Avete mai provato a soffermarvi sulla parole "grazie"?
E'una parola che amo, è una parola che sottende che qualcuno abbia fatto qualcosa per me, è una parola che mi fa sentire fortunata. Ringraziare significa focalizzare l'attenzione su quello che di bello ci arriva, significa sorridere e valorizzare chi ci è di fronte.
E' per questo che facilita la comunicazione e la costruzione di rapporti di fiducia. Teniamolo in mente nel lavoro educativo.
Entrando in un nido è importante trovare un'educatrice che sorrida, ma non con quella smorfia da commesse, che nasconde frustrazione e fastidio. Ci si aspetta di trovare una persona che sia felice di accoglierci, che ci ringrazi di essere arrivati. Sarà una grande rassicurazione per bambini e genitori.
Il clima diventa già più disteso solo a pensarci.
Certo, non siamo monaci zen. La mattina presto, lo stress di fine anno, quella bolletta tanto alta che ci rimane da pagare...ecco, non tutti i giorni sono uguali e non sempre si ha voglia di ringraziare. Eppure, ve lo dico per esperienza, riuscire a trovare un motivo, un motivo valido che ogni giorno vi scaldi il cuore non è così difficile.
Vogliamo provarci?
Comincio io... oggi ringrazio per il sole che ci ha permesso di godere del giardino e dell'aria aperta, rilassandoci e godendoci l'estate.
Ora tocca a voi...
giovedì 22 giugno 2017
martedì 30 maggio 2017
Vaccini: la mia opinione
E’ormai da anni che il dibattito
sull’importanza delle vaccinazioni imperversa in Italia. Da una parte, coloro
che riconoscono la necessità di proteggere i bambini da patologie, che sembrano
essere quasi sparite nel nostro paese, ma che nell’ultimo periodo riappaiono in
maniera massiva e violenta. Dall’altra, coloro che si sottraggono
all’obbligatorietà di alcuni vaccini: ne temono la pericolosità per l’organismo, sostenuti da ricerche che studiano l'incidenza e la frequenza di sintomi patologici nei bimbi vaccinati.
E’proprio degli ultimi giorni la
notizia, secondo cui è passata al Consiglio dei Ministri l’obbligatorietà dei
vaccini per l’iscrizione a asili nido e scuole materne. Il Ministro della
Salute Lorenzin aveva proposto di estendere il dovere ad ogni ordine e grado
scolastico, ma il Governo ha bocciato questa linea perentoria.
Cosa succederà quindi? I bambini
dovranno essere vaccinati a 12 patologie e non più a 4, come fino ad oggi. Chi
si esonera dal dovere non potrà frequentare la comunità scolastica: in questo
modo si ridurrà la cosiddetta “popolazione non protetta”, anche grazie alla
minaccia di sanzioni salatissime.
Si sono formati comitati
antivaccinisti che nei prossimi mesi, protesteranno contro il decreto nelle
maggiori piazze italiane. Nel frattempo, sulle maggiori testate giornalistiche,
si leggono opinioni di medici, psicologi, esperti di medicine alternative o
semplicemente, personaggi famosi.
In questa logica manichea, che
oscilla tra giusto e sbagliato, vero e falso, buono e cattivo, scienza e
stregoneria, ci dimentichiamo che l’essere umano è dotato di buon senso e
libero arbitrio. Per questo, a me risulta inutile una misura così drastica, se poi
le norme igienico sanitarie dei servizi educativi sono decise da Comuni con
politiche assai diversificate: che senso ha vaccinare se poi a scuola possono essere
ammessi senza certificazioni precise bambini con congiuntiviti, pediculosi e
malattie infettive.
Spiegare l’importanza della
prevenzione e del trattamento delle patologie infettive, tipiche del periodo
dell’infanzia, sarebbe una misura che renderebbe più consapevoli i genitori
dell’importanza di determinate vaccinazioni. Impegnarsi a far sì che vengano
rispettate le normative riguardanti i genitori lavoratori di minori di 6 anni,
sarebbe un ‘opera onerosa, ma ne guadagneremmo in qualità della vita.
