lunedì 30 gennaio 2017

La risorsa della diversità

Trattare la diversità è molto rischioso. Mi sono accorta che liberarsi dal retaggio sociale diviene quasi impossibile. Provate a chiudere gli occhi e a pensare a cosa è per voi diverso.
Diverso è... chi parla una lingua diversa dalla mia, chi è un genio matematico, chi ha un modo di vivere diverso dal mio, chi è maschio.  A voi, cosa viene in mente?

Mi sono resa conto che è diverso tutto quello che io non sono e dunque per definire il concetto, bisogna sempre ricorrere a un parametro standard, che in questo caso era la mia persona, ma in altre situazioni, possono diventare concezioni sociali.

Quello che è certo è che la diversità spaventa, se non la si conosce. Una volta venuti a contatto e a aver compreso quello che appariva tanto strano, diviene tutto più familiare, talvolta si riconoscono dei punti in comune e si rifonda tutto il nostro modo di vedere le cose.

Cosa possiamo fare con i bambini al nido per renderli curiosi, aperti e esploratori di tutto ciò che non conoscono?

Un anno, ho progettato con le mie colleghe un percorso d'esperienza sui contrari. L'obiettivo non era il riconoscimento delle somiglianze e delle disuguaglianze, ma era la sensazione stessa, l'abituarsi alla moltitudine di suoni, colori, profumi, gusti e percezioni.

Il primo canale per apprendere infatti è il corpo e la sua sensorialità.

Ecco che il freddo e il caldo, ad esempio, si possono sperimentare bevendo acqua ghiacciata e tè caldo, si può giocare con il rubinetto del bagno modulando il calore dell'acqua, si può usare un phon per simulare vento più o meno fresco.

Il ruvido e il liscio si possono comprendere toccando stoffe o carte, si può organizzare un percorso tattile su cui camminare, si possono preparare vasche da immersione. Molto simili anche il morbido e il duro, con i quali si può lavorare anche utilizzando pasta di sale, nella quale introdurre elementi naturali duri (come pietre o legnetti).

E così ancora per il buio e la luce (associabili al bianco e nero), con cui si possono realizzare attività teatrali, grafico pittoriche, motricità. Allo stesso modo anche con il piano e il forte, si possono creare situazioni in cui il movimento si sposa con la musica o la voce aumenta o diminuisce di tono.

Un'altra coppia interessante può essere il dentro e il fuori: oltre ai classici barattoli in cui i bambini infilano bastoncini o palline per poi ricominciare da capo, si possono anche sperimentare attraverso gli ambienti, prevedendo spazi raccolti e nascosti in cui fare attività tranquille e spazi comuni in cui giocare autonomamente; si possono contrapporre attività in giardino e in stanza. 

Le opportunità sono davvero tante e le proposte di percorsi non finirebbero mai.

Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, cogli l’occasione per comprendere.
(Pablo Picasso)

lunedì 21 novembre 2016

Il rispetto delle regole tra difficoltà di accettazione e possibilità di crescita

Le regole non hanno solo una funzione di limite,infatti se si recupera il vero significato etimologico scopriamo che la parola significa “guidare”. In questo senso possono allora servire per dare una guida al bambino in modo da non lasciarlo privo di punti di riferimento aumentando il rischio di comportamenti problematici. 

La maggiore difficoltà educativa è trovare un punto comune di accordo tra le regole date a scuola (o asilo nido) e le regole date a casa dai genitori. Per non generare conflitti le regole devono essere chiare e condivise da tutti, adulti compresi. 

Al nido o a scuola gli educatori hanno maggiore possibilità di segnare confini precisi, rispetto a quello che succede a casa. A questo proposito è quindi veramente importante avere una buona intesa tra adulti per prevenire contrasti. 

Faccio un esempio pratico di ciò che succede nella mia scuola a proposito del momento del pasto: invitiamo sempre i bambini almeno ad “assaggiare” e con il tempo alcuni bambini iniziano ad assaggiare anche pietanze che prima evitavano sempre. Questa modalità viene condivisa con il genitore in modo da poter avere una linea di azione comune tra scuola e famiglia. 

