieghiamo bene di cosa si tratta.

L'emergenza della nostra società è quella di vivere in città di cemento, dove è sempre più difficile trovare il tempo per portare i bambini in spazi aperti e giardini sicuri. Ne consegue che le esperienze libere di gioco stanno sempre più diminuendo.

Nella mia città i bambini dei condomini, si incontrano sempre meno nell'ambiente comune per organizzarsi in partite di calcio, strega comanda color, nascondino. Quando ero piccola, era la norma che bambini piccoli e ragazzetti preadolescenti giocassero insieme in autonomia fino all'ora di cena e di estate, anche oltre.

Questa situazione però non ha dirette conseguenze solo sull'esercizio dell'autonomia e della creatività, del gioco libero e della socialità: pensiamo anche alla salute. Un bambino che si muove, che corre, che si arrampica, che salta, sarà sempre più sano di uno che passa il pomeriggio di fronte alla TV.



L'insieme delle pratiche che rendono il "fuori dalla porta" un'aula educante è l'outdoor education, che può essere messa in pratica sin dal nido. Ne abbiamo parlato intervistando Paolo de L'asilo nel bosco di Ostia. Il testo di Farnè e Agostini ne è diventato una sorta di manuale.

Riconoscere la valenza di queste esperienze significa aprire scuole e asili all'ambiente, alla stagionalità, all'imprevisto. Significa conoscere quale è l'abbigliamento giusto per situazioni climatiche diverse, significa camminare e correre in spazi più vasti, significa avere la responsabilità di se stessi. Esperire il rischio infatti vuol dire imparare a riconoscere il pericolo.

Vorrei concludere con questa affermazione del prof. Ceciliani sull'argomento,  durante un convegno a Rimini:

"L’adulto deve affiancare il bambino nel suo percorso di scoperta e di crescita, non proteggerlo ossessivamente. Non si tratta di mettere i bambini in pericolo ma di accettare la dimensione del rischio permettendo ai più piccoli di raggiungere quella che Vygotskij chiamava ‘zona di sviluppo prossimale’, il luogo in cui il bambino può evolvere oltre quanto già sa fare ed esprimere pienamente le sue potenzialità di persona unica e irripetibile”


giovedì 25 settembre 2014

L'asilo nel bosco si racconta

Avrete sicuramente letto da qualche parte del meraviglioso asilo nel bosco che ha aperto da poco nei dintorni di Ostia, una realtà nuova nel panorama dell'infanzia nazionale che ha creato molta curiosità. L'idea di avvicinare i bimbi alla natura, di riservare uno spazio incontaminato, di farli vivere in libertà è di sicuro condivisa da tutti, ma oggi è accolta come una rivoluzione.

Perchè? Pensate agli asili dove lavorate o dove mandate i vostri figli: spesso si trovano nei centri cittadini e hanno spazi verdi esigui; altrettanto di frequente non si riesce a usufruire del giardino come si vorrebbe per una serie di motivazione. 

Uscire con la pioggia, ad esempio, è difficile e diverse educatrici (e genitori) non condividono questa pratica, che, a mio parere, invece, avrebbe una valenza educativa unica, anche se riconosco che comporta un carico di lavoro per tutta l'équipe educativa.

Invece nel bosco, non si gioca con bambole e macchinine, ma con le cortecce, le foglie secche e i disegni delle nuvole. La creatività viene stimolata dunque in maniera spontanea e allo stesso tempo si potenzia il piacere di muoversi, arrampicarsi, saltare.

Queste pratiche sono invece ormai consolidate nel Nord Europa, dove l'esperienza degli asili nel bosco è diffusissima. Anche nelle scuole tradizionali, però, il giardino ha un ruolo diverso rispetto a quelle italiane: è davvero un prolungamento degli spazi interni.

L'asilo nel bosco è gestito da L'Emilio (avete letto il libro di Rousseau?), formato da una ventina di educatori con esperienza decennale nel settore educativo. Il modello a cui fanno riferimento per l'organizzazione dei loro servizi è molto variegato ed interessante e fanno parte della Reevo, una rete internazionale di educazione alternativa.

Foto della pagina Facebook de L'asilo nel bosco
Oltre all'asilo di Ostia, gestiscono un'altra scuola dell'infanzia e un asilo nido all'interno del Parco della Madonnetta ad Ancilia. Il nido ha un primato europeo: è infatti la prima struttura del nostro continente, dove i bambini vengono accolti senza pannolino fin dai primi mesi di vita. 

L'idea è nata osservando delle esperienze di vita del Sud America, che ha molto ispirato i componenti dell'Emilio, portatori di una pedagogia ricca di contaminazione e (finalmente!!) non monodisciplinare. Ho contattato l'asilo nel bosco tramite la pagina Facebook e Paolo mi ha chiarito diversi punti sull'attività dell'Emilio. 

