Vi
è mai capitato di uscire dalla sezione prima del termine della giornata del
nido e dover rispondere alla fatidica, quanto difficile, domanda "perché
vai a casa e non rimani qui?". A
me, ogni volta, lascia basita. Ogni
volta. E
ogni volta mi trovo in difficoltà a rispondere. O, almeno, a trovare una
risposta che soddisfi la curiosità, tra l'altro legittima, dei bambini. E che
non urti la loro sensibilità.
La
questione è semplice: perché andiamo a casa prima dei bambini? Perché andiamo
SEMPLICEMENTE a casa (e non al lavoro)? Nel
tempo i bambini hanno appreso che l'adulto si separa da loro perché deve andare
a lavorare. Perché lavorare è necessario.
Ma
noi? Noi educatrici, perché andiamo semplicemente a casa? Perché non rimaniamo
con loro per tutto il tempo del nido? Una
bambina una volta mi ha detto: "va bene, vai a dormire a casa e poi
torni!".
Credo
che sia difficile, per dei bambini così piccoli, pensare che veniamo pagati per
stare con loro, per giocare e partecipare alla loro educazione. Sarebbe
interessante chiedere ai bambini che lavoro facciamo. Ne uscirebbero delle
risposte stupefacenti.
Sinceramente,
se mi concentro e cerco di guardare all'asilo con gli occhi di un bambino, anche
io mi sentirei in difficoltà a capire che gli adulti che sono lì con me sono
pagati per farlo. Questo,
forse, è un retaggio della cultura del lavoro visto come impiego obbligatorio e
scarsamente piacevole. Il genitore che dice al bambino "Vorrei rimanere
qui con te ma devo andare al lavoro" forse manda un messaggio carico di
tensione negativa.
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Immagine tratta da Come funziona una maestra, Mattiangeli S., Il Castoro Fonte://www.chiaracarrer.com/ |
L'educatrice
che spiega che il babbo o la mamma sono andati al lavoro perché è così che
funziona, forse sbaglia perché snatura la vera essenza del lavoro, quella di
nobilitare l'uomo!
Penso
che forse sia necessario un capovolgimento del nostro punto di vista, del modo
di vedere il lavoro di noi adulti. Dovremmo prestare attenzione a trasmettere
entusiasmo per il nostro lavoro, per come impieghiamo il nostro tempo e per il
contributo che diamo alla comunità.
E
forse, così facendo, anche noi potremmo spiegare con più cognizione, che il
nostro lavoro è bellissimo, divertente e gratificante perché siamo pagate per
occuparci di loro. E crescere con loro!
di Vittoria Bravi