A scuola è più facile il mantenimento di regole precise in quanto il tempo è scandito da una routine di cui il bambino non può fare a meno e che costituisce una base rassicurante. E’ necessario che le educatrici e le maestre si accordino sulle regole e sulle modalità operative e le mantengano uguali con tutti in modo che certi “NO” siano punti fermi delineati per tutti. 

E' proprio a questo punto che si effettua un passo importante per il bambino, cioè assimilare la regola, farla sua per poter crescere. Porto un esempio concreto per far comprendere meglio: dopo che il bambino è andato in bagno si deve lavare le mani.  Come faccio a insegnarti questo passaggio importante se non te lo spiego? 

Allora sto lì con te, ti spiego di prendere il sapone, fare le “bolle”, sciacquare, asciugare. Farò così un po’ di volte e poi con il tempo anche i più piccoli impareranno! Certo richiede fatica, ma questa regola ti apre la porta dell’autonomia, del fare da solo avendo acquisito l’importanza di questo gesto. 

Maria Montessori diceva “segui il bambino”! Questo è molto importante, dobbiamo crescere con il bambino, aiutarlo a fare da se, in modo da aiutarlo nella sua piena autonomia. Allora da questo punto di vista la regola data dall’adulto diventa concreta possibilità di crescita.

di Chiara Candiani

martedì 15 novembre 2016

Le regole al nido: riflessione nel gruppo di lavoro

Il nido è prima di tutto un sistema sociale, in cui adulti e bambini si rapportano tra loro quotidianamente. Le regole sono alla base di ogni buona convivenza e diventano particolarmente importanti in un ambiente che debba garantire sicurezza e stabilità.

Martina ha analizzato nel suo articolo quello che l'approccio montessoriano prevede di mettere in pratica per far sì che un adulto riesca a far rispettare delle norme di comportamento essenziali. Credo che sia riuscita a descrivere al meglio quali sono le poche, ma essenziali direttive da seguire.

Ma tutto il gruppo di lavoro sarà d'accordo?

Vi è mai capitato di lavorare con colleghe così ansiose da tenere i bambini occupati in maniera ossessiva? O al contrario, vi è mai successo di lavorare con chi appoggia il libero volere di ognuno, che però rischia di diventare il caos?

Il mio punto di vista e di lavoro si inserisce sempre nel mezzo: soprattutto al nido, è giusto contenere i bambini in alcuni momenti, ma sperimentare l'autonomia è essenziale. Il punto essenziale della questione è evitare scontri fisici e progettare un ambiente senza pericoli.

Riuscire a far star seduti i bambini, far sì che sappiano aspettare il loro turno, tenerli in braccio in particolari occasioni. Sono tutte azioni educative, che insegnano ai bimbi una quantità enorme di comportamenti sociali e di sensazioni. Si impara a gestire ansia e frustrazione, si sperimenta la vicinanza dei coetanei e dell'adulto, si condivide a livello emotivo, si focalizza l'attenzione.

Al contrario, lasciare che un bambino sia libero di esperire l'ambiente, muovendosi dove vuole, prendendo ciò che vuole e facendo ciò che vuole, può sembrare pericoloso. Eppure se il ruolo dell'adulto è davvero quello del regista, che predispone giochi e materiali, che sistema eventuali pericoli, che resta presente, la valenza educativa è altrettanto pregnante per la costruzione della persona.

Educare non significa eliminare tutto ciò che si ritiene negativo: il bambino deve piangere, deve litigare con il compagno, deve farsi male...ovviamente tutto nella giusta misura! 

L'educatore deve riuscire se talvolta sono le proprie ansie a prevalere, spesso dovute a situazioni personali. Non c'è niente di male nemmeno in questo: prima di essere professionisti, siamo esseri umani con paure e rabbie, con un passato da portare dietro. Il lavoro da fare è quello della riflessione e rielaborazione: accettiamoci e decidiamo cosa è meglio per i bambini (non per noi) e se posso consigliare, condividere queste emozioni con le colleghe aiuta davvero tanto a trovare un metodo di lavoro comune che sia l'ideale per tutti.