Ecco che cosa mi ha raccontato...

Siamo partiti da impianti pedagogici che ci piacevano di piu' con la sperimentazione e l'osservazione proviamo ad adattarli al contesto in cui operiamo. Stiamo molto attenti anche alle correnti moderne, sopratutto alle esperienze di educazione alternativa molto diffuse in Spagna e America Latina. Facciamo parte di Reevo, una rete internazionale in cui ci scambiamo esperienze e ricerche. Presto presenteremo in Italia all'Università Roma Tre un documentario molto bello "Quando sinto que ja sei" disponibile su Youtube.

Come siete venuti in contatto con le esperienze spagnole e latinoamericane? E come mai le considerate modelli da seguire?

Le abbiamo conosciute attraverso i documentari "La Educacion Prohibida" e "Quando sinto que ja sei". Entrambi fanno una mappatura attraverso interviste di educatori e pedagogisti delle esperienze in Spagna e America Latina di "educazione alternativa" , anche se a noi piace chiamarle piu' che alternative di qualità. Parliamo di scuole libertarie, montessoriane, steineriane, democratiche olistiche.

Sono per noi dei riferimenti perché sono riusciti a spezzare le catene che imprigionavano i sistemi educativi dentro logiche adultocentriche e vecchie di secoli. Il benessere dei bambini in queste scuole è lampante e questo per noi è anche la strada che porta a una vita serena e felice quando saranno adulti. Sono poi esperienze che si preoccupano non solo del corpo del bambino ma anche dei suoi sentimenti, delle sue emozioni in una cornice che non si nutre di sola razionalità ma anche di profondo sentire.

Sul vostro sito ho letto che fate riferimento alle sorelle Agazzi, alla Montessori e a Rousseau? Cosa prendete da ognuno di loro?

Di Rousseau ci piace che abbia intuito che la costruzione di un mondo migliore parte da un buon sistema educativo, di Montessori ci piace l'idea della piacevolezza del fare da sè che contraddistingue ogni bambino ed il ruolo non invadente ma attento dell'educatore. Delle sorelle Agazzi ci piace l'atmosfera di familiarità e serenità che reputavano fondamentale in qualsiasi scuola.

Di Emmi Pikler ci hanno entusiasmato le sue tecniche di osservazione e qualcosa abbiamo attinto da Paulo Freire, Rudolph Steiner e tanti altri. Non applichiamo nessuno di questi modelli in maniera radicale perchè non crediamo che ne esistano di validi per tutti i tempi e tutti i luoghi. Cerchiamo di adattare tutto questo sapere al contesto in cui operiamo stando attenti ad alcuni aspetti come lo stato emotivo dei bambini, il loro umore, la loro individualità che nessuno potrà mai prevedere e mettere a sistema.

Funziona bene il progetto del nido senza pannolino? Avete incontrato resistenze da genitori e colleghi?

Il progetto del senza pannolino funziona bene, anche se sono poche le famiglie che hanno tempo o voglia per cimentarsi in questa esperienza.

Le resistenze ci sono sempre ogni qual volta si abbandona il sentiero più battuto per cercare percorsi più stimolanti ed efficaci. Ma devo dire che i genitori nelle nostre scuole sono una risorsa che ci aiuta ad affrontare meglio la quotidianità con i tesori che ci affidano. Abbiamo con la maggioranza di loro un rapporto non formale e collaborativo


Com'è nata l'idea dell'asilo nel bosco? Pensate possa essere una base di partenza per asili naturali in Italia?

L'asilo nel bosco è il naturale risultato di molti anni di appassionato lavoro e dell'incontro tra L'Emilio e l'associazione Manes. Molte affinità alcune differenze ma un obiettivo comune che è quello di migliorare la scuola italiana .

In questi anni abbiamo visto con i nostri occhi e lo abbiamo approfondito con le nostre analisi e ricerche che i bambini che trascorrono la loro quotidianità al di fuori del contesto aula, in un ambiente stimolante a contatto con la natura sono piu' sereni, hanno una socialità piu' ricca, una motricità piu' sviluppata , un linguaggio piu' fluido e una curiosità veramente spiccata. 

A guardarli bene questi sono gli obiettivi che ci chiede il Ministero e allora perchè non farlo. Aggiungo che tutte le esperienze che proponiamo ai bambini vengono vissute con piacevolezza e non imposte e questo lo consideriamo un valore aggiunto.