I vaccini sono diventati una
questione di impellente risoluzione, ma lo è ancor di più il futuro
dell’Italia: i nostri bambini.
martedì 9 maggio 2017
Giocare è divertente: lo sapevate?
Mi sono iscritta quasi per gioco a una giornata sul gioco. “Il
gioco: uno dei quattro elementi della gioia” era il titolo, che ho letto sull’evento
di Facebook, inviatomi da Lucia Berdini, coach di risate marchigiana. Chissà perché
ce l’avevo tra i contatti, chissà perché proprio ora che ho tanta voglia di
rimettermi in gioco, chissà… perché no?!
Senza troppe aspettative, mi sono iscritta ed è stata una
scelta vincente.
Ehi, voi, adulti, vi ricordate di come ci si sente quando si
gioca? In fin dei conti, noi educatori siamo fortunati: giochiamo per lavoro
tutti i giorni… ma con i bambini. I bambini sono un po’la nostra scusa: lo
facciamo per loro, no?! E invece domenica abbiamo giocato tra adulti e per noi
stessi. Perché? Perché giocare è divertente.
Ho amato Lucia dall’introduzione del corso. Mentre parlava
annuivo come una scema, ma per la prima volta la sentivo dire cose che avrei
potuto dire io. Noi “professionisti del settore” ci impegnamo un po’troppo per
trovare una finalità specifica al gioco, dimenticando la vera ludicità, il vero
spasso, il vero vortice di emozioni che si prova quando si gioca.
Lucia ha poi parlato del valore della celebrazione dell’errore
e conseguentemente della competizione che scatta nei giochi. Ma davvero l’importante
è vincere? Ma davvero è importante non sbagliare mai? Arrivare primi senza un
intoppo mi sembra mortalmente noioso, invece è dalla caduta che scatta la
risata, ci si forza a prendere una pausa, ci si ascolta, si osserva ciò che ci
circonda e come le persone vicine si rapportano con noi.
Se fossi una filosofa, direi che è la metafora della vita,
ma purtroppo mi viene solo in mente La tartaruga di Bruno Lauzi, che è
diventata la mia guru negli ultimi mesi.
Insomma, proseguendo… Lucia è stata bravissima a creare il
gruppo, a farci conoscere, a metterci l’uno di fronte all’altro senza timore e
a farci sentire a nostro agio in questa situazione tramite giochi, canti, balli
e… una valanga di risate. Nel pomeriggio abbiamo lavorato sulla fiducia, che vi
assicuro non è cosa da poco. In realtà, ho conosciuto nuovi amici, ma sono uscita dal meraviglioso Ecovillaggio Ciricea, con una maggiore consapevolezza in me stessa. Mi ricordavo la bambina che ero, con i suoi sogni, la sua speranza, le sue paure.
Non mi sono mai sentita tanto a casa. Quello era il posto in
cui volevo essere e sapere di avere accanto quelle persone nel mio cammino mi
fa sentire bene. Mi fa ridere il cuore, ecco. Le emozioni che abbiamo provato
erano le emozioni di tutti e nessuno era solo, nel rispetto della sua
individualità.
C’era chi mi ha fatto sentire al sicuro, chi mi ha fatto morire
dal ridere, chi mi ha colpito per la sua delicatezza, chi mi ha intenerito, chi
mi ha chi mi ha trasmesso coraggio, chi
mi ha trasmesso forza, chi mi ha trasmesso gioia, chi mi ha consolato, chi mi
ha insegnato, chi mi ha stupito, chi mi ha dato energia positiva, chi mi ha
abbracciata stretta, chi mi ha fatto venire voglia di nuove esperienze. Indovinatevi e grazie a tutti per le coccole e per esservele lasciate fare da me!
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