Siamo stati contattati da centinaia di persone da tutta Italia che volevano riproporre questa esperienza nei propri territori tanto che abbiamo organizzato un incontro il 7,8 e 9 novembre per fornire loro gli strumenti normativi, organizzativi e pedagogici per affrontare questa splendida esperienza. Quindi siamo molto fiduciosi e ottimisti che questo modo di intendere l'educazione si diffonderà e si arricchirà grazie al contributo di altri educatori , psicologi e pedagogisti.

Ringrazio davvero Paolo per aver avuto voglia di condividere con me (e con voi) l'esperienza di L'Emilio e spero che davvero ci sia un futuro per queste scuole verdi in Italia, perchè riscoprire l'attaccamento alla natura migliora la qualità della vita.

lunedì 8 settembre 2014

L'importanza del saluto al nido

Salutare è la prima forma di relazione. Con un "buongiorno", si crea uno scambio di sguardi, un pretesto per un dialogo, una base per la conoscenza. Continuare a scambiarsi un cenno o una parola quando si va da qualche parte, è un modo per veicolare un messaggio nascosto: "io mi sto allontanando da te, ma non preoccuparti, torno".

La mia breve premessa voleva focalizzare l'attenzione su quelle parole tante volte sopravvalutate, scontate, banalizzate, che però sono ricche di un significato emotivo profondo. Non è una semplice questione di educazione, è un modo per tenere salde le nostre interazioni sociali.

Ecco perchè anche al nido il saluto acquisisce un valore fondamentale nella relazione tra bambino, genitore e educatore. E'un momento da curare, come lo sono le altre routine e le attività della giornata, non è un semplice scambio di saluti e di passaggio di informazioni. 

Pensate alla mattina. L'educatrice aspetta i bambini al nido, il genitore lascia il proprio figlio, il bimbo deve salutare per un lungo periodo il suo babbo e la sua mamma. Ognuno di loro ha delle emozioni, delle aspettative, degli stati d'animo diversi che ripercuote sull'altro.

L'educatrice deve svolgere in maniera professionale il suo ruolo di regista e innanzitutto predisporre un ambiente favorevole all'accoglienza dei genitori e dei bambini. Se loro trovano una situazione tranquilla con pochi bambini e angoli gioco ben strutturati, salutarsi risulterà più naturale. Anche la documentazione aiuta molto: il genitore osserva le foto, le commenta con il suo bimbo, vede cosa succede al nido e chiede conferma all'educatrice.

A volte però, sopraggiungono delle emergenze che non consentono di assicurare questa stabilità. Mi viene in mente, ad esempio, quando manca qualcuno del personale in maniera non programmata e si devono unificare le sezioni. Si rischia che vengano meno i riferimenti e che l'educatrice "superstite" debba gestire un numero maggiore di bimbi.

Secondo la mia esperienza, ad aprire il nido dovrebbero essere almeno due persone e fino a che il numero dei bambini non è elevato si potrebbe pensare ad un'accoglienza condivisa in un unico spazio. E'un compromesso accettabile tra orari di lavoro e ideale pedagogico, ma ogni struttura ha le sue peculiarità per quanto riguarda il numero di bambini, l'organizzazione del lavoro e degli spazi.

Una cosa da fare sempre è sorridere. Sembra una cosa un po'sciocca da ricordare, ma vi assicuro che non lo è. Essere accolti da un bel sorriso rende più piacevole il posto in cui vi trovate e quindi sorridete. Pensate alla vita quotidiana, a quando vi trovate alle poste, al bar, al casello autostradale: se avete di fronte persone allegre, vi farà rilassare e vi renderà più ben disposti.

Non è una semplice strategia, ma un modo di essere e di prendere le cose. Anche chi quel sorriso lo indossa, starà meglio e sarà più sereno rispetto a chi ha la faccia arrabbiata: lo stato d'animo e l'espressione sono uno la causa e la conseguenza dell'altro in maniera vicendevole. 

Anche il messaggio corporeo è importante: alzarsi, andare incontro al bambino e a chi è con lui, dare una carezza, sono tutti gesti rassicuranti. Così la famiglia si sente ben accettata al nido, rafforzando il legame con l'équipe educativa.

L'educatrice deve sempre ricordarsi che il genitore le sta affidando la cosa che di più prezioso ha al mondo. Le situazioni di conoscenza diretta non sono moltissime se considerate l'investimento di fiducia che è richiesto ai babbi e alle mamme. Per chi deve ambientare il proprio figlio al nido, le educatrici sono pressochè delle sconosciute: un colloquio ed una riunione bastano a creare una relazione?

Per fortuna durante l'anno, occasioni più o meno formali, come laboratori e feste, aiutano a far instaurare un rapporto tra nido e famiglie. Verrebbe da controbattere che dovrebbe bastare la fiducia nell'istituzione educativa, ma riconoscerete anche voi che negli ultimi anni, i media non hanno scritto notizie così rassicuranti sugli asili nido.

Nel suo libro Slow school, Penny Ritscher racconta di nuove pratiche che ha visto entrare a far parte delle modalità relazionali dei genitori di oggi. Prima fra tutte l'avvento della pubblicità: i bambini non arrivano più al nido solo con l'oggetto transizionale (di solito, un peluche o una copertina), ma anche con Hello Kitty giganti, collezioni di Gormiti complete o riproduzioni di cellulari quasi funzionanti.

A mio avviso, la colpa non è da dare tutta alla televisione o ai negozi di giocattoli. Spesso i bambini si fanno affascinare dai fratelli più grandi e non è detto che nella società contemporanea esistano solo proposte così omologanti: nella mia città, ad esempio, si trovano giochi in legno creativi in un numero crescente di rivenditori.

Però è vero che questi oggetti sono un prolungamento inutile di abitudini domestiche, perchè al nido si gioca con quello che si trova ed insieme agli amici e si può (anzi, si deve) portare il proprio oggetto transizionale ma "altro"sarebbe un impedimento. Giocattoli ingombranti non permettono di muoversi bene e focalizzano l'attenzione dei compagni, però non c'è la voglia di condividere: quella cosa è proprio mia e di nessun altro!

Capite bene che rinunciare però a quell'oggetto proprio nel momento in cui a un bimbo è richiesto di salutare la mamma e il papà è un'ulteriore forzatura, quindi... lasciate queste cose fuori dall'asilo o nell'armadietto personale! Mi rendo conto che per un genitore sia dura la mattina negoziare per queste banalità.

I tempi stringono, si deve andare puntuali a lavoro e nel frattempo si deve dare la colazione, preparare e portare a scuola uno o più figli. Solo a pensarci viene voglia di tornare a letto! ;) La fretta però non è una buona compagna di vita. La soluzione ideale sarebbe riuscire a ritagliarsi degli spazi di calma per affrontare meglio la giornata e di sicuro spegnere (o almeno silenziare) il cellulare.

Il bimbo cercherà sempre di perdere tempo: a casa magari non vorrà bere il latte o non vorrà indossare i vestiti che avete preparato per lui, al nido si metterà a piangere buttando le braccia al collo. La mamma o il babbo si trovano nella situazione di dover gestire tutto: anche loro preferirebbero rimanere con il loro figlio, si sentono in colpa di lasciarlo all'asilo, anche se riconoscono che per lui è la situazione ideale, ma allo stesso tempo hanno l'ansia di arrivare in orario sul posto di lavoro e magari hanno pensieri sull'organizzazione giornaliera.

Le educatrici spesso ripetono di creare un rito che riesca a rendere più piacevole il passaggio ma...come fare?! L'imprescindibile è per me darsi tempo e questa è una cosa del tutto personale: alzarsi prima o se non ci si riesce, accettare con serenità un eventuale ritardo, oppure farsi aiutare da una nonna. La soluzione si deve fare nostra ma l'importante è riuscire a mantenere la calma nei confronti dei bambini.

Salutare i bambini serve per rendere il distacco dal genitore il più sereno possibile. Se la mamma è tesa, lo sarà anche il bambino; se il babbo abbraccia stretto il suo bimbo dicendo "Vai a giocare dai tuoi amici" con le lacrime agli occhi, sarà il linguaggio corporeo a parlare.

Questa fase è fondamentale durante l'ambientamento, perchè quando la figura di riferimento si allontana, DEVE salutare, rassicurando il bimbo, che per la maggior parte delle volte protesterà. E'una cosa naturale: chi non lo farebbe? Si sta lasciando solo, in una situazione sconosciuta, con altri bambini e altri adulti e forse la mamma non tornerà più.

Ecco perchè è importante spiegare che si tornerà, farsi vedere sereni e anche in questo caso il sorriso è importante, perchè se il babbo è tranquillo e si fida a lasciarmi qui, non mi succederà niente. Il carico emotivo è molto pesante, sia per il genitore sia per il figlio, ma pensate al caso in cui l'adulto sparisse all'improvviso: beh, l'incomprensione si sommerebbe alla rabbia.

Succederà lo stesso che il bambino ce l'abbia con i propri genitori, che magari si senta un po'abbandonato, anche se glielo si spiega e si saluta. Abbiamo già scritto sulle paure dei bambini e sulle loro reazioni. Per questo, potrà accadere che un bimbo pianga nel momento dell'arrivo al nido, anche ad anno inoltrato. 

I genitori però devono farsi una bella e solida corazza e in questo caso la comunicazione è importante: parlare, parlare, parlare con le educatrici, con gli altri genitori, con il compagno. Riuscire ad esprimere un sentimento, lo rende vero, ma gli dà anche un ordine, lo razionalizza, lo libera dalle emozioni.

La separazione è dura da affrontare, ma ai bambini viene data un'opportunità grandiosa: imparare ad essere indipendenti. L'autonomia nelle azioni quotidiane, la capacità di sapersi relazionare con i coetanei e con gli adulti, le competenze da potenziare attraverso tutti quegli stimoli che gli verranno proposti: ricordiamocelo quando salutiamo i nostri figli.

lunedì 10 febbraio 2014

Cos'è la scuola parentale? Risponde Andrea, homeschooler dell'Ecuador

Sempre più genitori decidono di tenere i propri figli a casa, di non mandarli a scuola e di impartire personalmente un'istruzione, giudicata più costruttiva rispetto a quella offerta dalle istituzioni tradizionali. Spesso questi sistemi sono criticati per la loro informalità, sembra che non avere un programma tradizionale da seguire voglia dire non insegnare, le madri e i padri qualche volta non hanno un titolo di studio preciso e poi rimane il problema della legalità: si può fare? In Italia l'istruzione inferiore, impartita per 8 anni, è obbligatoria e gratuita, come recita l'articolo 34 della Costituzione italiana, e quindi si può fare homeschooling, proprio perchè non è la scuola ad essere un dovere. Rimane ancora una perplessità: la socializzazione. Se si chiude un bambino all'interno delle mura domestiche, come riuscirà a rapportarsi con i coetanei e con altri adulti? 

Mi sono accorta che conoscevo più le critiche che il fenomeno reale e dunque ho deciso di studiarlo più a fondo. La Rete è d'aiuto in queste occasione e i siti a tal riguardo sono tantissimi. Altrettante sono le community di homeschoolers, create per condividere materiali, metodologie, esperienze.Ovviamente tracciare una descrizione univoca impoverirebbe la scuola parentale,che punta sulla personalizzazione: ognuno calibra le proprie lezioni sui propri bambini, sui materiali a disposizione, sul territorio in cui vive. Ed è proprio questa ricchezza di contenuti che viene fuori, leggendo quello che viene scritto nei blog e nei gruppi di Facebook. I bambini imparano vivendo e prendendo parte ad esperienze che nella scuola tradizionale non possono nemmeno venir proposte. Si riscoprono valori tradizionali e attaccamento al proprio ambiente di vita: una risorsa inestimabile se si pensa ai contenuti, ahimè, ormai globalizzati, che vengono offerti ai nostri bimbi sin dalla scuola primaria. 

Tramite un gruppo di Facebook, Andrea Gardiner si è resa disponibile a rispondere a qualche mia domanda riguardo la scuola familiare, che lei porta avanti in Ecuador, dove vive con le due figlie di tre e cinque anni. Cura un blog e ha una pagina Facebook. Cercherò di tradurre le sue risposte al meglio, ma riporterò le sue risposte interamente per chiunque abbia voglia di leggerle direttamente in inglese.

Foto di Andrea Gardiner
  • Quando hai deciso di iniziare a fare homeschooling?
Ho iniziato a fare homeschooling un anno fa. Vivo in Ecuador con mio marito ecuadoregno. Io vengo dalla Gran Bretagna e volevo che le mie bambine imparassero l'inglese come lo spagnolo. Ho mandato la più grande in un nido, ma una volta che lei ha cominciato, non sembra la scuola adeguata.

I started homeschooling a year ago. I am living in Ecuador with my Ecuadorean husband. I am British and wanted my children to learn English as well as Spanish. I sent my oldest to nursery, but once she started school it was no longer adequate.
  • Hai qualche titolo di studio per insegnare?
Sono un medico. Non hai bisogno di una qualifica particolare per fare educazione parentale. Penso che le tante esperienze che ho fatto in vita mia mi abbiano preparato ad insegnare alle mie bambine.

I am a medical doctor. You do not need a teaching qualification to home school. I find the many experiences I have had in life had prepared me for teaching my girls.

  • Come sono le scuole tradizionali nel tuo Paese?
Le scuole in Ecuador non insegnano ad un livello paritario di quelle del Regno Unito e questa è una delle più importanti ragioni per cui ho iniziato a fare homescooling.

The ordinary schools in Ecuador do not teach to the same level as schools in the UK, which was one of my main reasons for starting to homeschool.


  • Ci sono altri homeschooler nel tuo Paese?
In Ecuador ce ne sono pochi altri. Molte persone che, come me, vengono da altri paesi hanno scelto l'homeschooling per i loro bambini, se non hanno optato per la Scuola Internazionale. Pochissimi Ecuadoregni sono homeschooler.

There are few other homeschoolers in Ecuador. Many other ex-pats choose to homeschool their children if they cannot afford an International School. Very few Ecuadoreans homeschool although I do know a few.
  • Dove trovi il materiale per le tue lezioni? Usi metodologie particolari?
Seguo più o meno il Curriculum nazionale del Regno Unito. Ci sono molte risorse su Internet e sono un membro del gruppo di Facebook Homeschooling parents:qui si scambiano idee, esperienze e link utili. L'homeschooling ci dà la libertà di fare cose adatte ai bisogni e agli interessi dei bambini a cui ci rivolgiamo. Per esempio, le mie bambine parlano due lingue e imparano sia in inglese sia in spagnolo, così studiamo storia e geografia dell'Europa e delle Americhe.

I follow the National Curriculum of the UK more or less. There are many resources on the internet. I am a member of facebook groups of other homeschooling parents. They share ideas, resources and links. Homeschooling does give us the freedom to do things according to the girls needs and interests. For example my girls are bilingual and learn both English and Spanish and we study history and geography from Europe and the Americas.
  • Sei soddisfatta della tua scelta?
Sono molto felice della mia scelta. Amo passare il tempo con le mie bimbe ed essere la persona a cui loro possono chiedere di chiarire i loro dubbi. Ciò rende flessibile la nostra famiglia e le bambine possono seguire lezioni individuali e possono fare progressi secondo il loro ritmo.

I am very happy with my choice. I love spending the time with my girls, and being the person who answers their many questions. It gives us flexibility as a family and the girls have one to one tuition and can progress at their own pace.
  • Hai ricevuto critiche riguardo alla tua scelta?
La gente dice che nessuno può insegnare se non sei un insegnante e che i bambini hanno bisogno della scuola tradizionale per socializzare. Nessuna di queste due affermazioni è vera. L'essenza di essere un genitore è di preparare i tuoi bimbi, magari anche nei programmi didattici. Le mie bambine hanno molto più tempo per giocare con i vicini di casa in questo modo e socializzano con adulti e bambini di tutte le età: non sono nè timide nè vergognose.

People say one cannot teach if you are not a teacher and that children need school to socialise. Neither of these are true. The essence of being a parent is training your children and this can include academic subjects. My children have more time to play with the children in the neighbourhood now than they would were they in school. They sociialise with adults and children of all ages. They are neither timid nor shy.
  • Qual'è il miglior aspetto positivo dell'homeschooling? Quale il peggiore?
L'aspetto migliore dell'homeschooling è, a mio parere, di saper sfruttare l'interesse reale dei bambini, accorgendosi quando e a cosa sono interessati. Abbiamo la libertà di studiare quel particolare argomento come e quando vogliamo e questa forma di amore per l'apprendimento dura tutta la vita. 

L'aspetto peggiore è il potenziale isolamento, ma noi facciamo passare alle nostre bimbe molto tempo a giocare con i coetanei e le portiamo in scuole di danza e palestre.

The best feature of homeschooling for me is being able to take the children´s lead when they are interested in a particular subject. We have the freedom to study it then and there. This forms a lifelong love of learning in them. The worst feature is the potential isolation, but we counter this by giving them plenty of time to play with other children and taking them to ballet and gym clubs.


La testimonianza di Andrea mi ha fatto vedere la scuola parentale da un punto di vista diverso: ha posto l'attenzione sulla peculiarità delle famiglie in cui coesistono diverse culture, sulla inadeguatezza di qualche sistema scolastico e sull'importanza dell'interesse vero dei bambini, che spesso a scuola non viene appagato. Chiunque voglia lasciare la propria testimonianza di homeschooling, oltre a lasciare un commento al post, può anche contattarmi in privato alla mail valeps@hotmail.it.


venerdì 22 marzo 2013

Giochiamo a fare un giardino con Marta

Ho incontrato casualmente Marta Vitale Brovarone su Facebook. Mi ha chiesto il permesso di poter pubblicare sul gruppo che gestisco, Educhiamo!, i link a delle iniziative da lei gestite a Torino, Avventure in giardino...in biblioteca e Boscofamily. Mi sono subito incuriosita perchè le sue attività mi sembravano ben strutturate e creativamente uniche. Le ho chiesto di raccontarsi ed ecco qua quello che mi ha risposto.

Dunque, sono una disegnatrice di giardini. Mi sono laureata in Agraria e poi in Architettura del paesaggio. Creo giardini attraverso soprattutto la progettazione partecipata con le scuole. Sempre nelle scuole, lavoro con progetti di educazione ambientale sulla natura a 360 gradi dal giardino, all'orto, agli animali.

Ho scritto e conduco alcuni progetti "particolari", come Aiuolando, che lavora creando una sinergia scuola- comune- famiglie e mantiene giardini pubblici e scolastici. E poi ci sono i Sabati del Naturalista, laboratori di osservazione e scoperta scientifica e divertente della natura in città. Amo tantissimo scrivere: collaboro con la rivista Giovani Genitori per la quale tengo una rubrica verde e scrivo di eventi, iniziative, per le famiglie legate all'ambiente!
Giardino della Pasta, Torino

Giardino Rodari, Torino

Amo molto il mio territorio: ad aprile inizieranno le iniziative Boscofamily, pomeriggi di giochi e attività  per tutta la famiglia a contatto con la natura, e Avventure in giardino...in biblioteca, di cui allego la locandina. 



Marta ha scritto anche un libro laboratorio Avventure e scoperte in giardino, rivolto ai bambini dai 3 anni in su per scoprire il mondo degli animali e delle piante.

Ed infine è mamma di due bimbe, Letizia di 5 anni e Beatrice di... quasi 3.

Una donna poliedrica che mettendo insieme l'amore per la natura, l'attenzione verso i bambini e l'attaccamento per il proprio territorio con una grande professionalità, crea progetti ed iniziative volte a strutturare una coscienza politica e ambientale in ogni piccolo cittadino.


Qui i suoi recapiti:
Marta Vitale Brovarone
e-mail: marta.vitale@tiscali.it
Facebook: http://www.facebook.com/marta.v.brovarone
Twitter: https://twitter.com/lamartaditorino

Il testo non in corsivo e le immagini sono di M. Vitale Brovarone

martedì 4 settembre 2012

Suoni e musica del quotidiano: i testi di Arianna Sedioli

Se vi capita di entrare nelle librerie per bambini, quelle più fornite avranno sicuramente qualche titolo dell'editore Artebambini. Curano libri a dir poco poetici, ben curati e a volte ottimo sostegno per una grande quantità di programmazioni. 

Oltre a quelli sui giardino, consiglio quelli sui suoni: Suoni d'acqua e Suoni per giocare, entrambe dotati di cd.
Il primo presenta con foto una gran moltitudine di suoni prodotti dall'acqua: l'acqua sgorga dal lavandino, si strizza nella spugna, ribolle nella pentola, schizza con le mani... Tutte attività che si possono riprodurre anche al nido. L'acqua ha un potere rilassante e il suo scrosciare in maniera più o meno potente è un rumore che può essere associato sia alla natura (mare, ruscelli, cascate) sia alla quotidianità (rubinetti, sciacquoni, doccia).


L'altro invece illustra suoni derivati dalla vita quotidiana: il tintinnare delle chiavi di casa, il rumore dei piatti che vengono lavati, dei barattoli pieni di semi che vengono spostati... E'un'occasione per prendersi il tempo di fermarsi e ascoltare i rumori, i suoni, le "melodie" che ci girano intorno: ci riserveranno delle belle sorprese!

Arianna Sedioli, l'autrice, è una stimata studiosa di arte sonora. Conduce laboratori e atelier per scuole e musei da anni e navigando sui motori di ricerca, ho trovato il suo sito con le date delle sue esposizioni e i suoi lavori, ottimo spunto per creare biblioteche del suono o addirittura per arricchirsi di vere e proprie ricette (guardate nella sezione) per costruire un mare a dondolo.

Cliccando sul link del sito arte sonora, potrete trovare tanti spunti per giocare con suoni e rumori insieme ai vostri bambini.


venerdì 24 agosto 2012

La pedagogia della Lumaca: grazie Gianfranco Zavalloni!

La scuola è il luogo in cui si apprende insieme, non “da soli”. È importante “perdere tempo” perché una classe indistinta diventi un “gruppocomunità”. Ci vogliono mesi per formare il gruppo, discutendo e raccordandosi sulle finalità, sulla necessità di regole condivise, sulle metodologie e le tecniche da utilizzare insieme. 
G.Z.

In questi giorni la notizia della morte di Gianfranco Zavalloni mi ha colpito come mi colpì leggere il suo libro. Non l'ho mai conosciuto, ma era un uomo di personalità che metteva cuore nelle cose che faceva. Era uno che ci credeva veramente.

"La pedagogia della lumaca" è stato per me un'occasione di ripensamento sul mio agire educativo, sul mio modo di relazionarmi ai bimbi: quante volte siamo rapiti dalla fretta e dalla voglia di terminare un lavoro?



Ma non parlava solo di tempi, Zavalloni, a mio avviso, è un rivoluzionario della qualità educativa, controtendenza con i trend del momento: riscoprire l'importanza del camminare, di scrivere una cartolina, di stare a contatto con la natura.

Non sono qui per celebrarlo, ma per ricordarlo e per far sì che i suoi insegnamenti divengano oggetto di riflessione per ognuno di noi.

Ecco il link al suo sito, dove potrete anche leggere il decalogo dei diritti dei bambini e il decalogo per una buona scuola..

... e il video che Gianfranco pubblicò sul gruppo Educhiamo! il 21 ottobre 2011 

lunedì 19 marzo 2012

E’primavera, svegliatevi bambini!

La primavera ormai è alle porte. Il primo sole fa venire voglia di abbandonare sciarpe, cappelli, cappotti pesanti per godersi le gioie dei primi caldi.

Nei nidi si esce più spesso e volentieri: è quasi un dispiacere distogliere i bambini dai loro giochi di manipolazione con la terra, di osservazione di fiori e foglie e di corse sfrenate nei prati. Si pensano anche attività a tema, specialmente in previsione della Pasqua e del conseguente (eventuale) lavoretto da portare a casa ai genitori.
Il libro che accompagna il cd di Lauzi, illustrato da Altan, editore Gallucci
Ovvio che sfruttare le potenzialità di uno spazio aperto e naturale è una naturale continuazione col tema della rinascita che offre spunti e idee continue: piantare, coltivare, guardare, raccogliere, accarezzare, annusare, fare pic nic. La primavera fa rinascere anche i sensi! E’poi importante per il bambino vivere questo spazio altro, non racchiuso da quattro mura sia per la motricità (e di conseguenza tono muscolare, postura,…) sia per le potenzialità immaginative e conoscitive che il mondo vero ha sui più piccoli.

Per quanto riguarda attività grafico pittoriche i colori della primavera offrono un’ampia gamma di sperimentazioni: si possono fare timbri di fiori, spugnature di coccinelle, impronte di mani che diventano farfalle.

Un anno al nido, associammo la stagione anche a un animale che con la primavera si risveglia, la tartaruga. Ne facemmo arrivare una al nido con cui i bambini poterono giocare, leggemmo libri illustrativi e guardammo anche brevi filmati sull’argomento. Un bel filo conduttore fu sicuramente la canzoncina di Bruno Lauzi, che insegna ad assaporarsi la lentezza.

giovedì 1 marzo 2012

L'approccio eco-slow di Martina

Eccomi qui, sono Martina una ragazza di 23 anni che vive e lavora a Bergamo. Frequento l’ultimo anno di Scienze della Formazione primaria alla Bicocca di Milano, e lavoro in un asilo nido privato. Ho iniziato a lavorare in questo asilo ad aprile di 3 anni fa, come educatrice jolly, una sorta di tappabuchi in caso di malattie o impegni delle educatrici. A settembre di quell'anno sono stata assunta, in seguito al licenziamento da parte di una delle educatrici che ha preferito trasferirsi a lavorare in una sezione primavera.

Foto di Martina
Quest’anno sono presenti al nido 13 bambini, più una in entrata a fine febbraio, questi bimbi sono così suddivisi: 4 semidivezzi e 9 divezzi, 6 maschi e 7 femmine. Nel nostro nido collaboriamo in quattro educatrici, una consulente pedagogica ed una psicologica.

Credo molto nella “pedagogia della lumaca” un approccio alla vita lenta, attenta a seguire i naturali ritmi del bambino ed al recupero di un rapporto stretto e autentico con la natura e l’ambiente esterno. Mi ritengo una persona molto attenta all’ecologia e al rispetto totale per il mondo che ci circonda, questo aspetto cerco e spero di trasmetterlo nella vita di tutti i giorni ai miei bimbi.

Foto di Martina
L’ambiente interno al nostro nido è un ambiente caldo e accogliente, che richiama il clima della casa, con mobilio unicamente in legno e giochi di legno e di materiale di recupero, nulla di plastica (sempre per l’attenzione all’ecologia =) )

Che altro dire, non smetto mai di ripetere che il lavoro che svolgo e sicuramente uno dei più belli e puri, mi permette di entrare ogni giorno in un mondo magico fatto di sorrisi e anche qualche lacrimuccia, di tante coccole e bimbi che imparano a camminare, di fatica ma di tanta soddisfazione e gioia, di pannolini da cambiare e manine piene di tempera….
Sono fortunata….

di Martina Salmaso

L’approccio slow di Martina rappresenta un’oasi di benessere per i bimbi, figli della vita frenetica delle città. Prendere il tempo per fare le cose, assaporarle, non avere fretta sono insegnamenti importanti, soprattutto nella fascia di età 0-3. Si riscoprono inoltre le radici di ciò che ci circonda, buone abitudini ormai dimenticate e la vita diventa più semplice e leggera.

Ringraziando Martina per la condivisione della sua storia, lascio la mia e-mail  affinchè possiate contattarmi per raccontare le vostre esperienze

valeps@hotmail.it